Iran: una famiglia di cristiani continuamente perseguitata

di Gabriele Giovanni Vernengo

In Iran continuano le persecuzioni nei confronti dei cristiani.

Un’intera famiglia di cristiani alle prese con la giustizia. Il suo crimine? Predicare il messaggio del Vangelo a chiunque voglia ascoltarlo, azione severamente vietata dalla repubblica islamica.

La scorsa settimana si doveva tenere l’udienza di appello (in seguito rinviata) che vedeva accusati cinque cristiani. La figlia del pastore Victor, Dabrina Bet-Tamraz, ha recentemente parlato di una persecuzione giudiziaria contro la sua famiglia.

I FIGLI TORTURATI MENTALMENTE

«Mio padre ha 65 anni, mia madre 64. Non sono più così giovani. È assolutamente spaventoso – commenta Dabrina – ed è anche una tortura per loro. Mia madre soffriva di problemi cardiaci e nervosi. Aspettiamo la prossima udienza.  Per i miei genitori, tutto questo è una continua tortura mentale ».

Victor Bet-Tamraz è stato condannato nel 2017 per «evangelismo» e «attività illegali condotte nelle chiese domestiche». Nel 2018, sua moglie Shamiram e suo figlio Ramiel condannati a cinque anni e sei mesi di reclusione.

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PERSEGUITATA SIN DA GIOVANE

La giovane continua nel racconto della sua trista esperienza: «La mia famiglia è stata sempre perseguitata. Anche alcuni amici intimi e parenti sono perseguitati e severamente limitati a causa della loro fede»

«Sono stata pedinata dal governo. Le mie foto sono state confiscate. Sono stata minacciata … Mentre ero all’università sono stata convocata e interrogato più volte. L’ultima volta sono stata detenuta nel centro di detenzione maschile

Mi hanno costretto a cooperare con il governo, fornendo informazioni, dettagli sulle attività della nostra chiesa e dei i nostri leader.E, sotto minaccia, ho firmato dei documenti contro la mia stessa famiglia» .

ALTRI CRISTIANI PERSEGUITATI

Oltre al pastore assiro Victor Bet-Tamraz e sua moglie, anche altri tre cristiani di origini musulmane, Amin Nader Ashfari, Kavian Fallah Mohammadi e Hadi Asgari, sono perseguitati.

Gabriele Giovanni Vernengo

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