Economia

Il coronavirus non risparmia neppure Topolino

Anche Disneyland Paris ha chiuso per l'emergenza Covid-19. E dopo che succederà?

Disneyland Paris, nota anche come Euro Disney, debuttò aprendo i suoi cancelli ai visitatori di tutto il mondo il 12 aprile del 1992, divenendo nel tempo non solo il parco divertimenti più frequentato d’Europa, ma anche il quarto parco più frequentato al mondo, ed anche il sito turistico più visitato d’Europa.

Tantoché per eguagliare il numero di turisti che ogni anno affollano Disneyland Paris non basterebbe nemmeno mettere insieme i turisti che ogni anno visitano il Colosseo o salgono sulla Torre Eiffel, poiché insieme ammonterebbero a 14 milioni (7 milioni di visitatori per monumento).

Le cifre di Disneyland Paris rivelano un numero sempre più crescente di persone di qualunque età desiderose di varcare i cancelli di questo magico mondo. Nel 2018 i turisti sono infatti stati più di 15 milioni, di cui un buon 60% composto da famiglie.

Disneyland Paris non è solo divertimento, ma e anche merchandising, cibo, musica, e tanto altro, poiché formato da due parchi a tema, il Disneyland Park e Walt Disney Studios ed un villaggio di intrattenimento accessibile gratuitamente, il Disney Village.

Disneyland Paris si estende su una superficie di 22 km2 di sano e puro divertimento. Vale a dire 50 volte lo Stato della Città del Vaticano.

Al suo interno 5 diverse aree tematiche ognuno con un tema fiabesco o d’avventura, e dove a loro volta, ogni zona ha decine di attrazioni per lo più ispirate ai Classici Disney capaci di entusiasmare grandi e piccoli. Vi è poi lo scenografico castello della “Bella Addormentata nel Bosco” che è anche il simbolo del parco. Vi sono ancora labirinti e caroselli, laghetti e giardini, piazze e vicoli, grotte e sotterranei che all’improvviso catapultano in tutt’altro ambiente, e dove ogni ricorrenza famosa in tutto il mondo o periodo dell’anno diventa motivo in più per addobbare analogamente il parco e fare una festa sempre diversa, come il natale, la primavera, l’estate, ecc.

Disneyland Paris sa essere davvero un luogo incantevole, grazie anche alle 14 ore complessive di spettacolo live (tra cui le famose parate musicali), o le 60 aree ristoro suddivise tra carretti per gelati, chioschi con ogni leccornia, fast-food di vario genere, fino a ristoranti gourmet. Ed ancora sei teatri, e un’infinità tra boutique e negozi per tutte le tasche e per tutti i gusti. Trovi perfino un cinema, due centri congressi, un campo da golf da 27 buche, e sette hotel ognuno con un tema diverso avendo una capacità ricettiva globale di circa 6.000 camere.

A Disneyland Paris c’è così tanto da fare che naturalmente un solo giorno non basta, ne sono infatti consigliati almeno tre.

Ecco perché molti preferiscono soggiornare in uno dei diversi hotel Disney o in uno degli hotel associati appena fuori il parco, per potervi passare due giorni o più, ed ecco perché il trend di questa azienda, è sempre più in crescita.

Si stima che la cifra media pro-capite che ogni visitatore spende in una giornata all’interno dei parchi solo per cibo, gadget e souvenir sia di 43 euro, senza contare il costo del biglietto d’ingresso per un solo parco che ammonta a circa 90 euro per adulto al giorno.

Per far funzionare questa vera e propria industria capace di produrre una montagna di denaro, occorre un vero esercito, e Disney ce l’ha!

