Politica

‘Sardina’ con il velo: “Da iraniana musulmana un’immagine che mi fa soffrire”

«Perché gran parte di voi femministe e persone di sinistra date sempre la parola solo alle donne musulmane col velo? Perché non date mai voce a tutte quelle donne che ogni giorno lottano per toglierselo il velo, in Italia e nel mondo?». A parlare è Atussa Tabrizi, donna iraniana atea che vive in Italia,  in un post pubblicato su Repubblica.

«Se volete chiamarmi islamofoba – continuato Atussa – avete il mio permesso, perché io ho una vera fobia dell’islam. L’islam mi ha fatto sempre male. Sia quando vivevo in Iran, sia adesso che sono qui in Italia».

«Quello che ho visto – racconta Atussa – una settimana fa sul palco delle sardine a Roma mi ha fatto male, come quando in Iran sono stata arrestata dalla polizia morale perché non ero vestita adeguatamente (avevo una sciarpa sui capelli)». poi parla delle sardine: «Non sono sicura se hanno intenzione di lottare per la laicità o vogliono solo andare contro il razzismo di persone come Meloni e Salvini, ma non hanno nessuna idea di cosa sia la laicità dello Stato. Vanno contro croci e madonne di Salvini e Meloni con il velo…».

LEGGI ANCHE: Salvini al congresso della Lega: “L’Italia è cristiana fino al midollo”

IL SIGNIFICATO DEL VELO

«Il velo per me, in quanto donna iraniana – spiega Atussa – è simbolo di oppressione, simbolo del male. Non so cosa pensavano le sardine quando hanno deciso di presentare Nibras Asfa come un simbolo di laicità contro Meloni e Salvini, ma chiedo loro se non potevano dare voce a un’altra donna. Una donna – italiana o straniera – che crede nella laicità e nella libertà delle donne».

«Se voi, sardine (come la maggior parte delle persone di sinistra e delle femministe italiane) – continua la donna iraniana – pensate davvero che sostenere una donna col velo significa sostenere la sua libertà, state sbagliando. È vero che ci sono persone come Meloni e Salvini che non vedono bene le donne con il velo…ma la maggioranza delle donne sono obbligate a metterlo, e non appena ne hanno l’occasione se lo tolgono».

LEGGI ANCHE: Agrigento, vietata messa di Natale per rispettare le minoranze.

A TAL PROPOSITO COSA SUCCEDE IN IRAN

«Guardate il mio paese per esempio – evidenzia Atussa – guardate come le donne tolgono il velo sapendo che saranno arrestate e condannate al carcere o anche peggio. Guardate le donne in Arabia Saudita che con quella piccola, finta libertà che hanno ottenuto ultimamente la prima cosa che fanno è togliere il velo. Guardate le donne come Ayan Hirsi Ali. Perché la maggior parte di voi femministe e di sinistra non parla mai di queste donne ma invece sempre, dico SEMPRE, delle donne musulmane col velo. Perché non date mai voce a una donna di origine straniera contro il velo e contro l’islam?  Perché non sostenete mai queste persone? Sicuramente andare contro il cristianesimo di Salvini e Meloni scegliendo l’islam è la scelta più sbagliata. Non si può lottare per la laicità presentando una donna musulmana, come non si può farlo con una suora cristiana. Se volete andare avanti a lottare contro i pensieri oscurantisti di Salvini e Meloni, l’islam non è la scelta giusta.Le donne musulmane che credono nella laicità e vogliono cambiare qualcosa per le donne dovrebbero sostenere le donne che lottano per la libertà in paesi come Arabia Saudita, Iran, Indonesia. E invece spesso le donne che non mettono il velo sono considerate contro l’islam, blasfeme, non modeste e addirittura prostitute. E chi critica l’islam è considerato islamofobo e razzista».

LEGGI ANCHE: Gas intestinali, quando è meglio andare dal medico.

ISLAMOFOBIA? UNA PAROLA INVENTATA DAI MUSULMANI

«La parola “islamofobia” – spiega Atussa – è stata inventata dai musulmani con il supporto di una grande parte delle persone di sinistra per collegare subito qualsiasi tipo di critica contro l’islam al razzismo. Mentre, come sappiamo, essere musulmano non è una caratteristica di un gruppo di persone legata a una «razza». Se volete chiamarmi islamofoba avete il mio permesso, perché io veramente ho una fobia dell’islam, perché l’islam mi ha fatto sempre male. Sia quando vivevo in Iran, sia adesso che sono qui in Italia. Peggio di tutto questo è presentare tutte le donne immigrate come donne simili a Nibras Asfa, mentre anche qui in Italia tante donne immigrate soffrono e lottano per la loro libertà fuori dalla gabbia de l’islam e del velo. Mie care sardine, se volete fare i veri rivoluzionari, se volete cambiare qualcosa, non dovete dare precedenza alle donne col velo, ma esattamente al contrario dovete dare spazio alle donne che lottano per i loro diritti, nei paesi in cui anche lottare per un proprio diritto è punibile, e dovete imparare da loro come si lotta contro qualsiasi tipo di oscurantismo. Voglio concludere ripetendo quello che ho detto all’inizio: mi chiamo Atussa, sono orgogliosamente una donna, sono iraniana, sono atea e sono orgogliosamente contro l’islam e il velo».

                                                                                                                     Gabriele Giovanni Vernengo

LEGGI ANCHE: Iran, aumenta la repressione dei cristiani evangelici

Tag

Gabriele Giovanni Vernengo

Classe 94', amante della cultura e dell'arte. Fermo nei propri valori e nella sua fede cristiana, porta avanti il proprio talento tramite la poesia e il giornalismo, definite da lui stesso come «missioni» e/o « vocazioni».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close