Approfondimenti

Formigoni: la condanna, la scarcerazione e la fede

Un caso giudiziario, che incontra la politica e la spiritualità.

 La scarcerazione di Roberto Formigoni ha diviso l’opinione pubblica in queste ore. Da un lato c’è chi sostiene un’accusa serrata, ritenendo le istituzioni incapaci di applicare le leggi, dall’altro chi, invece, ritiene legittima la disposizione dei domiciliari, riconoscendo in quest’uomo grandi doti umane e politiche, espresse durante la sua lunga permanenza alla guida della regione Lombardia.

Il “celeste”, cosi chiamato per la sua militanza nel movimento cattolico “comunione e liberazione”, fondato dal sacerdote Luigi Giussani, dove ha appreso il fondamento della fede cristiana, da qualche giorno si trova agli arresti domiciliari a casa di un amico. Dalla pena inflitta di cinque anni e dieci mesi, ha scontato cinque mesi di reclusione, con l’accusa di corruzione nell’inchiesta sulla fondazione Maugeri.

Per tale sentenza, molti si sono scagliati furenti contro la giustizia, evidenziando l’incapacità e l’imparzialità applicata al Formigoni.

Ma dove finisce l’uomo e inizia la provvidenza divina? La scelta anacronistica di giocar la carta del “celeste” pare controversa in tempi in cui il credo e la fede non scagionano più neppure figure religiose carismatiche. Piuttosto, il rischio è di sembrar un commediante filisteo in un mondo cinico senza commiserazione. Che abbia reso competitiva la sanità a livelli europei è risaputo, ma è necessario proclamarsi un cristiano fervente in questi giorni sotto ai riflettori dove si è soggetti alla gogna mediatica? Molti credono sia un modo studiato per ammorbidire l’opinione pubblica, ma l’essere cristiano, sicuramente, ha influito positivamente per affrontare anni di processi e mesi in carcere. L’ex governatore ha sempre definito la sua condanna come prova nella sua vita per il raggiungimento di un bene superiore, un bene che può tardare o che potrebbe non arrivare mai. Da quando lo scorso febbraio è stato portato nel carcere di Bollate, il movimento cattolico da lui militato, non ha smesso di pregare.

Ma oggi, coloro che amano Dio, hanno bisogno di questi esempi “ imperfetti” di cristiani? Un condannato, accusato di aver rubato del denaro pubblico e di aver approfittato del suo ruolo per propri scopi, ha il diritto di accostarsi al trono della Grazia e ricevere giustizia divina? Di certo, durante il soggiorno in prigione, avrà avuto modo di pregare e leggere le disavventure dell’apostolo Paolo, il quale, per volontà soprannaturale, ha sempre trovato un varco verso la libertà. E, la fede, è un potente alleato, di cui Roberto Formigoni si è appropriato legalmente, professando la sua scarcerazione prima della reclusione: “Il punto di vista cristiano altro non è che l’esaltazione della libertà dell’uomo.” Queste, le parole che, in propria difesa, probabilmente, hanno trovato giustizia agli occhi divini, giustizia che non trova comprensione fra gli uomini, ma misericordia nell’Ente Supremo per eccellenza.

Filippa Tagliarino

Tag

Articoli correlati

Back to top button
Close