F.A.D.: il Mediterraneo muore sotto la morsa della plastica (e dell’illegalità)

di Gina Lo Piparo

Il servizio di Luigi Pelazza per ‘Le iene’ ha mostrato l’uso spregiudicato della tecnica che sta deturpando il Mediterraneo e contro cui si batte l’ong Sea Sheperd.

Secondo l’Onu, il Mediterraneo è il mare più sfruttato al mondo: si stima che il 62% della vita in esso contenuta rischi di non potersi più riprodurre, mentre nel resto del pianeta tale percentuale arriva ‘solo’ al 33%.

Il servizio di Luigi Pelazza, in onda a ‘Le iene’ il 17 novembre, ha inoltre gettato luce su un altro orrore che riempie il Mare Nostrum, ossia l’utilizzo dei f.a.d., Fishing Aggregating Devices. Di cosa si tratta? Di un metodo di pesca illegale che prevede l’utilizzo di grosse quantità di plastica, che finiscono per inquinare l’habitat marino.

Conosciuti come ‘caponare’ o ‘cannizzi’, i f.a.d. sono formati da una parte galleggiante, con bidoni di plastica e foglie di palma, e una sottomarina, dove un lungo filo di propilene, legato ad un peso o a rocce sul fondale, àncora tutta la struttura galleggiante.  Le foglie di palma creano una zona d’ombra, sotto cui si raccoglie una grossa quantità di pesce, attratto anche da alcuni microorganismi usati allo scopo; quando i pesci sono abbastanza, i pescatori tirano su le reti a circuizione con tutto il loro contenuto. Lo stratagemma è usato per pescare principalmente la lampuga – il “capone” in Sicilia –  da fine estate a fine anno.

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«Nel solo tratto di mare intorno alle isole Eolie, di questi accrocchi illegali ce n’è un bel po’, 10mila f.a.d. con 6,7,8 taniche e bottiglie cadauno sopra – ha dichiarato il presidente dell’ong Sea Shepherd Italia, Andrea Morello – quindi parliamo di centinaia di migliaia di bottiglie riversate nel mare ogni anno».

Sea Shepherd dal 1977 lotta contro la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie negli oceani, tutelando la biodiversità e l’ecosistema. Investigare, documentare e agire è ciò di cui l’Organizzazione si occupa, mostrando al mondo atrocità che troppo spesso restano ignorate.

Sea Shepherd Italia sta prestando particolare attenzione alla situazione del Mediterraneo, grazie anche al supporto e alle segnalazioni di pescatori artigianali di Lipari e di Salina. Le enormi quantità di plastica non recuperate, infatti, sono all’origine d’inquinamento permanente nella rete alimentare e di rischi di sopravvivenza per molte specie. Le grandi flotte industriali, inoltre, calano in mare un numero spropositato di f.a.d. (si può arrivare anche ad ottocento per imbarcazione, a fronte dei venti previsti dall’ordinanza locale), colpendo duramente l’economia della piccola pesca artigianale.

I f.a.d. abbandonati nel Mediterraneo sono stimati essere più di 1,5 milioni. Le scene raccontate da un volontario sono raccapriccianti: tartarughe strozzate, impigliate, che pur di liberarsi perdono un arto andando inevitabilmente incontro alla morte. Spezzatosi l’ancoraggio, infatti, i f.a.d. divengono una vera e propria trappola letale per uccelli, tartarughe, pesci e cetacei.

La legge, inoltre, prescrive l’uso di materiale organico biodegradabile, sia per il filo che per i bidoni, ma il polipropilene, risultando più economico, continua ad essere utilizzato.

Gina Lo Piparo

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