Ha costretto l’idraulico a baciarle i piedi, condannata principessa saudita

di VoceControCorrente

(di Gabrielle Giovanni Vernengo) Condannata a dieci mesi di carcere con la condizionale e una multa di 10 mila euro per minaccia e violenza la 42enne principessa saudita Hassa bint Salman, sorella di Mohammed bin Salman, vice primo ministro dell’Arabia Saudita.

Processata in contumacia dal tribunale di Parigi lo scorso luglio, il verdetto contro la donna e il suo fidatissimo guardaspalle, Rani Saidi, della società Attila Sécurité, è arrivato solo ieri. Rani Saidi è stato invece condannato, come chiedeva l’accusa, a 8 mesi di carcere (con la condizionale) più una multa di 5 mila euro.

Secondo l’accusa, il 26 settembre 2016, la principessa avrebbe legato, minacciato, picchiato l’idraulico Ashraf Eid, il quale, poi sarebbe stato costretto a inginocchiarsi e a baciarle i piedi, mentre il tecnico interveniva per aggiustare un guasto alla vasca da bagno della casa parigina della principessa al quinto piano della residenza reale in Avenue Foch, a due passi dall’Arco di Trionfo.

Le motivazioni dell’aggressione? L’idraulico avrebbe scattato «senza autorizzazione» alcune foto del bagno utili ai lavori di riparazione col proprio cellulare, destando così l’ira della principessa. Hassa bin Salman accusa l’operaio di aver tentato di carpire «il suo riflesso nello specchio» del bagno. Inizia così un quarto d’ora di terrore.

«Bisogna uccidere questo cane, non merita di esistere», così, secondo la testimonianza del malcapitato idraulico, avrebbe ordinato la sultana a Rani Saidi, della società Attila Sécurité.

Il bodyguard, così, avrebbe minacciato con un’arma in pugno l’operaio, costringendolo poi a inginocchiarsi, con le mani legate, e a baciare i piedi della principessa. Il manovale ha accusato inoltre un altro dipendente della casa reale di aver distrutto nel frattempo il suo smartphone, prima della fuga (avvenuta diverse ore dopo) dal luogo del triste avvenimento.

Durante il processo, i legali della difesa e lo stesso Rani Said (unico imputato presente in tribunale) hanno respinto ogni accusa, negando ogni violenza nonostante le tracce rimaste sui polsi e i lividi sul volto dell’idraulico al quale vennero prescritti cinque giorni di malattia.

La pena inflitta alla sultana è più pesante di quella che invocava l’accusa. La Procura aveva, infatti, chiesto sei mesi di carcere con la condizionale e 5 mila euro di multa.

I giudici hanno quasi raddoppiato la pena, considerando la figlia del Re dell’Arabia Saudita come «l’autorità di fatto in quell’appartamento».

Gabriele Giovanni Vernengo

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