India, cinque cristiani assolti dopo una prigionia in carcere di 11 anni

di Filippa Tagliarino

Cinque uomini di fede cristiana sono stati condannati per aver ucciso Swami Laxmanananda Saraswati, un importante leader indù, nell’agosto del 2008 nel distretto di Kandhamal.

L’omicidio ha scatenato una serie di attacchi di vendetta contro la comunità cristiana che ha causato la morte di circa 160 credenti e ha provocato la distruzione di 6.000 case.

Ora gli uomini dichiarati innocenti sono stati finalmente assolti dopo aver trascorso più di un decennio in prigione. Alla fine di novembre, la Corte Suprema dell’India ha emesso una decisione storica che ha concesso la cauzione ai cinque cristiani di Odisha (ex Orissa) dopo aver dimostrato di essere estranei ai fatti.

«Sono davvero felice che a tutti loro sia stata concessa la cauzione», ha detto a Morning Star News Anuradha Singh, un avvocato che rappresenta i cinque cristiani.

«Questa è una grande vittoria di verità e giustizia per Kandhamal», ha aggiunto il giornalista Anto Akkara, che ha fatto campagne assidue negli ultimi anni affinché gli uomini fossero liberati.

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«Questo è come un regalo di Natale per loro» ha dichiarato il Reverendo Vijayesh Lal, segretario generale della Evangelical Fellowship of India (EFI). «Siamo molto grati alla Rete dei diritti umani, all’arcidiocesi di Cuttack di Bhubaneswar, a John Dayal, del Forum dei cristiani, all’ADF ( gruppo di difesa legale Alleanze che difende la libertà) e a tutti coloro che hanno contribuito a garantire questo primo passo per la libertà. Una menzione speciale dovrebbe essere fatta al giornalista Anto Akkara, che ha continuato a creare consapevolezza su questo caso».

Anche il Reverendo Dibya Paricha, sacerdote e avvocato cattolico ha espresso parole sul caso a Morning Star News: «Non avrebbero dovuto essere detenuti per così tanti anni. La politica non avrebbe dovuto essere coinvolta ma, sfortunatamente, lo era. Dobbiamo capire che la vita e la libertà delle persone sono più importanti. So personalmente che sono innocenti».

Tra il vasto gruppo di sostenitori che hanno fatto campagne per la liberazione dei cinque imputati, l’opinione è chiara: l’intero caso è stato basato su bugie. Nonostante il leader maoista Sabyasachi Panda rivendichi la responsabilità dell’attacco, i nazionalisti indù hanno continuato a istigare il movente di una «cospirazione cristiana», probabilmente in modo da poter sviluppare i motivi per i loro brutali attacchi di vendetta.

Filippa Tagliarino

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