In India nemmeno i poliziotti proteggono più i cristiani

di Gina Lo Piparo

Barbaramente perseguitati, eppure sempre più forti: ecco la vita dei cristiani in India.

Sfratti, violenze, stupri: la vita dei cristiani in India diventa sempre più difficile, eppure – come accade fin dagli albori della sua storia – il Cristianesimo continua a crescere proprio in quel terreno dove il sangue dei martiri lo annaffia.

«Il giornale locale mi ha erroneamente accusato di voler attirare le persone al cristianesimo con mezzi ingiusti – racconta Ravi, 65 anni -. Due volte sono stato brutalmente picchiato e gli estremisti hanno cercato di bruciare la mia casa. Ero terrorizzato, ma per fortuna non ci sono riusciti. Tuttavia, mi hanno minacciato di ulteriore violenza se avessi continuato a testimoniare».

Parole che fanno inorridire e che sembrano da noi lontane anni luce. Porte Aperte dà voce a questi drammatici racconti: in India, soprattutto nella zona meridionale, la persecuzione si fa sempre più violenta, complice l’avvento del governo nazionalista. Tuttavia, molti indiani continuano a rivolgersi a Cristo, divenendo ancora più invisi agli occhi dei propri connazionali devoti all’estremismo indù.

Scambiati per agenti provenienti da Paesi stranieri per attrarre mediante il denaro e benefici materiali, i cristiani hanno visto le loro chiese colpite da pietre o date alle fiamme, il che li ha spinti a nascondersi costruendo edifici che dessero meno nell’occhio. Tuttavia, il governo ha creato nuovi impedimenti: «Il governo ha imposto restrizioni sui permessi di costruzione e sull’uso di queste stanze – testimonia uno dei partner di Porte Aperte – In molti distretti, le istruzioni ufficiali vietano le riunioni nelle case. Non abbiamo più protezione!».

Bersaglio di veri e propri assalti, diverse famiglie hanno dovuto lasciare i propri villaggi e cercare rifugio in quelli limitrofi. Drammaticamente esemplare la storia del Pastore Bishu (nome di fantasia), che, in visita presso una piccola comunità vicina al suo villaggio natale, è stato prontamente circondato da un gruppo di giovani che, dopo averlo interrogato, ha iniziato a prenderlo a calci fino a che altri cristiani non sono accorsi in suo aiuto. Il giorno dopo la tragedia: un grosso numero di giovani del villaggio, armati di bastoni, hanno massacrato famiglie cristiane senza badare a donne e bambini.

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La situazione è critica e il coraggio di questi uomini e donne non può lasciarci indifferenti. Babu (nome di fantasia), 32 anni, dice: «Ero molto spaventato. Tuttavia è un privilegio per me soffrire per Cristo. Non mi scoraggio, ma so che tempi difficili sono davanti a me: finché il mio braccio non migliora, non sarò in grado di lavorare per sostenere la mia famiglia».

Babu, infatti, è sopravvissuto all’assalto,ma ha un braccio rotto, cosa che in una società prevalentemente agricola non costituisce affatto un danno di poco conto.

In caso di attacchi a cristiani, pare che nemmeno la polizia faccia nulla, anche nel caso di feriti. Unica forza di questi credenti la fede in Dio e la preparazione che organizzazioni umanitarie, come Porte Aperte, offrono.

Frequentati, ad esempio, i seminari di preparazione per la persecuzione: «Al seminario abbiamo appreso – racconta Babu – che le persone sono perseguitate a causa della loro fede cristiana nel mondo e rimangono ferme fino alla morte. Ci ha ispirato tutti e ci ha aiutato a rimanere forti».

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I seminari affrontano la persecuzione dal punto di vista biblico e forniscono un’adeguata conoscenza giuridica ai partecipanti, dal momento che i perseguitati si trovano spesso ad essere arrestati e interrogati dalla polizia. Conoscere i loro diritti da cittadini indiani, pertanto, può essere loro d’aiuto nel chiedere protezione, quando possibile. Ravi, ad esempio, racconta: «Questa formazione mi ha toccato così tanto che provo a portare i nuovi convertiti. Sono quelli che affrontano la più grande opposizione […].Ho avuto molti interrogatori, ma la polizia non ha mai avuto abbastanza motivi per fermarmi. Non ho mai rinunciato alla mia fede o al mio ministero, perché Dio mi ha dato la forza».

«Continuerò a camminare con fede fino al mio ultimo respiro, anche se il mondo intero sceglie di farmi opposizione», dice il Pastore Ramsu Damor. Insieme alla sua famiglia è stato sfrattato da casa propria senza alcuna possibilità di portare con sé le proprie cose. Sua moglie è stata molestata dal fratello minore.

Gina Lo Piparo

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