Ecco perché è stato giusto non dare il premio Nobel a Greta Thunberg (e quando lo sarà)

di Filippa Tagliarino

Greta Thunberg, beniamina della generazione sensibile alle problematiche ambientali, pupilla degli uomini più influenti al mondo, ha perso l’ambìto riconoscimento che quest’anno, finalmente, è stato restituito al volto della Pace, ovvero a colui che ha condotto due popoli in guerra per un ventennio verso la riappacificazione: Abiy Ahmed Ali.

Figlia d’arte svedese, da qualche anno calca la scena predicando scenari ambientali apocalittici. Nell’era degli ‘influencer’, la giovane diviene la perfetta fautrice della divulgazione ‘green’ a quegli incauti ravveduti che hanno deciso di non inquinare il pianeta grazie al carisma della fenomenica bambina con le treccie. Le giovani leve ne sono affascinati, tanto da manifestare di propria volontà per le vie delle città più importanti, in perfetta compostezza, secondo l’esempio della loro protetta.

La sindrome di Asperger, di cui Greta è affetta, ne ‘risalta” una personalità criptica, pertanto la credibilità è soggetta ad un massacro collettivo ai limiti dell’animosità. Il vice premier ungherese, Gergely Gulya, nei giorni scorsi, ne ha sottolineato lo squilibrio, ma è l’opinionista americano Michael Knowles che ne trucida il proposito: «Se il movimento per il clima riguardasse la scienza sarebbe guidato da scienziati piuttosto che da politici e da una bambina svedese malata di mente che viene sfruttata dai suoi genitori e dalla sinistra internazionale».

La sedicenne, protagonista di un discorso commovente al palazzo di vetro dell’Onu, attaccò duramente i leader mondiali che partecipavano al Climate Summit, accusandoli di averle rubato i sogni e l’infanzia per il crollo di interi ecosistemi. Da quel memorabile intervento il Friday for Future ha preso campo in tutto il mondo.

Il fenomeno Greta, tuttavia, pare non aver attecchito su tutti. Molti, infatti, credono vi sia una strumentalizzazione dietro ad un personaggio creato ad arte. Ciò che lamentano gli scettici è la gigantesca farsa mediatica in contrasto ad un ambientalismo serio che dovrebbe conciliare progresso economico, scientifico e tutela del pianeta.

Anche la scienza placa gli allarmismi dei giovani derubati dal futuro: 500 scienziati di tutto il mondo, oscurati dal faro Greta, hanno inviato una lettera al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, in cui, Guus Berkhout, geofisico e professore dell’università dell’ Aja, esplicita che non vi è nessuna urgenza ne crisi irrimediabile. Il clima varia da quando esiste il pianeta con fasi naturali di caldo e freddo. «La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento».

Seppur le intenzioni di Greta, che crede fortemente al suo vangelo ecologista, siano esemplari e nobili, è incontestabile lo slancio all’ascesa sociale da parte di chi, forse, ha un piano a noi ignoto, mettendo a profitto una giovane utopista.

Ognuno è responsabile indiretto di una contaminazione globale. Anche i giovani contestatori, manovrati contro gli adulti, sono chiamati a rivalorizzare il salvabile, instaurando un patto con l’ambiente fatto di rinunce all’inessenziale nel rispetto dell’ecosistema. Quando ciò avverrà, nessuno contesterà il Premio Nobel a Greta Thunberg.

Filippa Tagliarino

Leggi anche: Fantoccio di Greca impiccato su un albero a Roma.

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un 'Mi Piace' sulla nostra pagina Facebook!

Articoli Correlati