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“Ioapro1501”, boom di adesioni alla protesta dei ristoratori contro le restrizioni

"Non è una protesta o una manifestazione di un giorno, è sopravvivenza: siamo al collasso", dichiara Umberto Carriera, imprenditore delle Marche

Si chiama “Ioapro1501” e ha già raccolto più di 30mila adesioni in tutta Italia.  L’iniziativa social dei ristoratori che si sono dichiarati pronti ad aprire anche in orario serale a partire da venerdì 15 gennaio, a dispetto delle restrizioni vigenti, pare espandersi a macchia d’olio. Complice il forte malcontento che  serpeggia nel mondo dei commercianti italiani, ristoratori  e non solo. 

“Non è una protesta o una manifestazione di un giorno, è sopravvivenza: siamo al collasso, non possiamo più pagare dipendenti, bollette, mutui”, ha dichiarato Umberto Carriera, imprenditore 31enne noto per le sanzioni collezionate aprendo i propri locali in spregio ai divieti.  “Ci stanno contattando migliaia di persone, anche palestre, piscine e mondo dello spettacolo. E anche i cittadini ci sostengono, ci chiedono di riaprire”, ha raccontato l’uomo intervistato da Matteo Salvini, che sulla sua pagina Facebook ha dato voce all’iniziativa.

Nei giorni di tante e troppe censure, voglio usare la mia Pagina per dare voce all’iniziativa di Umberto Carriera, un…

Pubblicato da Matteo Salvini su Martedì 12 gennaio 2021

“Una questione di sopravvivenza”

“È una questione di sopravvivenza, siamo al punto di non ritorno, ma ci proviamo lo stesso”, accusa Carriera, che parte dalla propria esperienza personale per dar voce ai disagi di un’intera categoria. Da maggio ad oggi, a fronte di sei locali, solo 8mila euro di ristori percepiti, appena bastanti per le bollette mensili di un unico ristorante.

“Ho 40 dipendenti, affitti e mutui da saldare – racconta il ristoratore -. Con centinaia di migliaia di incassi non entrati è ovvio che i debiti siano montati. Fino al 31 dicembre sono riuscito ad onorare gli impegni, compiendo ingenti sforzi, adesso sono finiti i soldi e pure la pazienza. Per fortuna, questo mese i proprietari delle mura ci sono venuti incontro concedendoci di non versare il canone di locazione”.

In simili condizioni tanti altri imprenditori italiani, che stanno aderendo all’iniziativa “Ioapro1501”, dove Dpcm diventa significativamente acronimo di “Decalogo Pratico Commercianti Motivati”

Punto nodale delle argomentazioni di questi imprenditori la tesi che il blocco degli esercizi commerciali più che proteggere dai contagi da Covid-19, stia conducendo al baratro un’Italia che porta ancora i segni del lockdown di marzo. Tra aiuti in ritardo o non sufficienti, i ristoratori devono ora fare i conti con le voci che circolano sul nuovo Dpcm che vorrebbe imporre loro anche il divieto di asporto dopo le 18

“Ioapro1501”, boom di adesioni 

“Ioapro1501” si propone, quindi, di aprire bar e ristoranti senza rispettare le limitazioni imposte dai vari Dpcm. Massimo rispetto invece per le misure profilattiche già adottate in questi mesi: distanziamento e numero contingentato di posti al tavolo e in sala, uso dei dispositivi di protezione individuale, disinfezione delle mani, misurazione della temperatura e rispetto del coprifuoco. 

L’obiettivo dei ristoratori non è infatti negare l’esistenza del virus o agire in maniera poco sicura e sconsiderata, ma cercare di lavorare nel rispetto delle norme utili a tutelare la salute degli individui.

Sicuramente il rischio è quello di incorrere in multe e sanzioni, cosa del resto già avvenuta. Ma non per questo i ristoratori demordono: “Ci stiamo tutelando grazie a una task force di 30 avvocati per i commercianti e anche per i clienti. Le loro multe le prendiamo noi, ci pensiamo noi a gestirle, e prepareremo centinaia di migliaia di ricorsi”.

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