Al suo interno si alternano tra giorno e notte oltre 15.000 mila dipendenti noti come “Cast Members” (di cui io e mia moglie circa vent’anni fa abbiamo avuto il privilegio di farne parte), provenienti da oltre 50 paesi diversi, che tra loro svolgono più di 500 differenti mestieri tra cuochi, camerieri, receptionist, medici, pompieri, bagnini, attori, ballerini, stuntman, truccatori, coreografi, pittori, manutentori, elettricisti, medici, infermieri, pompieri, magazzinieri, ecc, ecc, ecc…

Più del 50% dei Cast Members lavora a Disneyland Paris da oltre 5 anni, mentre l’altro 50% di dipendenti rimangono tra gli 8 ed i 15 mesi, giusto il tempo d’imparare la lingua ed una professione. Disneyland Paris è infatti un ottimo trampolino per chi si accinge ad entrare nel mondo del lavoro. Molti dei dipendenti sono giovanissimi e alle prime armi, e pur venendo ben formati, dopo un po’ decidono di tornare a casa o continuare la loro crescita professionale altrove.

Si guadagna il minimo salariale previsto dallo stato francese. I quasi mille euro mensili di stipendio netti sono però gravati dal considerevole costo dell’alloggio che mensilmente torna nelle tasche di topolino (quasi 300 euro), visto che buona parte dei cast members vive in uno dei vari residence gestiti dalla stessa compagnia.
Inoltre “Marne La Vallée”, il luogo appunto in cui tutto ruota attorno a Disneyland, non è più un territorio abitato da agricoltori, ma divenuto un prestigioso luogo di villeggiatura.

Ogni cast member che vive nei paraggi, pur lavorando a Disney non può certo dire di essere in villeggiatura; deve dunque destreggiarsi con il resto dei soldi rimastogli.

Davvero un mondo fiabesco comunque, anche per chi ci lavora, un mondo che non ha mai avuto confini all’immaginazione o trovato ostacoli che gli abbiano impedito di svolgere la sua fantastica attività.

Le uniche date di chiusura straordinarie al pubblico per forze maggiori che conosce il parco sono state due. Un solo giorno nel dicembre 1999 a causa di un violentissimo tornado, e quattro giorni consecutivi nel novembre 2015, per commemorare le vittime degli attentati del 13 novembre a Parigi.

Oggi però Disneyland Paris ha temporaneamente interrotto la sua attività per via dell’emergenza del COVID-19, così come hanno fatto anche gli altri 5 parchi Disney sparsi nel mondo.

In totale esistono sei parchi: due negli Stati Uniti, uno in Europa, ed il resto nel continente asiatico.

Come qualsiasi azienda colpita dall’emergenza del coronavirus, anche Disneyland Paris sta subendo ingenti danni, come mai prima d’ora.

Per tantissime aziende di tutto il mondo il futuro è in bilico, ma lo sarà anche per Disneyland Paris che appartiene ad un colosso?

Come abbiamo già reso noto, nell’arco della sua esistenza il parco ha chiuso solo 5 giorni, e nemmeno consecutivi, ma a far data dal 14 marzo 2020, giorno in cui Disneyland Paris ha chiuso i suoi cancelli fino a data da destinarsi, sono già trascorsi una quarantina di giorni, e le previsioni per la riapertura rimangono ancora un rebus perché il governo francese ha vietato ogni evento con grandi assembramenti di persone fino alla metà di luglio.

Dopo cosa accadrà?

Sarà ancora possibile immortalarsi con la principessa preferita per chi soggiornerà in uno dei tanti hotel Disney?
S’incroceranno ancora i “characters” come Topolino, Paperino, Pluto o Winnie the Pooh, se non Peter Pan o Mary Poppins dentro al parco?

Come faranno ad entrare le migliaia e migliaia di persone senza che si crei assembramento agli ingressi, nei ristoranti, nei negozi, nelle attrazioni o durante le parate musicali?

Pur avendo uno staff all’altezza della situazione, pur aumentando la presenza di medici pronti a qualsiasi emergenza, pur potenziando gli già alti standard di sanificazione, sicurezza e disinfestazione, per Disneyland Paris garantire una difesa dal contagio alle decine di migliaia di visitatori che fino a ieri affollavano il parco e contemporaneamente gestire le molteplici attività sarà davvero un’impresa titanica, ed anche supponendo che riuscissero a gestire tutto questo come se niente fosse, rimarrebbe un altro dubbio.

Degli oltre 15 milioni di visitatori che negli ultimi anni gremivano Disneyland Paris, il 40% di questi risultano essere francesi, tutto il resto provenienti da ogni parte del mondo.

