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Halloween, la ‘festa’ che non ci appartiene: le tradizioni vanno difese (e non solo queste)

Quand’ero bambino il 2 novembre aveva un unico significato: i cari estinti – che, nel mio caso, erano i miei due nonni mai conosciuti – in silenzio mi portavano i loro doni, giocattoli e dolci. Ma con un patto: nella notte precedente non dovevo fare il furbo. Non dovevo aprire gli occhi per vederli e così scoprire anzitempo l’entità dei regali, altrimenti avrei rischiato grosso: il solletico ai piedi.

Sì, a Palermo, la mia città, la commemorazione dei defunti è un momento di ricordo ma anche di gioia e non è un paradosso. In quanto il messaggio è chiaro ed evidente: se noi non ci dimentichiamo di chi non c’è più, loro non si dimenticano di noi, creando un ponte con le nuove generazioni.

Oggi, però, questa (delicata) tradizione si è quasi persa. E ciò per un motivo prettamente consumistico: Halloween. Innanzitutto, è una festa che non c’appartiene.

Come si sa, infatti, Halloween deriva da una festa pagana di origini irlandesi che ha poi conquistato gli Stati Uniti d’America per via dei flussi migratori con il motto: dolcetto o scherzetto?

Ora, Halloween è la contrazione di All Hallows’ Eve Day, ovvero la vigilia di Ognissanti. Tanto tempo fa, in epoca celtica, la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre era considerata la fine dell’estate – il Samhain – e gli agricoltori si riunivano per ringraziare gli spiriti per i raccolti estivi.

Allora, infatti, si pensava che in quella notte si assottigliassero le barriere tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti così da permettere a quest’ultimi di tornare sulla terra. Da qui l’idea dei dolcetti e delle lanterne: i primi per ingraziarsi i defunti e i secondi per gudarli nel loro camino.

Negli ultimi decenni, però, negli Stati Uniti d’America Halloween – al netto di come viene vissuta dall’innocenza gioiosa dei bambini – si è trasformata in un party carnevalesco dove il gusto per il cupo ha seppellito il ‘DNA’ celtico. Insomma, Halloween è oggi più un momento da film horror che di ringraziamento, dove il male è una forza persino divertente e il bene una forza ingenua da umiliare e soccombere.

Poi, ci ha messo lo zampino il consumismo (come in tante altre cose). Non solo negli Stati Uniti d’America ma anche e soprattutto in Italia, attivando così il meccanismo dell’oblio per le tradizioni nostrane. Fino a pochi anni fa, infatti, di Halloween c’era poca traccia dalle nostre parti.

I pub e le discoteche hanno cominciato a fiutare l’affare e così la festa statunitense si è insuinata come un secondo carnevale ma dalle tinte oscure e senza il messaggio tipico e sociale di quello di febbraio, ovvero il mondo allo rovescio dove per un giorno i poveri possono essere ricchi (questo è il senso del carnevale medievale e rinascimentale).

Insomma, Halloween ricorda che dobbiamo lottare per difendere le nostre tradizioni dalle contaminazioni estranee dai substrati storico – sociali che ci riguardano. E soprattutto non dobbiamo assolutamente trasmettere il messaggio che il male sia da esaltare e, al contempo, da ridicolizzare. Perché è una cosa seria, sempre.

Walter Giannò

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Walter Giannò

Direttore responsabile di VoceControcorrente.it.

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