Di plastica o naturale? Qual è l’albero di Natale più ecologico

di Gina Lo Piparo

Cresce il numero degli italiani che scelgono quello naturale, ma l’uso dell’albero di Natale artificiale è ancora molto difficile da estirpare. I danni che esso arreca all’ambiente, tuttavia, non sono di trascurabile entità.

Albero di natale naturale o di plastica? Il quesito si pone ogni anno, ancor di più in conclusione di questo 2019 ricco iniziative e dibattiti a tema ambientale.

L’associazione dei Florovivaisti Italiani informa che per un albero di Natale di plastica di dimensioni medie, ossia di circa 10 kg, occorrono ben 20 kg di petrolio e 23 kg di CO2 emessa nell’atmosfera; si consideri poi il petrolio necessario al trasporto dalla Cina, luogo d’origine dell’80% circa di questi prodotti. L’impatto ambientale è considerevole, insomma, basti pensare che il tempo di smaltimento stimato è niente di meno che di due secoli.

Che l’albero naturale sia una scelta più sostenibile di quella di un surrogato di plastica lo afferma anche il Pefc Italia, l’ente normatore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale, che pone l’accento anche sulla provenienza delle piante: meglio optare per coltivazioni o boschi vicini in modo da ridurre l’impatto ambientale legato ai trasporti.

«Scegliere un abete vero per il periodo natalizio  – afferma Maria Cristina d’Orlando, presidente del Pefc Italia – significa mettere in casa una creatura vivente che respira, assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno e olii essenziali che purificano l’abitazione. E soprattutto, significa sostenere le comunità locali, le aree interne del nostro paese, creando una relazione positiva fra città e montagna e prendendo le distanze da sistemi produttivi lontani da noi e incompatibili con l’ambiente».

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Sebbene l’associazione dei Florovivaisti Italiani abbia stimato che 7 alberi su 10, nelle case degli italiani, siano sintetici,  per questo mese di dicembre i dati vedono una crescita del 10% nella vendita di alberi naturali, il cui giro d’affari complessivo ruota attorno ai 30 milioni di euro.

Il cambiamento c’è, ma procede a rilento, insomma. «Fortunatamente – ha dichiarato Aldo Alberto, presidente dell’associazione – la sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità ha aumentato la domanda per gli abeti naturali, cogliendo di sorpresa persino i produttori, tra i quali molti giovani che stanno ripristinando il florovivaismo nelle zone montane per soddisfare questa fetta di mercato in crescita. Gli alberi italiani sono generalmente abeti rossi, diffusi soprattutto nelle Alpi orientali, e gli abeti bianchi dell’Appennino. In Italia la produzione si concentra in Toscana e in Veneto ma il nostro obiettivo è arrivare competere con la Germania, dove la coltivazione di abeti di Natale arriva a quasi 20 milioni di alberi prodotti».

Fondamentale anche diffondere una corretta informazione per non danneggiare il settore: «E’ importante  combattere le fake news – ha rimarcato Aldo Alberto – e ricordare ai consumatori che gli abeti natalizi non vengono sradicati dalle foreste ma provengono da aziende vivaistiche dove sono coltivati appositamente per il mercato delle feste e vengono piantati di nuovo, dopo la vendita».

Il 90% degli abeti italiani sul mercato natalizio, infatti, proviene da coltivazioni specializzate realizzate da piccole aziende nostrane; il 10%, invece, è costituito da cimali e punte d’abete, frutto solitamente delle normali pratiche di gestione forestale.

Acquistare alberi veri, dunque, equivale anche a sostenere l’economia, in particolare, quella delle zone rurali, senza contare il benefico influsso sulla riduzione di CO2. Un prodotto locale è, infine, garanzia di freschezza, giacché tagliato pochi giorni prima della consegna e sagomato a cono durante i mesi della coltivazione.

 

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