Economia

Covid-19 e ripresa del turismo: a che punto siamo?

Il COVID-19 ha dimostrato di non essere spietato solo a livello clinico, ma per via della sua cattiva reputazione è riuscito a fare terra bruciata laddove arrivava.

Com’è accaduto in Cina e subito dopo in Italia, dove il virus si è manifestato maggiormente all’origine della sua epidemia, facendo di conseguenza isolare queste due nazioni dal resto del mondo, mentre la maggior parte della popolazione mondiale continuava a viaggiare imprudentemente.

Dal giorno in cui si sono manifestati i contagi di coronavirus a Codogno, l’Italia ha perso i suoi milioni di turisti, subendo dapprima una crudele battuta d’arresto in tutto il settore turistico del paese, e poi tutto il resto che ne è sopraggiunto.

Per via della chiusura delle frontiere con l’estero la domanda di voli verso l’Italia è conseguenzialmente collassata. Successivamente, per la chiusura dei confini tra le regioni, anche la domanda interna dei voli ha subito un calo vertiginoso, finendo ad avere operativi solo il 5% circa dei voli nazionali.

Tantoché il numero di “menzioni” nel mondo digitale riguardante il turismo italiano non smetteva più di essere abbinato alla parola “coronavirus”, registrando il suo massimo picco il 18 marzo, periodo in cui il lockdown a quel punto stava diventando un serio problema mondiale.

Un mese dopo però, i “BIG DATA”, ossia algoritmi capaci di trattare in poco tempo milioni di informazioni computazionali, hanno iniziato a mostrare una controtendenza. L’Italia che per prima aveva subito un allontanamento da tutti per colpa di un virus di cui nemmeno conosceva l’esistenza, ha finalmente iniziato ad esserne meno associata al virus.

L’Indice di percezione della sicurezza” ha iniziato a diminuire prima nella popolazione nazionale e successivamente in quella estera, conducendo i viaggiatori europei ad ipotizzare possibili viaggi verso l’Italia

I big data analizzati, mostrano che le ricerche effettuate online per volare verso l’Italia e dentro l’Italia siano in fase di ripresa pur se le frontiere con l’estero e tra regioni sono momentaneamente ancora chiuse.

Tra i mercati turistici esteri ad esempio, quello francese rappresenta la quota di mercato più importante per l’Italia, e insperabilmente è il mercato che sta mostrando più interesse nelle ricerche di voli verso il nostro paese.

Il secondo mercato importante per i voli verso l’Italia è quello spagnolo. Anche la Spagna sembrerebbe aver incrementato le ricerche di voli verso l’Italia, e i big data dimostrano che Barcellona sembra essere la città spagnola attualmente più interessata ai voli verso L’Italia. Stessa cosa sta avvenendo in Germania, in Inghilterra, ed in altri paesi europei.

Per quanto non si sa ancora se molte compagnie aeree saranno in grado di riattivare tratte di volo che fino a prima del lockdown collegavano l’Italia con tutto il mondo, il dato appena fornito espone ottimismo ed è emerso dalla ricerca diffusa da Mabrian Technologies nonché piattaforma di travel intelligence che studia attraverso i social i “Big Data” turistici sia in termini di percezione che di abitudini di viaggio.

L’indagine ha rastrellato su social come Instagram e Twitter, i richiami che si riferivano al turismo italiano, svelando che il 93% delle menzioni europee sull’Italia non facevano più cenno alla pandemia, confermando che per gli europei l’Italia rimane una metà turistica desiderata.

La percezione di sicurezza del nostro Paese non è certo ai livelli della pre-crisi, ma sta poco alla volta rinascendo in tutti i nostri principali mercati esteri, che dopo i contagi di Codogno ci avevano isolato.

Questa analisi ha anche dimostrato altri stimolanti dati che potrebbero certamente tornare utili agli operatori del settore turistico, come ad esempio che i francesi abbiano verso l’Italia una preferenza per i viaggi settimanali, con una permanenza di soggiorno tra i 4 e 7 giorni. Mentre gli spagnoli stiano considerando per il momento una vacanza più lunga, a differenza degli inglesi che cercano invece viaggi di soli 2-3 giorni.

Cosa accadrà a questo punto?

Chiaramente queste sono solo ipotesi basate su ricerche online che allo stato attuale non si sono convertite in effettive prenotazioni. La ripartenza non sarà rapida, e avverrà solo dopo che le persone si sentiranno sicure di viaggiare, e nessuno sa quando questo realmente accadrà.

Bisognerà attendere l’evolversi degli scenari mantenendo nel frattempo alti i valori dell’ospitalità italiana, anche perché se le saracinesche di bar, negozi e ristoranti sono state rialzate con l’enigma di sopravvivere più che per sfida di farcela, il divieto di assembramenti ha soppresso i più grandi eventi estivi che richiamavano visitatori da ogni dove, finanche cancellando tutte le più grandi manifestazioni sino all’autunno.

Questo per l’Italia è certamente un grosso danno considerando che secondo “ICCA Statistics Report Country & City Rankings” che ogni anno pubblica la classifica mondiale per organizzazione di eventi, l’Italia è al sesto posto dopo USA, Germania, Francia, Spagna, e UK.

Chi si occupa di turismo dovrà straordinariamente favorire i viaggiatori italiani e stranieri per stimolarli a viaggiare, perché attualmente la maggior parte dei turisti oltre la questione sicurezza, potrebbero essere scoraggiati dalla regredita possibilità di spesa destinata alle proprie vacanze, considerate necessarie ma non fondamentali per la propria sopravvivenza.

Ogni albergatore dovrà quindi mostrare la massima flessibilità ed una giusta sensibilità verso le opportunità emergenti per riuscire a sopravvivere e superare questo periodo. Appunto per questo si sta pensando all’ipotesi di realizzare un grande portale nazionale copiando così la Francia, per rafforzare la promozione turistica verso l’Italia.

Promozione turistica che ad oggi rimane più nelle mani delle maggiori OTA (online travel agencies) tra l’altro tutte di bandiera straniera, piuttosto che essere coordinata da un ente nazionale.

Da anni poi le OTA, sono le principali protagoniste grazie alle loro sviluppate tecnologie di vendita, riuscendo a conquistare la fiducia della maggior parte dei consumatori a svantaggio dei singoli hotel.

Va riconosciuto che le OTA hanno saputo conquistare l’enorme fetta di mercato che oggi detengono nell’ospitalità di tutto il mondo. Tuttavia, il dominio incontrastato che sanno di avere nella vendita di camere, sta portando queste agenzie online ad applicare una politica di vendita che cannibalizza sempre più gli hotel.

Va comunque detto, che anche le OTA in questo assurdo periodo hanno momentaneamente perso la loro prestanza. I pochi viaggiatori in circolazione preferiscono avere contatto diretto con gli hotel, evitando così troppi giri, per timore di effettuare prenotazioni in strutture che risultano ancora chiuse, rischiando di perdere soldi e alloggio.

Questo dimostra che in tempi in cui tutti incitano gli strumenti tecnologici a 360°, il vis-à-vis rimane “ancora” il metodo che offre maggiore certezza.

Al di là di riuscire a reperire i BIG DATA alla velocità di come un coccodrillo fagocita la sua preda, i sistemi tecnologici non potranno mai sostituire la figura umana, non potendo rassicurare o assistere come un essere umano, specialmente in tempi di coronavirus dove tutti abbiamo bisogno di maggiori sicurezze.

Luca Trovato

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