Cristina Parodi non compra più carne per ‘salvare il Pianeta’: ha ragione?

di Alessandra Barbato

È risaputo che mangiare troppa carne fa male alla salute. Forse non sono proprio di dominio pubblico, invece, le informazioni secondo cui l’industria che porta la carne sulle nostre tavole provoca danni devastanti sull’ambiente.

Hanno recentemente aperto il dibattito sulla questione le dichiarazioni di Cristina Parodi, stimata giornalista e conduttrice italiana che ad un certo punto della sua vita decide di non comparare più carne per “salvare il Pianeta”.

Ha ragione?

La riposta ce la fornisce la scienza. Un nuovo studio della Oxford University mostra le reali proporzioni dell’impatto della carne sull’ambiente e i risultati sono davvero scioccanti. I due ricercatori Joseph Poore e Thomas Nemecek hanno, infatti, misurato l’impatto dell’allevamento di bestiame sull’industria alimentare.

ll dossier, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Science”, si basa su esami effettuati in circa 40.000 aziende agricole e 1.600 industrie di trasformazione agroalimentare. Sono stati presi in considerazione anche i tipi di imballaggi usati e i negozi di vendita al dettaglio.

Ebbene, il costo ambientale della carne è enorme! Per produrre 100 grammi di proteine, l’industria della carne emette fino 105 kg di CO2. Vale a dire, da 12 a 50 volte in più rispetto ai produttori di carne bovina non intensivi. Una proporzione sconvolgente, soprattutto se si analizza la produzione di proteine di origine vegetale. Infatti, seminando piante dal ricco apporto proteico, per 100 grammi di proteine basta solamente 1 m2 di terra. Le emissioni di CO2 diminuiscono fino a 0,3 Kg. Processi di trasformazione, imballaggi e trasporto inclusi!

I dati dello studio confermano, dunque, la personale ma corretta scelta di Cristina Parodi, una scelta che fa scalpore solo perché proveniente da una vip ma che implicitamente ci dovrebbe invitare a riflettere sulle nostre abitudini alimentari al fine di ritrovare un giusto equilibrio con la natura, nella direzione di una vita vissuta in maniera sana e responsabile.

La sua testimonianza. “Mi sono prefissata alcuni obiettivi. Non compro più carne – anche se la mangio occasionalmente, quando vado fuori a cena – perché so quanta acqua serve per allevare gli animali. Quando faccio la spesa, compro meno prodotti possibili con le confezioni in plastica e uso sacchetti di materiale riciclato. Nella mia città, Bergamo, mi sposto solo in bicicletta. E ho comprato il gasatore domestico per avere l’acqua frizzante in casa senza acquistare quella in bottiglia, che comporta uno spreco di risorse”.

La Parodi vorrebbe fare anche di più, ma per il momento non è facile rinunciare ad altre cose, come ai voli aerei. “Vorrei prendere meno aerei. Ma ancora non ci riesco: ho sempre fretta, viaggio anche per lavoro, insomma, volare è di una comodità estrema. Spero che, in futuro, la tecnologia riesca a diminuire l’impatto ambientale di quei mezzi. I miei figli, invece, sono capaci di tornare dall’Inghilterra in treno”, ha aggiunto. E sono stati proprio i suoi tre figli a darle la spinta a interessarsi di più alle tematiche legate ai cambiamenti climatici: Benedetta (23 anni), Alessandro (22) e Angelica (18). “Mi hanno insegnato a non comprare prodotti che vengono da molto lontano oppure che non sono di stagione perché, per trasportarli o conservarli a lungo, si sprecano grandi quantità di energia”.

Ecco qualche suggerimento per contribuire alla salvaguardia del pianeta … e della propria salute!

