Economia

La Coca-Cola ha comprato un’acqua italiana, ecco a quale prezzo

(di Redazione) La Coca Cola Hbc Italia – che fa parte del gruppo Coca-Cola HBC –  ha annunciato di avere sottoscritto un accordo preliminare per l’acquisizione di Lurisia, azienda di acque minerali e bibite che attalmente è controllata congiuntamente dal fondo d’investimento privato IdeA Taste of Italy, gestito da DeA Capital Alternative Funds Sgr, dalla famiglia Invernizzi e da Eataly Distribuzione.

Come riportato sul comunicato ufficiale, il valore dell’azienda è stato concordato in 88 milioni di euro, seppur soggetto ad aggiustamento come da prassi di mercato.

L’acquisizione dovrebbe essere completata entro la fine dell’anno. Inoltre, l’accordo prevede alcune condizioni.

Innanzitutto, Piero Bagnasco, attuale amministratore delegato di Lurisia, e Alessandro Invernizzi, rappresentanti di due degli azionisti venditori, rimarranno nel consiglio di amministrazione di Acque Minerali al fine di assicurare continuità di business.

Pietro Pellegrini, segretario nazionale della Uila, ha affermato che «si tratta di un’operazione che rappresenterà un valore aggiunto per entrambi i partner: da un lato perché porta in casa Coca-Cola un brand di alta qualità e lunga tradizione mentre dall’altro consentirà a Lurisia di raggiungere un numero sempre più alto di paesi all’estero, grazie alla presenza in tutto il mondo del gruppo Coca-Cola».

«L’acquisizione, il cui completamento è previsto entro quest’anno – ha aggiunto Pellegrini – ci vede quindi favorevoli e anche ottimisti rispetto all’investimento e alla capacità industriale del gruppo . Soprattutto auspichiamo che questa operazione si traduca in un vantaggio per non solo per i lavoratori di Lurisia, ma per tutti i lavoratori del gruppo di Coca-Cola Hellenic in Italia per i quali Lurisia rappresenta il completamento del portfolio nella strategia 24/7 con una gamma di prodotti con una forte tradizione italiana».

Critico, però, il commento di Giovanni Paglia di Sinistra Italiana – Leu: «È stupefacente quanti soldi si possano fare prendendo delle concessioni idriche dallo Stato a pochi spiccioli, per poi rivenderle a una multinazionale. Una volta, quando ero parlamentare chiesi ufficialmente al governo quante fossero le fonti date ai privati e quanto incassassimo. La risposta fu che non ne avevano idea. Così, tanto per capirci…».

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