Approfondimenti

Gli eroi dei nostri tempi

Esiste un limite tra vittima e carnefice in un paese dove i delinquenti diventano eroi con tanto di celebrazioni e i difensori possibili assassini?

Nei giorni scorsi, i giornali garantisti si sono occupati, con molto sgomento, della foto “shock” che ritrae uno degli assassini del carabiniere Mario Cerciello Rega, bendato a capo chino, provocando ira e indignazione per il trattamento violento ed immorale delle forze dell’ordine. Contro ogni forma di violenza, per qualunque essere umano, scendono in campo i buonisti, che, dimenticandosi il motivo per il quale quel ragazzo bendato fosse in caserma, oscurano e distolgono l’attenzione dagli undici fendenti inferti al carabiniere morto.

Nell’ eterna lotta tra “sbirro” e “anarchico senza paura”, questa volta è stato lo sbirro ad aver la peggio, ma nel tempo, un susseguirsi di eventi, ci rende testimoni del fatto che è sempre un duello ad armi impari: da una parte le forze dell’ordine, portatori legalizzati di armi, e dall’altra i civili, disarmati e quindi innocui. Ma è realmente cosi? Avere un arma implica sempre la vittoria? E soprattutto, chi è disarmato, è sempre una vittima? In questi giorni è tornato a rimbalzare il nome di Carlo Giuliani, manifestante del movimento no global che nel 2001 perse la vita a Genova durante il G8, per un colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica, che fu sospeso dal servizio pur asserendo la sua legittima difesa. Infatti, anche dalle famose foto, si nota il giovane che, prima di accasciarsi al suolo, si avvicina al carabiniere con l’intento di gettargli un estintore. In quel caso il carabiniere rimase vivo, ma fu massacrato da opinione pubblica e istituzioni. Mentre al Giuliani fu dedicata anche una stele in piazza Alimonda, dove perse la vita.

Solitamente , il carabiniere è sempre una figura bistrattata, sotto giudizio, sia quando muore, sia quando vive. Se usare una pistola per difendersi comporta licenziamento immediato e accuse ignobili, allora magari, è meglio morire. E, anche in quel caso, i giudizi non si fanno attender:  forse, la figura della giustizia, ormai, non intimidisce  più nessuno, ormai trapassata e inoffensiva. Ma perché vi è questa avversione contro l’arma? Davvero il popolo ha in mente un mondo anarchico senza difensori? Probabilmente, se i delinquenti non fossero innalzati, difesi e giustificati, la figura della giustizia tornerebbe a incutere timore, quel timore che mette un limite tra il bene e il male, tra delinquere ed essere un cittadino esemplare. Ovviamente dietro la divisa c’è pur sempre un uomo, che può agire di conseguenza, anche, a volte, macchiandosi di crimini privi di dignità oltre la propria coscienza. Ma questo non dovrebbe essere un buon motivo per odiarne la categoria, dove ognuno agisce individualmente con la propria identità.

In una società dove ormai anche la giustizia è messa fortemente in dubbio, dove si contesta la legge, dove si disubbidisce alle regole, chi è l’eroe e chi il bieco? Riusciamo ancora a discernere il bene dal male?

Filippa Tagliarino

Tag

Articoli correlati

Back to top button
Close