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Coronavirus e tutti chef in cucina: tra spreco alimentare e corse ai supermercati

A proposito dello stare in casa.

Mercoledì 26 febbraio ci si apprestava ad entrare nel periodo di Quaresima, che come tutti sanno, è quel periodo che accompagna il credente alla Pasqua, in un tempo di intransigenze per arricchirsi spiritualmente.

Dalla quaresima alla quarantena il passo è stato breve, e l’isolamento forzato e un virus persistente hanno mostrato una faccia fin troppo superficiale di alcuni italiani, che, con lo spirito goliardico che li contraddistingue, cercano di superare le noiose giornate di reclusione trovando escamotage anche divertenti ma che mostrano poca preoccupazione.

Oltre i passeggiatori compulsivi di cani, di cui si è parlato abbastanza, ci sono i cuochi provetti, che, evidentemente per giustificare l’uscita al supermercato, si ritrovano a cucinare l’impossibile. Gli italiani non si abbattono e postano ogni prelibatezza che il menù del giorno offre, mettendo sulla tavola tutto ciò che si trova in casa, ma proprio tutto, svaligiando frigo e dispensa. La noia ha la sua bella responsabilità e un tale atteggiamento in altre situazioni non sarebbe condannabile, peccato che questa prova del cuoco casalinga implichi un continuo via vai dai supermercati.

La gente svuota gli scaffali, ma non per uscire il meno possibile da casa, ma per dar libero sfogo alla vena culinaria portando via tutto ciò che serve per imbandire la tavola in modo festoso, causando lunghe file fuori dai supermercati. È bene ricordare che, seppur la quarantena imponga il rientro nelle proprie abitazioni, esiste chi, ancora, va a lavorare e non può permettersi di stare un giorno intero in fila. Poi, non parliamo di coloro che fanno comitive nelle strade, creando l’atmosfera di ritrovo da quartiere.

No, forse ancora non abbiamo ben chiaro ciò che stiamo vivendo, forse sarebbe ora di entrare in un’ottica di rigore, non solo per i morti che ogni giorno ormai sono solo numeri, bensì anche per i vivi che escono tutti i giorni dalle proprie abitazioni per garantire quei servizi necessari a chi resta a casa.

Se non ci fosse stato il coronavirus, in tempo di Quaresima, molti avrebbero dedicato del tempo al sacrificio e alla saggezza. Perché, allora, un virus diventa occasione di spreco e esagerazioni in tempi in cui dovremmo mettere in atto la privazione del superfluo per il bene comune?

Quello di cui abbiamo bisogno è la libertà, non solo di una tavola ‘straricca’, e se non si entra in una prospettiva di rinuncia sarà difficile ottenerla in fretta. No, l’Italia non è quel popolo che afferma: «toglietemi tutto, ma non la lasagna!», l’Italia aspetta di poter scendere in strada per respirare la libertà che momentaneamente ci è stata sottratta per il bene sociale. La Cina si appresta ad uscire dall’emergenza con un fiscalismo e un’inflessibilità dettati da una dittatura, a noi hanno concesso il ‘buon senso’, allora mettiamolo in atto per ritornare a calpestare la nostra terra e ritornare a prendere il sole, non dai balconi.

Filippa Tagliarino

LEGGI ANCHE: Coronavirus, raccolte fondi per le Sanità di Lombardia e Sicilia.

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