Economia

Flop Saldi: gli italiani hanno disertato gli sconti di fine stagione

Scontrini sempre più leggeri e incremento degli acquisti online. I dati sui saldi tracciano un quadro preoccupante sull’andamento dell’economia del nostro Paese.

Gli sconti stanno arrancando. È quanto emerge da uno studio Confesercenti-Swg condotto dal 6 al 24 luglio, anticipato dall’Adnkronos, che offre una panoramica su questo primo periodo di saldi nel nostro Paese e sul cambio delle abitudini d’acquisto degli Italiani.

Solo il 43% dei consumatori ha fatto almeno un acquisto, mentre il 57% non ha ancora speso un euro per approfittare dei ribassi. Il 40% si è recato al negozio di vicinato, il 38% al centro commerciale, il 22% ha usufruito di Internet. Dato in crescita quest’ultimo, se si considera che l’anno scorso la percentuale arrivava “solo” al 15%.

Anche gli scontrini non sono più salati come quelli di una volta. La spesa media ammonta a 146 euro e, secondo i dati raccolti, 1 consumatore su 2 ha speso meno di 100 euro, il 31% (1 su 3) tra i 101 e i 250 euro, solamente l’8% , invece, tra i 250 e i 500 euro.

Roberto Manzoni, presidente Fismo Confesercenti Moda, pur ammettendo un lieve miglioramento rispetto al 2018, afferma: “Se solo un italiano su 10 finora ha fatto acquisti per più di 250 euro, e appena il 2% ha investito oltre 500 euro per una spesa importante, magari decisa e ponderata da tempo, conferma che le famiglie sono in sofferenza, soprattutto il ceto medio”.

“Parliamoci chiaro – ha commentato Manzoni -, con questi dati è impossibile raddrizzare una stagione che era partita male a causa del maltempo primaverile e che non ha fatto registrare numeri importanti. A maggio e giugno, in periodo pre-saldi, avevamo già registrato un calo delle vendite (-5 per cento) per abbigliamento e calzature. Risultato? Una botta terribile per i titolari di negozi, che non hanno sufficiente liquidità per fronteggiare scadenze, pagare affitti, stipendi e tasse anche perché i saldi di fine estate sono in realtà partiti all’inizio della bella stagione. Il caldo vero è arrivato in concomitanza con i primi di luglio”.

Anche il clima avrebbe, dunque, avuto la sua rilevanza. A sottolinearlo ci ha pensato anche Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio: “Un clima meteorologico che ci ha fatto saltare la stagione, con un calo medio delle vendite nei negozi di moda italiani del 7 per cento in aprile e dell’8 per cento in maggio, con punte del 20/30 per cento in meno rispetto all’anno precedente”. Una circostanza che si ripete sempre più spesso tanto da auspicare che il settore della moda possa essere assimilato a quello dell’agricoltura, in modo da poter chiedere in simili circostanze lo stato di calamità.

Anche se è ancora presto per tirare le somme del 2019, non c’è ancora molto tempo perché i saldi estivi si riprendano. A venti giorni dal loro inizio, si evidenzia un calo del 3% delle vendite. “Occorre comunque evitare l’aumento dell’Iva che comporterebbe un ulteriore crollo dei consumi – suggerisce Borghi – e dare una bella sforbiciata, con un’auspicata riforma fiscale, alle tasse di famiglie e imprese per rilanciare i consumi interni. Le nostre aziende chiedono inoltre di lavorare almeno a parità di condizioni con quelle che si arricchiscono sul web senza versare un equo contributo al Paese”.

Anche Manzoni avverte: “Per fronteggiare la situazione serve l’aiuto della politica. Le Regioni devono rivedere le date, posticipare l’inizio dei saldi, altrimenti sarà un bagno di sangue. Per colpa della crisi, ogni giorno in Italia chiudono 14 negozi. E chiudono battenti anche i fornitori. Ma così non vedo prospettiva, dovremmo dire addio al Made in Italy. Per questo motivo, Confesercenti ha chiesto al governo Conte un tavolo speciale per il rilancio del commercio. Dal 2011 ad oggi sono spariti 32mila negozi, non solo di moda, e abbiamo perso 60 miliardi di spesa delle famiglie”.

Gina Lo Piparo

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