Cultura & Scienze

Ezio Bosso, le frasi più belle del musicista amato da tutti

Il maestro si è spento oggi all'età di 48 anni.

Il grande pubblico lo aveva subito amato quando era stato, nel 2016, ospite di Carlo Conti a Sanremo. Il maestro Ezio Bosso, spentosi oggi all’età di 48 anni, ha saputo regalare emozioni ed indurre alla riflessione non solo attraverso la sua musica ma anche mediante le sue parole, che testimoniano umanità e dignità da parte di chi, come lui, si definiva semplicemente «una persona normale», non amando eccessive idealizzazioni.

L’ultima intervista era stata consegnata al Corriere della Sera e pubblicata il 17 aprile. Oggi i suoi desideri per il ritorno alla normalità dopo il lockdown hanno un sapore più amaro: «Abbracciare gli amici. Di natura sono timido, riservato, e con il corpo ho un approccio particolare. Non abbraccio chiunque, solo chi amo. Sempre avvolgendo l’altro totalmente. Questa astinenza forzata mi pesa. Sarà interessante ritrovare un rapporto fisico. Magari ci sarà un po’ di imbarazzo, magari un po’ di paura. Ci metteremo a ridere o ci spunteranno le lacrime. Non so come sarà. Ma qualsiasi cosa sia sorrideremo. Felici di essere vivi».

«La prima cosa che farò è mettermi al sole. La seconda sarà abbracciare un albero». La lista delle priorità era fatta di cose semplici, le stesse il cui valore ci è spesso offuscato dal loro essere quotidiane.

La musica aveva insegnato concentrazione e disciplina ad Enzo Bosso ed è così che il suo periodo di isolamento è stato vissuto: studiando, progettando le modalità del ritorno in teatro, esercitando il rigore, esaminando se stessi. «Le note lunghe, le scale, ti educano all’ordine interiore. Non ho cambiato le mie regole; anche se non esco, mi alzo presto, faccio la barba, mi vesto. E studio. Approfondisco e metto in dubbio ciò che ho fatto, affronto partiture che forse non dirigerò mai perché non me le faranno fare. E poi singole parti, processi tecnici e storici necessari… Esercizi che praticavo all’aperto, per costringermi alla concentrazione. Ora ci provo in casa».

«Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un’opportunità», aveva detto ad Ansa nel 2015, in occasione dell’uscita del suo primo album fisico, “The 12th Room”. Il titolo allude ad una metafora dell’esistenza:

«Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica, detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia».

Illustrando il brano eseguito al Festival, “Following a bird”, Ezio Bosso ci aveva consegnato una profonda riflessione: «Proprio seguendo quell’uccellino che volava mi sono perso e mi son messo a ragionare sull’importanza di perdersi per imparare a seguire. Noi diciamo: “Perdere è brutto”. No, nessuno perde. Ma a volte perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore ci avvicina».

«Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono», aveva detto il maestro, che non ha mai nascosto di aver ricevuto pesanti ceffoni dal pregiudizio, che tanto lo faceva arrabbiare: «Rendermi conto di come alcuni, purtroppo anche cosiddetti colleghi, usino la mia condizione fisica per denigrarmi. La patologia vera è questa. Le disabilità più gravi non si vedono, i veri malati, o i “sani cronici”, come li chiama il mio amico Bergonzoni, sono loro».

«Ho messo delle ruote bellissime, così, se proprio vuoi guardarmi solo le ruote, almeno vedi delle belle ruote», aveva dichiarato a Fanpage un anno fa, raccontando una vita che fin da subito aveva dovuto fare i conti con barriere e preconcetti. «Un povero non può fare il direttore d’orchestra», dicevano, ma la musica è libera e capace di distruggere persino l’ingiustizia sociale.

«La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme». Il valore della memoria, dell’unione, della comunità, dell’uguaglianza. Valori sociali che il maestro aveva espresso in più occasioni, dalla lettera ai cittadini europei per la sensibilizzazione al voto del 26 maggio 2019 al discorso al Parlamento Europeo del 2018.

Ascoltare la parola chiave, l’insegnamento appreso – ancora una volta – dalla musica, che diviene essenziale nei rapporti con gli altri ma prima di tutto con se stessi: «Oggi tutti parlano e nessuno sta a sentire. Bisogna fare silenzio per poter ascoltare. Un silenzio attivo, che ti aiuta a percepire non solo il suono ma anche te stesso, la tua anima».

Gina Lo Piparo

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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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