Jessica: adolescente trangender voleva cambiare sesso, dopo anni di trattamenti si uccide

di VoceControCorrente

L’illusione del “cambio di sesso” e la crudeltà del mondo LGBT che inganna soprattutto i giovani più fragili nel far loro credere di poter essere ciò che non sono.

(Di Nausica Della Valle) Una tragica storia che arriva dall’Inghilterra, in un paese vicino Cambridge di 1700 abitanti, Meldreth. Jessica Lowe era una ragazza che dall’età di sette anni diceva di aver capito di essere nata nel corpo sbagliato. Quando aveva quindici anni, con i genitori si recò all’istituto specializzato in ‘disforia di genere’ per i minori il Tavistock Centre di Londra, conosciuto come la ‘clinica degli orrori’.

I genitori raccontano:

«Abbiamo comprato un biglietto per Londra per recarci al Tavistock and Portman Centre, l’istituto fiore all’occhiello della sanità britannica nel campo della disforia di genere. Qualcosa in quel viaggio andò storto. Jessica, che ai tempi della prima visita aveva poco più di 15 anni, non era stata ritenuta idonea a iniziare un trattamento. Era stata inserita in una lista di attesa. A causare il ritardo era l’altissima richiesta di trattamenti in clinica, con la triptorelina».

Da alcuni anni è triplicato il numero di richieste di cambio sesso, il Tavistock Centre annunciava già nel 2017 di non poter più sopportare la quantità ingente di richieste di cambio sesso su minori. Nel 2018 la situazione era divenuta così insostenibile da costringere il direttore del reparto a sospendere l’accettazione di nuovi pazienti tra i 5 e i 17 anni.
Jessica ormai diciassettenne, diventa ufficialmente ‘Jayden’. Non può più essere inserita nella lista dei bambini, è stata quindi trasferita nell’elenco degli adolescenti. Tempo di attesa: 6 anni. «Continuava a ripetere di non farcela, di non poterci costringere a vivere con una figlia transgender, di non poterci dare questo dolore», continuano la coppia Neil e Claire Lowe.

Dopo molte ricerche sul web, Jessica viene a conoscenza di una clinica online, la Gender GP, gestita da Helen e Mike Webberley.

Le cure prevedevano cocktail di ormoni insieme a triptorelina (bloccante della pubertà) e calmanti. Le visite avvenivano via Skype e le ricette per e-mail. Il costo della cura era di 90 sterline al mese, i colloqui (erano consigliati tre a settimana) 30 sterline al giorno.

Dopo pochi mesi, i cambiamenti iniziarono ad essere già visibili nei tratti somatici, scomparve anche il ciclo mestruale. Oltre a questi, iniziarono però a manifestarsi alcuni effetti collaterali: emicrania martellante, dolori allo stomaco e malessere diffuso.

«La dottoressa Webberley e il marito continuavano a rassicurarci raccontandoci che andava tutto bene», spiega la madre Claire.

I genitori portarono la giovane in ospedale e da lì la scoperta: quel mix di ormoni e triptorelina aveva compromesso, alcuni dei suoi organi interni.

«Se avesse continuato con quei cocktail di triptorelina e ormoni, sarebbe morta da lì a poco», spiega Rosamund Rhodes-Kemp che ha effettuato l’autopsia sul corpo di Jessica. «La sua morte è stato un atto spontaneo dettato dalla disperazione e dalla consapevolezza di essersi rovinata la vita».

Jessica, ormai persa e senza speranza, non ha resistito, poco dopo si è suicidata buttandosi sotto un treno.

La clinica online continua però la sua attività in Spagna, nonostante la sospensione dal servizio sanitario britannico dei due medici che dicevano di avere a cuore le persone LGBT. Continuano a prescrivere le stesse sostanze che somministravano a Jessica ad altri minori che soffrono di distrofia di genere.

Quante altre vite dovranno essere spezzate prima di capire che l’ideologia LGBT è fondata su una grande menzogna?

Nausica Della Valle

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