Iran, figlio di un pastore condannato per essersi riunito con altri cristiani

di Gabriele Giovanni Vernengo

Condannato in via definitiva per «azioni contro la sicurezza nazionale». Ramiel Bet-Tamraz (si chiama così il giovane iraniano) dovrà scontare quattro mesi di prigione. La sua «colpa»? Aver fatto un picnic insieme ad altri cristiani.

Ramiel ha 35 anni ed è figlio del pastore Victor Bet-Tamraz e Shamiram Issavi. Entrambi stanno scontando cinque anni di prigione a causa della loro fede.

Sua sorella, Dabrina Bet-Tamraz, che ormai vive fuori dall’Iran, si è sempre spesa in difesa della sua famiglia e di tutti i cristiani iraniani continuamente perseguitati. In un precedente articolo, abbiamo già raccontato le atrocità subite dalla famiglia di Dabrina.

Dabrina ha detto con orgoglio che suo fratello è sempre stato considerato da tutti un uomo forte, tuttavia, lei teme  che la sua condanna possa gravare pesantemente su di lui e su sua moglie, Ninebra.

«Sarà davvero dura per lei – ha detto Dabrina – vedere suo marito andare in prigione. Per tre mesi saranno separati e, per giunta, senza avere alcuna colpa. Se fosse un criminale, lo capiremmo, ma tutto questo solo per aver fatto un picnic con altri cristiani? È assurdo».

«Cosa posso dire? – conclude Dabrina, descrivendo lo stato d’animo della sua intera famiglia – Non è facile per loro e non è facile per nessuno di noi».

Ramiel fu inizialmente arrestato insieme ad altri quattro cristiani il 26 agosto 2016, mentre facevano un picnic insieme nelle montagne Alborz a nord di Teheran.

Due degli altri cristiani, Hadi Asgari e Amin Afshar-Naderi, furono in seguito condannati rispettivamente a 10 e 15 anni di prigione, mentre Amir-Saman Dashti, come Ramiel, ricevette una pena di quattro mesi.

Dabrina ha detto che, nonostante la pena che suo fratello dovrà scontare è relativamente breve rispetto a quella data ad altri cristiani, per le persone che hanno a cuore Ramiel, passare anche un giorno in prigione, per qualcuno che non ha fatto nulla di male e non ha commesso alcun crimine, è una grande ingiustizia, e chiaramente, la famiglia è preoccupata. «Questi mesi – commenta Dabrina – per noi saranno eterni»

I genitori di Dabrina dovrebbero comparire in tribunale per la loro ultima udienza di appello il 24 febbraio, quando Ramiel avrà scontato circa la metà  della sua pena. Tuttavia, il loro caso, dopo anni, non si è ancora chiuso, perché molte udienze sono state rinviate diverse volte.

 Gabriele Giovanni Vernengo

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