Cultura & Scienze

Coronavirus, Galli: “Lockdown generale? Spero di no, ma la situazione è sfuggita di mano”

Le dichiarazioni del direttore del reparto di malattie infettive del Sacco di Milano sull'attuale situazione dei contagi in Italia

L’aumento dei contagi da Covid-19 impone tempestività e impegno al fine di scongiurare un nuovo lockdown. A dirlo è Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che ha più volte sottolineato la serietà della situazione seppur con la consapevolezza delle differenze rispetto al mese di marzo.

“Abbiamo una politica dei tamponi diversa da quella di marzo – ha infatti dichiarato il medico a Rainews 24 –  e dunque vengono rintracciati tanti asintomatici, che sono la gran parte”. Nei giorni scorsi, solo il 30 per cento dei positivi aveva fatto il tampone a causa della presenza di sintomi.

Ma lo spettro che aleggia è sempre quello di un intervento drastico  come un nuovo lockdown. “Sarebbe un intervento della disperazione e del fallimento di altre azioni di contenimento”, ha commentato Galli ad “Agorà” su Rai 3, sottolineando la necessità di rimboccarsi “molto le maniche per organizzare gli interventi in ospedali”, cosa che  “è in atto con impegno e frustrazione da parte del personale sanitario che sperava di non ritrovarsi di nuovo calato in questo incubo“.
 
“Dobbiamo passare questa triste nottata con l’impegno di tutti quanti per non dover intervenire con quei provvedimenti che sono drastici nella loro gravità. Dobbiamo evitare di chiudere tutto”.

Massimo Galli: “Necessario organizzarsi o si rischia il lockdown”

L’infettivologo ha accennato anche al’importanza dei dati relativi ai prossimi 15 giorni:  se la tendenza non sarà invertita “nei prossimi 15 giorni, è molto probabile che saranno necessarie restrizioni ben maggiori per evitare guai”.

Quanto alla proposta di lockdown di due settimane per abbassare drasticamente la curva dei contagi, il professor Galli ha infatti spiegato al Messaggero: “Non escludo che tra quindici giorni possiamo essere a questo, ma lo sta dicendo lei, non io. Noi come infettivologi abbiamo chiesto di fare presto, sono sconcertato dal vedere che qualcuno sembra che stia frenando anche in Lombardia”.

I tamponi rapidi antigenici e i test salivari, che saranno presto disponibili, sono sicuramente degli strumenti validi rispetto al mese di marzo, ma  “quando i nuovi infetti sono migliaia – ha spiegato il professore – non c’è sistema di rilevazione che funzioni sui cosiddetti ‘contatti'”.

Un esempio? Il caso di Mers in un ospedale sud-coreano cinque anni fa. Una sola persona ne infettò 186 e fece sì che si dovessero seguire 16 mila contatti. “E la Mers è meno efficiente nel diffondersi di Sars-CoV-2 – ha aggiunto il professore -. Quando i contatti da seguire diventano decine di migliaia è impossibile arrivare ovunque. E non c’è sistema sanitario al mondo in grado di farlo. Forse solo la Cina”.

Sicuramente una delle risorse più efficaci da mettere in atto è lavorare a rete, coinvolgendo aziende, uffici pubblici, scuole, “Non accontentandoci di una situazione che ha già mostrato la corda con migliaia di persone in fila per i tamponi. Altrimenti, se non riusciamo a organizzarci, si va per forza per scorciatoie. E la scorciatoia più semplice è sempre il lockdwon. Io però sto paventando questa possibilità, non la sto caldeggiando, voglio essere chiaro. Ma quando non riesci a fare altro, allora chiudi”.

“Bisogna delimitare i focolai in due modi. Uno: riducendo le occasioni di infezione, limitando così le possibilità di contagio. La parola coprifuoco è molto brutta ma è un provvedimento razionale da questo punto di vista. Secondo modo: dobbiamo ricorrere all’allargamento a rete dell’accertamento il più precoce possibile delle nuove infezioni”

 
 
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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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