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Hudson Taylor: il pastore innamorato della Cina che lì portò Gesù

(di Sara Affuso) Da Liverpool a Shangai e oltre, un viaggio lunghissimo che per un missionario rappresenta la vita stessa. Questa è una storia d’amore tra un missionario protestante inglese e un paese che alla fine dell’800 era quasi del tutto sconosciuto.

Subito dopo la sua conversione a Cristo il giovane Hudson Taylor sente una chiamata forte per la missione e il suo campo missionario diventa la Cina. Da subito inizia a prepararsi nella parola del Signore, nello studio dei rudimenti della medicina per poter essere di aiuto pratico e nello studio del mandarino.

Dopo essere giunto al porto di Shangai il giovane missionario, dopo diversi insuccessi tra le popolazioni locali, prende una decisione che fu criticata aspramente dai suoi contemporanei: per farsi accettare dai locali decise di lasciare gli abiti occidentali e iniziare a indossare i tipici abiti cinesi oltre che la classica treccia che gli uomini avevano l’abitudine di usare come acconciatura.

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La sua visione sposava a pieno le parole dell’apostolo Paolo il più grande missionario di tutti i tempi: farsi giudeo coi giudei, greco coi greci e nel suo caso cinese con i cinesi.

Il suo coraggio fu premiato dal Signore, gli abitanti dei villaggi, nelle zone più interne e impervie del paese, dove Taylor portava l’evangelo lo sentivano più vicino, parte della loro cultura e per questo iniziarono ad aprirsi all’ascolto dell’evangelo.

Molte furono le vicissitudini della sua vita ma Taylor ha continuato a lavorare con una visione sempre un passo più avanti rispetto ai suoi contemporanei, creando una rete di missionari uomini e donne che alla fine dei suoi giorni era arrivata a un centinaio di volontari e ancora oggi lavora ed è attiva sul campo. Una delle sue frasi più belle recita: «La Cina non deve essere vinta per Cristo da uomini e donne tranquilli e amanti della tranquillità. Il marchio degli uomini e delle donne di cui abbiamo bisogno è quello di chi metterà Gesù, la Cina e le anime in primo piano in ogni cosa e in ogni momento, anche la vita stessa deve essere secondaria».

Il suo è un messaggio radicale per il mondo occidentale abituato alla comodità ma ciò che Dio ci insegna attraverso questi uomini e donne e credere nell’impossibile perché ad oggi la Cina è un paese dove migliaia di uomini e donne hanno arreso il proprio cuore a Cristo e tra questi non possiamo dimenticare Watchman Nee, un grande uomo di Dio che ha lasciato un’incredibile ricchezza spirituale per i cristiani di tutto il mondo.

Sara Affuso

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