Cultura & Scienze

Covid19, virus isolato nelle lacrime: “Occhi possibile porta d’ingresso”

La scoperta dell'Istituto Spallanzani di Roma.

La donna cinese affetta da Coronavirus, ricoverata allo Spallanzani di Roma con il marito a fine gennaio, e successivamente guarita, aveva il virus presente nelle lacrime.

Questo è emerso in una ricerca dell’Inmi Spallanzani, pubblicata in data 17 aprile su Annals of Internal Medicine. La paziente aveva una congiuntivite e i ricercatori, prelevando un campione di secrezioni di lacrime, hanno trovato la presenza del virus.

Il virus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia Covid-19, è pertanto attivo anche nelle secrezioni oculari dei pazienti positivi al virus, hanno spiegato i ricercatori dell’ospedale romano. Un tampone oculare fu prelevato il terzo giorno del ricovero della donna, che presentava una congiuntivite bilaterale e i ricercatori dello Spallanzani sono riusciti ad isolare il virus, dimostrando così che esso, oltre che nell’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.

Si tratta di una scoperta che ha importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, viene sottolineato, tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità, d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione.

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«Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio – ha commentato Concetta Castilletti, responsabile dell’Unita’ Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani – e ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus».

La ricerca dello Spallanzani ha inoltre evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero.

Saranno dunque necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime: va ricordato infatti che l’analisi molecolare rileva soltanto la presenza del Rna virale nel campione, e soltanto l’isolamento del virus in una coltura cellulare puo’ evidenziare la sua capacità infettante.

«La scoperta dei nostri ricercatori – ha affermato Marta Branca, direttore generale dello Spallanzani – è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus. La nostra soddisfazione è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti».

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