  • Acquistare prodotti locali o cosiddetti “km0”. I prodotti locali sono garanzia di freschezza. Per la loro vicinanza tali prodotti permettono di limitare le emissioni di CO2 e il loro acquisto dà un enorme contributo all’economia locale e alle filiere italiane.
  • Mangiare prodotti di stagione. Siamo troppo abituati ad esempio a mangiare melenzane in inverno o fragole tutto l’anno. La frutta e la verdura hanno proprietà stagionali! Se le “destagionalizziamo” è ovvio che quei prodotti non avranno le giuste proprietà nutritive. Per questo è importante mangiarle al momento giusto. Mangiare prodotti di stagione significa ridurre pure l’impatto ambientale. La produzione non richiede particolari consumi di energia (come succede invece quando si produce in serra).
  • Diminuire il consumo di carne. Abbiamo visto come la produzione industriale di carne provoca ingenti danni all’ambiente: deforestazione, inquinamento, consumo massiccio di acqua, perdita di biodiversità, cambiamenti climatici. Metà della produzione agricola mondiale, paradossalmente, è utilizzata per sfamare gli animali d’allevamento…!
  • Scegliere bene il pesce. Nel Mediterraneo il 96% delle risorse ittiche è sfruttato senza limiti. Ecco perché l’ideale sarebbe quello di scegliere i pesci che non sono in pericolo di estinzione.  Concetti come quello di “stagionalità” e “località” valgono anche per il pesce.
  • Ridurre gli sprechi alimentari. Sprecare cibo significa sprecare risorse naturali. Spesso si acquistano più prodotti di quelli che si consumano. Oppure vengono conservati nel modo sbagliato. Preparare una lista della spesa. Controllare la data di scadenza. Servire porzioni contenute. Queste sono azioni che ci aiutano sicuramente a ridurre gli sprechi.
  • Privilegiare i prodotti biologici. Scegliendo prodotti biologici diciamo NO all’uso di agenti chimici sui cibi. L’agricoltura biologica riduce drasticamente il pericolo di contaminazione del suolo e delle falde acquifere. Gli allevamenti biologici permettono di preservare le caratteristiche genetiche degli animali allevati. E i cibi sono più sani e gustosi!
  • Evita di acquistare prodotti con troppi imballaggi. Preferire merce sfusa o alla spina poiché circa il 40% dei rifiuti prodotti è costituito da imballaggi e il costo delle confezioni incide sul prezzo finale del prodotto acquistato.
  • Cercare di evitare i cibi eccessivamente processati. Questi alimenti hanno un impatto enorme sull’ambiente. La loro produzione richiede molta più energia di quanta ne apportino. Preferire una mela ad uno snack o mettersi ai fornelli sarà sicuramente d’aiuto per conoscere le caratteristiche e le proprietà dei cibi che mangiamo.
  • Bere acqua del rubinetto, prenderla ad una fonte o, presso “casa dell’acqua” presenti ormai in moltissime città italiane. L’acqua in plastica ha un impatto devastante sull’ambiente. La produzione, il trasporto e lo smaltimento delle bottiglie generano una marea di conseguenze negative. L’uso delle bottiglie di plastica potrebbe essere giustificato solo quando l’acqua del rubinetto non risultasse potabile. Ma se pensiamo all’inquinamento di fiumi, laghi o falde acquifere, stabilire quale sia l’acqua migliore non è facile. La vera sfida è quella di proteggere le risorse idriche del pianeta e investire in maniera tale che l’acqua del rubinetto sia la miglior acqua per tutti i consumatori.
  • Evitare gli sprechi anche ai fornelli. Gli accorgimenti da seguire ai fornelli sono tanti! Evitare di aprire continuamente il forno e preferire la cottura di più teglie contemporaneamente, sono delle preziose opportunità per ridurre il consumo di energia. Anche la scelta del recipiente è importante. Da evitare quelli in rame e alluminio perché potrebbero rilasciare sostanze tossiche. Tra i materiali più sicuri l’acciaio inox il vetro pirex. La pentola a pressione, invece, permette di ottimizzare i tempi di cottura.

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Ognuno di noi può nel proprio piccolo impegnarsi?

La domanda a questo punto sorge spontanea: per stare meglio bisogna prediligere una dieta vegana? Il veganesimo è una scelta etico-morale assolutamente personale ma, alla luce di tali consigli non risulta necessario eliminare drasticamente carni e derivati se si tratta di alimenti che si gustano con piacere. Ancora troppo “poco indagati” risultano, infatti, i sostituti della carne – spiega Susan Jebb, docente di Alimentazione e Salute pubblica all’Università di Oxford a coautrice dello studio. “I benefici per la salute dipendono da cosa si sceglie per sostituire la carne” e da un’alimentazione sana, equilibrata e…sostenibile, of course!

Alessandra Barbato

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