Esteri

Finanziatori “pericolosi”, Verhofstadt resta isolato e rischia il flop elettorale

Il leader dei liberali europei è l’uomo che aveva definito il premier italiano Conte un “burattino”. Ora per lui la situazione si fa difficile.

Sarebbero dovute essere le elezioni della svolta, invece per Guy Verhofstadt le prossime Europee rischiano di trasformarsi in un vero e proprio flop elettorale. I liberali infatti erano dati in tutti i sondaggi come il gruppo più in crescita, grazie anche alla crisi di popolari e socialdemocratici. Verhofstadt infatti puntava ad un buon piazzamento dell’Alde (Alleanza liberali democratici europei) per tentare di diventare il nuovo ago della bilancia dell’aula di Strasburgo.

Ma lo scandalo mediatico di questi giorni rischia di affossare tali sogni di gloria. In Francia, infatti, Marine Le Pen, leader del Rassemblement National ha accusato l’Alde di essere finanziata dal marchio internazionale Bayer-Monsanto. Le due aziende, unite nella produzione di sementi e fertilizzanti, sono finite recentemente nella bufera per essere fra i più importanti produttori di glifosato, una sostanza cancerogena capace di provocare gravi danni al corpo umano. Il pericolosissimo composto è una tra le fonti principali di cancro nel “vecchio continente”. Nessuna smentita dai diretti interessati, ma la notizia è stata ripresa da tutti i giornali del mondo.

Però, le prime reazioni alle affermazioni della Le Pen non sono arrivate da Strasburgo, ma dalla stessa Francia. Qui, il presidente Emmanuel Macron, si preparava al sodalizio politico fra il suo partito “En Marche” e il partito di Verhofstadt . Un’alleanza che avrebbe permesso ai liberali un balzo in avanti e di diventare uno dei gruppi più forti in aula. Ma dopo quanto detto dalla leader del RN, Macron ha annullato il “matrimonio“. Brutto colpo per Verhofstadt, che nel giro di qualche giorno ha visto crollare di botto le quotazioni del suo partito. Si consideri infatti che i liberali potrebbero restare a bocca asciutta anche in Italia (dove la loro alleata è niente meno che Emma Bonino, con poche prospettive di superare lo sbarramento). E’ altresì vero che se lo scandalo ambientalista dovesse allargarsi, altri componenti provenienti da paesi differenti potrebbero decidere di fare come Macron.

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