Al momento non si sa, se alla fine del lockdown il 40% dei francesi attesi dalle previsioni, avrà la priorità di visitare il parco.

Ma cosa assai più grave, non è da escludere che il 60% dei visitatori proveniente da oltre frontiera potrebbero non presentarsi almeno per i primi tempi, danneggiando fortemente gli introiti del parco.

Questo dato attesta che tra tutti i 6 parchi Disney sparsi per il pianeta, Disneyland Paris è quello che vive più di mercato estero rispetto agli altri 5 parchi forti invece della clientela interna alla nazione in cui si trovano.

Sicuramente è sconsolante per ogni ammiratore disneyano ma drammatico se visto dal punto di vista aziendale, perché l’esistenza di questo parco è basata sui grandi numeri di visitatori. Senza di loro, niente avrebbe più senso.

C’è comunque da dire, che all’indomani degli attentati di Parigi del 2015, le misure di sicurezza adottare da Disneyland Paris furono state drastiche ma cautelative. Ad ogni ingresso del parco vi erano infatti metal detector che controllavano ogni singolo visitatore.

Pur se quei controlli risultavano fastidiosi per certuni, ed in contrasto con un parco divertimenti, l’azienda dimostrò che andare a Disneyland Paris poteva essere sicuro. Disney ha capito che difendendo i propri clienti, difendeva la propria azienda.

Disney vanta un business in crescita praticamente da sempre grazie ai suoi molteplici affari, ma ha dimostrato che una delle principali priorità, è la salute e la sicurezza dei propri ospiti, anche rispetto a farli divertire.
Disney è senz’altro uno dei Brand mondiali meglio organizzati, economicamente forti e più d’impatto, al punto da guadagnare la fiducia delle famiglie, entrando nelle case di mezzo mondo anche solo con un pupazzo, un Dvd, o chissà quale altro gingillo.

Nulla di strano, che in questo preciso istante, in chissà quale fabbricato della Disney, un numero indefinibile di esperti di vario genere, siano all’opera per anticipare le preoccupazioni dei loro clienti e dei loro dipendenti, prevedendo un piano per salvare la loro azienda da questo nemico che è riuscito a fare più danno perfino del terrorismo.

La perplessità tuttavia rimane, perché in Florida il parco “Walt Disney World” ha già sospeso più della metà dei loro dipendenti.

Disneyland Paris, meno primaria rispetto alla Florida, sarà risparmiata? Noi ci auguriamo di sì, anche perché sarebbe assurdo saperla incompleta o chiusa.

Il valore di Disneyland Paris è difficile da stimare. Pur se l’investimento iniziale fu di oltre 3 miliardi di euro, andrebbero considerate tutte le innovazioni aggiunte e apportate nel corso dei suoi 28 anni. Per non contare che attorno al suo circondario è nato un indotto immobiliare impressionante. In un luogo che fino a trent’anni fa faceva posto ai soli campi di barbabietola, oggi ci sono incantevoli urbanizzazioni a misura d’uomo, che offrono la possibilità di vivere in armonia a soli 32 chilometri da Parigi.

Il vero valore di un parco Disney rimane comunque nella sua origine.

L’idea del parco è nata a metà degli anni 30’ nella mente del suo fondatore “Walt Disney”. Mentre “Walt” si trovava con le sue figlie in un parco pubblico della sua città, si chiese il perché nei parchi di allora si dovessero divertire solo i bambini mentre gli adulti dovevano stare seduti a guardar. Da lì gli venne l’idea di un luogo in cui adulti e bambini potessero divertirsi insieme.

Per via del coronavirus, le abitudini del mondo potrebbero anche cambiare, ma il mondo avrà sempre bisogno di un luogo in cui adulti e bambini si ritrovano senza notare alcuna diversità, compresa l’età. Un luogo dove sentirsi uguali sia dettato dai tanti sorrisi e dalla gioia di stare insieme.

Del resto, anche “Gesù Cristo”, ancora prima di Walt Disney invitò tutti ad essere come bambini per poter entrare nel luogo più bello di tutti. (Vangelo secondo Matteo 18, 3).

Luca Trovato

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