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Coronavirus, l’odissea di una consulente dall’Australia a Ferrara

La storia di Maria, consulente e formatrice di sicurezza aereoportuale.

Tre giorni di viaggio per arrivare in Italia: 6 nazioni, 5 aerei, 3 treni. L’odissea di Maria, consulente di sicurezza aereoportuale, dalle isole del Pacifico.

«Sono oltre diecimila gli italiani bloccati all’estero dalla pandemia di Coronavirus che l’unità di crisi della Farnesina ha assistito e già fatto rientrare – si legge il 20 marzo sul Corriere della Sera. Un impegno che si sta intensificando con l’organizzazione di voli speciali: solo negli ultimi tre giorni più di 4.500 connazionali sono riusciti a tornare in Italia in aereo, in traghetto e persino in catamarano. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si è impegnato a rimpatriare tutti gli italiani in difficoltà e nei giorni scorsi ha annunciato che la quarantena per tutte le persone che rientrano in questi giorni dall’estero è una misura necessaria per la loro stessa salute e, naturalmente, per la salute pubblica di tutti».

Maria, consulente e formatrice di sicurezza aereoportuale, venezuelana che vive a Ferrara, in trasferta di lavoro nelle isole Vanuatu nel Pacifico ha impiegato ben 3 giorni di viaggio per raggiungere l’Italia: 6 nazioni, 5 aerei e 3 treni prima di arrivare nella città emiliana.

«Sono partita sabato 14 alle 14 da Vanuatu per raggiungere Sydney. Quattro ore di volo. Prima tappa. Sono arrivata a casa a Ferrara alle 22 di lunedì 16».

L’11 marzo l’Australia aveva attuato delle misure di restrizione. Chiunque fosse stato in Italia negli ultimi 14 giorni non poteva entrare in Australia. Maria parte dall’Italia il 28 febbraio. Il viaggio di ritorno era fissato per il 13 marzo da Vanuatu. «Cambio il biglietto per Sydney. Ho dovuto dimostrare che ero stata 14 giorni fuori dall’Italia. A Sydney poche o quasi nulle le restrizioni. Negli altoparlanti solo una voce invitava i passeggeri con sintomi come febbre, rinorrea o tosse, ad avvisare gli agenti di sicurezza aereoportuali. Qualcuno indossava le mascherine. Fatto il check-in con KLM per l’Italia. Un volo spezzato con un unico biglietto. La KLM doveva farti arrivare a destinazione. La mattina di sabato 14 marzo, la cancellazione del volo da Amsterdam a Bologna».

«Parto dall’Australia sapendo di non poter raggiungere l’Italia. Da Sydney la partenza il 14 marzo per Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come aereoporto di transito. Lo sbarco alle 5 del mattino. Ad Abu Dabi c’erano dei controlli con scanner per la temperatura non appena scendevi dall’aereo. Ho dovuto fare anche un visto essendo venezuelana, di nazionalità. Ad Abu Dhabi sono stata per 20 ore. La partenza per Amsterdam era per le 2 del mattino del giorno seguente. Cercavo, mentre di contattare la compagnia KLM telefonicamente, che mi aveva venduto il biglietto. Niente. Preoccupazione».

«Quella sera il volo per Amsterdam alle 02.00 del mattino del 16 marzo. Non ho avuto problemi all’ingresso. La preoccupazione diminuiva mentre ero in contatto con il mio fidanzato, mia suocera e altri amici in Italia. Stavano chiudendo le frontiere in Europa. Altre linee aeree non avevano voli per il nostro Paese. Stavo cercando tutte le opzioni possibili. Quella mattina il mio fidanzato mi disse su dei treni che partivano da Monaco di Baviera e Zurigo per Milano. Arrivata al servizio clienti, avevo già le informazioni con me. Sono entrata in contatto con il Consolato italiano in Olanda, nel sito era scritto di un volo con Alitalia per Roma nel pomeriggio del 16 marzo. Sapevo anche di un volo Transavia per Roma e un altro per Napoli. KLM mi avvisa che il volo Alitalia era pieno. Non avevo possibilità. Quello di Transavia non potevano prenotarlo. Mi hanno offerto un biglietto per Nizza. Invece per Zurigo solo un volo dopo un’ora e mezza. Avevo saputo di un treno da Zurigo per Milano con partenza alle 13.00. Potevo fare la coincidenza».

«Atterrata a Zurigo. Alla stazione centrale tutto normale. Negozi aperti, ristoranti. Prendo un biglietto del treno. Da lì viaggio fino a Ferrara, in Emilia. Eravamo tutti italiani, il treno non era pieno. Tutti nella stessa situazione, non sapevamo come tornare a casa. Pur sapendo che fino a lunedì era andata bene per tutti oltre all’informazione di una ragazza partita su quel treno il giorno prima. Grazie al sostegno della mia famiglia e le indicazioni del Consolato sono riuscita ad arrivare. Prima sosta a Milano. Da lì altri due treni per Bologna e Ferrara».

«A Sydney la gente si accalcava l’una l’altra. Mi addossavano nonostante io indossassi una mascherina. Sembrava che la gente non fosse impaurita. Appena dicevo: “Io vivo in Italia”, avevano una strana reazione. Altre persone vedendo il Passaporto con scritto Italia, si mostravano preoccupati per me. Arrivati a Zurigo non sapendo se il treno sarebbe partito. Preoccupati fino al superamento della frontiera. Nessuno garantiva che quel treno sarebbe arrivato. Per il mio lavoro viaggio spesso. Arrivata in Italia mi sono messa subito in quarantena volontaria dopo aver parlato con il mio medico di base. Una mascherina a Zurigo mi è costata 8 euro».

Lilia Ricca

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