L’Islamizzazione Silenziosa: cosa sta rischiando l’Italia

di Gabriele Giovanni Vernengo

«È noto che coloro nel clero islamico, attingendo dal Corano, non condividono questo punto di vista democratico! Non credono nei principi della democrazia, nell’eguaglianza delle donne o nella tolleranza tipica della nostra società laica, anzi, li combattono! Senza contare quando il clero islamico ci descrive come miscredenti. Perché dunque, insistere di firmare l’Intesa con noi miscredenti?»

Questa la riflessione di Francesco Maggio intitolata «L’islamizzazione Silenziosa»., che VoceControCorrente.it propone sinteticamente (in fondo al post l’intervento integrale).

L’islamizzazione silenziosa 

Attualmente la popolazione musulmana regolarmente residente nel nostro Paese è pari a 2,6 milioni di persone. L’indice di natalità di musulmani italiani lascia veramente sbigottiti. La presenza islamica, seppur minoritaria, è in aumento ed è insediata soprattutto nelle regioni del nord Italia.

Quando l’Islam è rappresentato da un numero sufficientemente importante di fedeli in uno stato non islamico, il primo progetto, a lunga scadenza, è quello di ricreare l’ambiente favorevole per imporre il codice politico religioso (shari’a).

A questo proposito, vorrei richiamare alla vostra attenzione che dal 2017 si è già quasi costituito il primo Partito islamico italiano, il cui fondatore è un italiano musulmano. Esso finora è stato lasciato in stand by finché gli esponenti della religione islamica non sigleranno l’Intesa con lo Stato. Se quindi, hanno quasi fondato il primo partito, cosa potrà loro impedire la fondazione di più partiti islamici secondo le varie correnti islamiche già rappresentate oggi in Italia.

Certamente dobbiamo tenere la guardia molto alta, altrimenti con le naturalizzazioni dei bambini musulmani che oggi vanno alle elementari, tra 20 anni, con il loro voto modificheranno le nostre leggi. E quali conseguenze potrebbero un giorno ricadere sulla politica interna del nostro paese anche riguardo ai cristiani in Italia? La nostra società dovrà fare i conti con la presenza massiccia di una fede estranea alla tradizione occidentale. Quando la Sharia si stabilisce in altri stati europei Belgio, Francia, Gran Bretagna, il salto al Parlamento Europeo sarà brevissimo.

Il «pacchetto Islam» contiene cinque principali “accessori” irrefutabili: Corano, Din, Shari’a, Hadith, Fiqh. Il termine din (Cor. 5:3), دين , è una parola araba della quale non esiste una traduzione equivalente esatta in italiano, ma viene tradotta come “religione”. Secondo il dizionario islamico, invece, costituisce un codice legalistico che abbraccia tutte le sfere della vita.

Shari’a, significa «via, sentiero» o «legge islamica». Essa promuove «la retta via secondo volontà di Allah» espressa nel Corano, ed è la maggiore fonte autorevole. I Hadith invece elaborano e pontificano ciò che si trova nel Corano. Per concludere, il Fiqh che stabilisce i decreti religiosi dettati dalla giurisprudenza islamica conosciuti come fatwa.

Tale pacchetto assorbe la stragrande parte della sfera esistenziale ed emozionale di un musulmano pio, volto a preferire il credo e le pratiche rituali, in linea con la Shari’a e col Corano. La fede islamica e la politica islamica risultano intrinsecamente inseparabili. L’islam, quindi è come una rigida teocrazia.

Almeno qualche volta avremmo udito: «Ascolta amico, siete voi che siete venuti da noi, quindi vi adeguate alle nostre leggi o ve ne andate, com’è normale che sia!» Invece si tratta di un parlare tra sordi, ma perché? Dalla prospettiva islamica il mondo è diviso in 2 parti: la dar-al-Islam (dimora dell’Islam) e la dar-al-harb (dimora della guerra), ovvero, l’Islam si assume il diritto di disconoscere i legittimi confini territoriali dei territori non sotto l’Islam, e inoltre di dettare ed interferire sulle loro leggi. Seguendo questo principio, secondo il Fiqh, quando la Legge di Allah viene contrastata dalle leggi laiche in Occidente, la Shari’a interferisce fino a imporsi in un qualsiasi paese occidentale. Un esempio è come è stato soffocato nel sangue il nostro legittimo diritto alla libertà di opinione quando l’argomento trattato è l’Islam, in barba al laicismo occidentale (Charlie Hebdo 2015). Dunque, l’Islam, nella sua componente intrinseca, è un sistema religioso sciariatico (da Shari’a) benché passi generalmente come un’innocua religione di pace. Quest’ambiguità è causa sovente di errore di lettura dagli occidentali nei confronti dell’islam. Dal Corano stesso sgorga un dominante sistema politico-religioso, dissonante ai valori dei nostri paesi democratici occidentali. Motivo per cui nel mondo musulmano sia impossibile concedere la reciprocità della libertà religiosa ai cristiani locali. Spesso, infatti, da loro le confessioni cristiane sono ostracizzate. In Algeria in queste settimane le autorità stanno radendo al suolo le chiese evangeliche e maltrattano i nostri fratelli e nessuno alza il dito dal clero islamico «moderato per fermare questo»!

