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Cristiana iraniana a Trump: “Ecco come il regime ha chiuso la mia chiesa”

L’Articolo 19 della Costituzione della Repubblica Italiana afferma: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Si tratta di uno dei capisaldi della nostra Costituzione che ci ricorda quanto siamo stati fortunati a nascere in una “parte di mondo” in cui abbiamo la libertà di professare liberamente la nostra religione, cattolica, evangelica, ortodossa o qualsiasi essa sia….

La libertà spirituale è la madre di tutte libertà. Uno Stato democratico che ignora, o peggio limita e calpesta la libertà di ogni cittadino di vivere la propria dimensione religiosa, di fatto nega e mortifica la sua umanità, oltre che spiritualità.

È disarmante la frequenza con cui oggi ci giungono dal mondo notizie di cristiani perseguitati, boicottati, trucidati. Chi è scampato spesso non ha voce, non la può avere perché è costretto a nascondersi, figuriamoci se ha la possibilità di parlare; ma c’è anche chi ha avuto l’opportunità di intervenire ad una tavola rotonda sulla libertà religiosa con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.  Alla sua presenza, l’iraniana cristiana Dabrina Bet Tamraz ha raccontato la sua storia.

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Donald Trump

Ricorda ancora quella telefonata in quel fatidico lunedì 30 marzo 2009. Al telefono era il “governo” che chiese a Victor Bet Tamraz (padre di Dabrina), pastore di una congregazione pentecostale assira a Teheran, di andare nella sua chiesa. Sul posto la famiglia fu accolta da una nutrita delegazione governativa che intimò la chiusura della chiesa e la consegna delle chiavi. A quel punto, insieme ad alcuni membri della comunità chiesero un paio d’ore per pregare, terminate le quali consegnarono le chiavi, ringraziando.

Dabrina ricorda di aver detto al padre: “Perché lo hai ringraziato?”. Il padre rispose: “durante il tempo che abbiamo speso in preghiera la congregazione, di pari sentimento, ha sentito da parte di Dio di consegnare le chiavi perché Egli ci avrebbe aperto le porte del cielo. Dico grazie perché non vedo l’ora che Dio apra le porte del Paradiso affinché le persone gridino alleluia per le strade”.

Oggi, il padre, la madre e il fratello di Dabrina sono tra gli innumerevoli cristiani che affrontano il carcere, gli abusi e le torture nella Repubblica Islamica dell’Iran semplicemente a causa della loro fede in Gesù Cristo.

Il padre di Tamraz sta facendo appello a una pena detentiva di 10 anni che ha ricevuto nel 2017. È stato arrestato nel 2014 durante una riunione di Natale ed è stato detenuto per 65 giorni in isolamento. Il padre di Tamraz è stato accusato di agire contro la sicurezza nazionale. Mentre la madre di Tamraz, Shamiram Isavi, sta facendo appello a una pena detentiva di cinque anni, il fratello di Tamraz, Ramiel Bet Tamraz, spera che il tempo rimanente in carcere sia di soli 5 mesi dopo essere stato arrestato nel 2016 nel corso di un picnic. La stessa Tamraz è stata arrestata e detenuta nel 2009. Tuttavia, è stata in grado di fuggire dall’Iran dopo la sua liberazione. Ora vive in Svizzera, dove è impegnata in una campagna internazionale che preme per il rilascio dei suoi genitori.

E purtroppo si deve sottolineare che il caso della famiglia Tamraz è tra quelli meno drammatici; sappiamo, infatti, delle stragi di Cristiani in tutto il mondo; non si fanno scrupoli di attentare alla vita dei fedeli nel bel mezzo delle loro riunioni o di sterminare intere famiglie in casa loro.

L’Iran è il nono paese peggiore al mondo per persecuzione cristiana secondo Open Doors USA.

Tamraz ha detto che la sua famiglia sa fin troppo bene cosa si prova a essere monitorati dal governo. “Abbiamo avuto macchine che ci seguivano. Era normale – ha ricordato. Ho lasciato l’Iran 2010, 2011 e mi ci sono voluti nove o otto anni per smettere di guardarmi indietro per vedere se un’auto mi stava seguendo o no. Siamo stati monitorati, la nostra casa è stata messa a soqquadro più volte. Mio padre è stato regolarmente arrestato e interrogato. A volte poco prima dell’inizio del servizio domenicale. Dovevamo sempre essere pronti a predicare nel caso in cui mio padre fosse stato arrestato. Quella era la nostra vita”.

“Il 24 febbraio tra qualche giorno, i miei genitori dovranno affrontare la loro ultima udienza in tribunale– ha continuato. “Preghiamo davvero che la loro sentenza venga annullata e che possano esercitare la loro fede in pace, dignità e libertà come dovrebbero”.

Secondo Open Doors USA ci sono circa 800.000 cristiani in Iran. “Le chiese sotterranee stanno crescendo e molte persone vengono a Cristo perché hanno conosciuto il vero volto dell’Islam e stanno sperimentando l’amore di Gesù attraverso il cristianesimo”.

Alessandra Barbato

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