In evidenzaPolitica

Grazie Fanpage, volevi ridicolizzare il ChristianDay ma ne hai esaltato il valore

Il ‘servizio’ di Saverio Tommasi su Fanpage.it dimostra quanto sia stato importante il ChristianDay del 25 gennaio a Roma. Anzi, rafforza la necessità che ce ne siano altri e non uno all’anno e solo nella Capitale.

Sì, perché il ChristianDay è stato organizzato in pochissimo tempo e con molti sacrifici per lanciare un messaggio chiaro: il Cristianesimo è una fede che merita rispetto, il Cristiano è un fedele che ha il diritto di esserlo e di essere protetto soprattutto dove rischia ogni giorno di morire perché è più forte l’Amore per Cristo che la paura di ricevere un colpo alla nuca o di avere le carni bruciate.

A Saverio Tommasi, quindi, dobbiamo dire grazie. Grazie perché ci ricorda che in Italia si lotta per i diritti di chiunque, fuorché per la libertà del Cristiano di non essere trattato come un pidocchio da scacciare con l’arma della ridicolizzazione e della manipolazione.

A Savero Tommasi dobbiamo dire grazie perché ci ricorda che il giornalismo, quello vero, quello che racconta i fatti così come avvengono, quello imparziale, quello che non intervista con l’obiettivo di sentirsi dire quello che vuole, quello che non ha un fine politico, si può ottenere facendo tutto l’opposto di quello che fa lui.

A Saverio Tommasi dobbiamo dire grazie perché dobbiamo alzare ancora di più la voce per affermare la necessità d’intenti di ogni Cristiano, che sia cattolico o evangelico, con la missione di affermare con forza il più bel ‘comandamento’ della storia dell’uomo: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Una frase così semplice ma così potente. Una frase che racchiude persino l’amorevole compassione per chi ha volutamente messo in difficoltà i presenti al ChristianDay per giungere al suo obiettivo: ‘in quella piazza c’erano estremisti’.

No, non è estremismo pensare che il mondo stia vivendo una fase buia e che il Male, l’assenza di Bene, abbia preso il sopravvento in molti luoghi, occidentali, centrali e orientali. Sì, anche in Australia – Terra martoriata citata da Saverio Tommasi in maniera stucchevolmente banale – dove l’uomo, che ritiene il Creato un suo possesso e non un dono, ha pensato bene di incendiare ettari e ettari di terreno, uccidendo oltre un miliardo di animali.

No, non è un caso. Come non lo è ciò che succede ogni giorno in Africa: in Niger, in Nigeria, in Kenya, in Mali, in Burkina Faso e altrove. Lì dove il Cristiano ha un’aspettativa di vita che neanche il soldato americano aveva tra i Viet Cong. Lì dove il Cristiano viene fatto scendere dal pullman e giustiziato dopo aver rifiutato di convertirsi a un’altra religione perché non teme la morte se ha Gesù nel cuore. Sì, il ChristianDay di Roma è stato organizzato anche per questi poveri fratelli, ricordati solo quando c’è da farsi la bocca dolce ma che non ricevono alcun aiuto concreto, alcun appello di un qualsivoglia ministro, rosso, giallo, verde o nero, affinché si fermi una crudeltà che macchia tutta l’umanità.

Grazie a Saverio Tommasi anche perché ci ricorda che bisogna fare di più per ricordare alla società di oggi le basi dell’orgoglio cristiano, ovvero quelle che permettono persino a lui di non dovere avere paura quando fa domande ‘scomode’ sulla Fede. Perché, e lo sa bene anche Saverio Tommasi, andare in Arabia Saudita e utilizzare quello stesso tono con i musulmani, ‘a caccia’ di quelli estremisti, non avrebbe avuto purtroppo come risultato soltanto questo post.

Sì, perché non è un caso che la società della libertà – che spesso e purtroppo degenera in licenza, dimenticandocene che è una responsabilità – coincida con quella dove il Cristianesimo ha avuto la sua maggiore diffusione e dove il Cristianesimo ha ispirato le tante bellezze che ci circondano, anche a Napoli, dove ha sede Fanpage.it. E non c’è messaggio più libero che quello ‘contenuto’ ed ‘esplicitato’ dalle parole e dalle azioni di Gesù nel Nuovo Testamento. Ed è inutile che Saverio Tommasi faccia l’erudito citando il Levitico che vieta agli uomini di radersi la barba, senza avere alcuna conoscenza storica e decontestualizzando il 19:27. Sì, perché rasare la testa, strapparsi la barba e sfregiare il proprio corpo erano tutte pratiche pagane legate al lutto e, quindi, quello non è un invito a farsi crescere la barba e i capelli ma a proteggere la propria persona e la propria integrità fisica. Non certo un concetto così oscurantista, no? Basterebbe prima studiare e poi fare le domande.

Grazie a Saverio Tommasi, poi, che ci ha ricordato come l’intenzione dei laicisti sia quello di far passare il Cristiano come un violento, uno che non conosce neanche la differenza tra omofobia e omosessualità. Sì, perché è un conto ammettere la violenza contro un omosessuale, un altro è non accogliere nel proprio modus vivendi e cogitandi una relazione tra persone dello stesso sesso.

La violenza, caro Saverio Tommasi, non è di casa in un cuore Cristiano perché i Cristiani sono quelli che porgono l’altra guancia e non certo per ricambiare poi con gli schiaffi. Il Cristiano, però, al contempo è libero di vivere la vita secondo i propri principi e soprattutto secondo la propria Fede. E ha il diritto di essere orgoglioso proprio come ogni altra marcia che vanta i propri orgogli. E, caro Saverio Tommasi, non c’è più bell’orgoglio che volere esaltare l’Amore Assoluto, ab solutus da ogni elemento che non sia quello del rispetto per il Prossimo, pensiero e battaglie comprese. Peccato, se ci fossi stato, magari te lo avrei spiegato al microfono anche se dubito che avresti pubblicato le ragioni autentiche del ChristianDay. Perché non hai fatto giornalismo ma, nonostante ciò, ti voglio bene.

Walter Giannò

Tag

Walter Giannò

Direttore responsabile di VoceControcorrente.it.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close