Economia

Giornata Mondiale dell’Alimentazione: crescono i numeri dell’emergenza fame

Iniziative in oltre 150 Paesi per sensibilizzare ai problemi legati a denutrizione, sicurezza alimentare e sprechi.

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, appuntamento istituito dalla FAO ben 45 anni fa al momento della sua fondazione in Quebec, Canada: moltissime iniziative, promosse ogni anno, sensibilizzeranno più di 150 Paesi nella lotta alla fame e alla sicurezza alimentare.

L’elenco è consultabile sul sito ufficiale dell’Organizzazione che segnala anche svariate iniziative per aziende, agricoltori, semplici individui che vogliano fare la propria parte per il raggiungimento di una sana alimentazione e di uno stile di vita #FameZero.

L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile Fame Zero entro il 2030, infatti, è stato affermato nel rapporto annuale “Stato della Sicurezza Alimentare e della nutrizione nel mondo 2019” pubblicato il 25 luglio: una vera e propria sfida che necessita di azioni mirate: «I nostri interventi per affrontare questi trend preoccupanti dovranno essere più decisi – non solo in termini di portata, ma anche in termini di collaborazione multisettoriale» hanno dichiarato in quell’occasione i vertici di FAO, IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo), UNICEF, OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) e del Programma Alimentare Mondiale (WFP).

Sebbene sembri difficile immaginare certi scenari in una società consumistica e improntata allo spreco come la nostra, gli ultimi tre anni hanno registrato un trend preoccupante: nel 2018 sono state circa 820 milioni le persone che non hanno avuto cibo a sufficienza, frutto di un aumento a dir poco spaventoso se si considera che nel 2016 erano “solamente” 804 milioni.

L’Africa insieme all’Asia detiene il triste primato in fatto di denutrizione, rachitismo, deperimento e obesità (derivante da una alimentazione scorretta), soprattutto nella fascia infantile. La fame cresce nei paesi economicamente in ritardo e aumenta insieme alla disparità di reddito. Inoltre, il nuovo indicatore relativo all’insicurezza alimentare moderata o grave, che tiene conto dei dati raccolti mediante sondaggi e interviste, ha mostrato che più di 2 miliardi di persone, in particolare nei paesi a basso e medio reddito, non hanno disponibilità regolare per alimenti sani e nutrienti. Una sfida anche per i paesi ad alto reddito, come Nord America ed Europa.

Insieme alla necessità di un cambiamento dei sistemi alimentari in direzione di diete sane, si palesa anche il problema della sicurezza alimentare, dal momento che combattere la fame significa anche educare ad una dieta sana e sostenibile, attenta sia ai consumatori che all’ambiente.

Un altro rapporto reso noto proprio due giorni fa, “State of Food and Agriculture 2019”, mostra che il 14% del cibo prodotto nel mondo diventa immangiabile prima di raggiungere i negozi a causa di problemi legati allo stoccaggio o al trasporto. Distinguendo tra food loss (alimenti persi prima della distribuzione) e food waste (sprechi di cibo), il rapporto FAO mostra che spesso le prime sono legate, nel caso di Paesi a basso reddito, alle infrastrutture inadeguate, nei Paesi ad alto reddito, a problemi tecnici nello stoccaggio o ad un eccesso di produzione.

A questi si aggiungono i problemi in fase di raccolta: tempistiche sbagliate, clima, inesperienza nelle pratiche agricole, esigenze di mercato, modalità di confezionamento o di trasporto. Naturalmente risolvere queste perdite richiederebbe investimenti economici il cui impatto per i produttori deve essere comunque sostenibile. Non va dimenticato, infine, l’impatto ambientale: tagliare gli sprechi nelle prime fasi comporterebbe significativi benefici.

Gina Lo Piparo

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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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