FOTO: ANSA/MATTEO BAZZI

Un’apposita normativa quadro

A mio parere, è normale riconoscere all’Islam la piena libertà religiosa, come per tutti, tuttavia, serve riconoscerla dentro un’apposita “legge quadro” che affronti e vada alla radice del complesso pacchetto dell’Islam teocratico. Proporre gli accordi dentro una legge quadro per l’Islam garantirà la piena libertà costituzionale, al momento che essa riconoscerà nella lettera e nello spirito che il rispetto della laicità dello Stato è prioritario, soprattutto all’interno della comunità islamica, così da non più imporre quel pacchetto incompatibile della Shari’a alla Costituzione o con altri ostracismi. Come nel caso di quelle migliaia di musulmani indifferenti all’Islam in Italia, che in questi ultimi vent’anni si sono orientati al laicismo o alla fede cristiana, ma sono stati puntualmente ostracizzati o minacciati dal clero islamico, da non poter vivere apertamente lo stesso diritto di scelta. Così si agisce fuori dal quadro costituzionale: con due pesi e due misure! È un vizio di forma che deve essere sradicato.

Una legge quadro quindi, volta ad armonizzare durevolmente e far crescere il dialogo con il nostro stato democratico, nell’esercizio del rispetto dei diritti di tutti. Un pacchetto di decisioni nella legge quadro ritagliato su misura per l’Islam, che non nuoccia alla democrazia e ai nostri valori.

Si auspica che il clero islamico accetti una legge quadro altrimenti non rimarrebbe nemmeno l’art. 8 della Costituzione. Chiederemo loro se davvero vogliono assimilarsi alla nostra civiltà e democrazia occidentale.

Un’apposita legge quadro per la libertà religiosa all’islam in Italia

L’Islam, a mio modesto avviso, se siglasse l’Intesa, la vedrei una grave imprudenza per il nostro Paese in quanto si scontrerebbe con le attuali rappresentanze religiose firmatarie, di radici giudeo-cristiane. Secondo la prospettiva islamica, siglarla implica tout court il nostro riconoscimento indiretto della Shari’a in Italia (vedi in Belgio) con un no – ritorno! Perché, ricordiamo, Islam religioso e Islam politico saranno sempre inseparabili.

Vorrei richiamare alla vostra attenzione che, quando la Costituzione è entrata in vigore in Italia, l’Islam non era nemmeno un tema in Europa, inizialmente si pensava alle correnti acattoliche cristiane. Cosa c’entra, pertanto, l’Islam con l’Art. 8 quando è evidente che esso non è una fede, almeno non come la intendiamo noi occidentali? L’art. 8 non è compatibile a mio avviso con la l’Islam. Nella prospettiva europea, la democrazia e i valori della tolleranza religiosa sono prioritari. Però è noto che coloro nel clero islamico, attingendo dal Corano,  Ci vedo una contraddizione in termini. L’Islam del pacchetto, non è compatibile con i principi della Costituzione, come fin qui circostanziato accuratamente, precisamente e puntualmente.

CHI È FRANCESCO MAGGIO?

Francesco Maggio, consulente della cultura e religione islamica, autore e saggista. Il suo intervento sul tema: «Islamizzazione silenziosa», a margine della conferenza tenuta in data 25 novembre 2019 a Milano presso la Chiesa Evangelica. Ci sono sorprese nel suo discorso fresco, istruttivo, rispetto a quello che é l’attuale modo di sentire sull’islam oggi, evidenziando interessantissime cose cariche di sorprese da tenere in gran conto.

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Gabriele Giovanni Vernengo

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