EconomiaIn evidenza

Coronavirus e hotel: qual è lo stato del settore alberghiero italiano?

Uno dei molti settori che necessiteranno di un sostanzievole aiuto è il “settore alberghiero”.

Il fronte principale su cui bisogna rimanere concentrati in questa lotta contro il COVID-19 è sicuramente quello sanitario, perché davanti al rischio di perdite di vite umane non ci possono essere altre priorità.

L’Italia ha dimostrato fin da subito la scelta di proteggere il suo popolo dal coronavirus, mentre governanti di altri stati hanno mostrato più preoccupazione per l’economia della propria nazione, piuttosto di preoccuparsi di chi compone la loro nazione.

Questa scelta attuata dal governo italiano ha inconsapevolmente reso alla nazione un raro senso di patriottismo che solitamente si avverte solo nel periodo in cui la nostra nazionale di calcio disputa la “coppa del mondo”.

Tuttavia, non appena l’emergenza sanitaria sarà passata, il governo avrà a mala pena il tempo di tirare un sospiro di sollievo, e affrontare una nuova emergenza, quella economica.

Per quanto molti siano scettici, nessuno può prevedere come andranno realmente le cose su questo fronte. La speranza è che il governo affronti quest’altra emergenza mettendo ancora una volta il bene del popolo come priorità, tutelando “ogni singolo” compartimento produttivo del paese.

Uno dei molti settori che necessiteranno di un sostanzievole aiuto è il “settore alberghiero”, composto da oltre 30.000 hotel e più 180.000 esercizi extra-alberghieri sparsi in tutto lo stivale. L’intera ospitalità italiana all’indomani dei primi contagi comparsi a Codogno ha istantaneamente subito una paralisi.

Secondo la “Banca d’Italia” il settore dell’ospitalità genera un flusso economico prezioso per l’intero paese, e per provare ad azzardare cosa attenderà il compartimento alberghiero dopo il lockdown, bisogna prima capire cosa rappresenta il turismo per l’Italia.

Non tutti gli italiani sanno infatti che l’Italia è “da sempre” uno dei maggiori paesi più visitati al mondo. Tra i quasi 200 paesi del pianeta, l’Italia ogni anno è tra i primi cinque paesi più visitati. Ciò fa del “Belpaese” uno dei luoghi più amati dai viaggiatori di tutto il mondo oltre che dagli stessi italiani.

Per il 2019 l’Istat ha dichiarato oltre 400 milioni di presenze sparse in tutta la penisola, con soggiorni di lavoro, di vacanza, e di altro scopo, di cui meno della metà sono stranieri e dove i primi 4 mercati sono rappresentati da Francia, Germania, Regno Unito e USA, componendo il 51% totale del turismo estero.

In termini economici parliamo davvero di tanto tanto denaro che circola nel nostro paese. Se vogliamo vederla da un punto di vista meno bramoso, possiamo burocraticamente sintetizzare il tutto in centinaia di migliaia di posti di lavoro che danno da mangiare a milioni d’italiani, che contemporaneamente versano nelle casse di enti locali e nazionali tasse e contributi che a loro volta vengono reimmessi nella gestione amministrativa della nazione.

Va detto che l’emergenza creata dal coronavirus non ha costretto gli hotel a chiudere per obbligo imposto da uno dei tanti DCPM. La chiusura è stata spontanea poiché determinata dalle numerose cancellazioni e dalla mancanza di nuove prenotazioni, tanto da costringere circa il 95% degli alberghi italiani a prendere la triste decisione di chiudere l’attività fino a data da destinarsi.

Questo comporterà un importante danno economico, e volendo osare un’ipotesi, se il lock-down rispetterà le previsioni di aprile-maggio la perdita generale potrebbe aggirarsi intorno al 40-50%, ma se la “serrata” verrà prolungata, la perdita economica sarà senz’altro più ampia e quantificabile solo confrontando i dati statistici degli anni precedenti.

Per quanto riguarda i tempi di ripresa del settore alberghiero, si possono nuovamente avanzare solo ipotesi. La riapertura degli hotel annuali potrebbe verificarsi tra maggio e giugno, ma il loro riavvio sarà certamente lento e graduale dovendo prima attendere la ripresa anche del traffico areo. Per quanto riguarda gli hotel stagionali potrebbero addirittura rinunciare ad affrontare la stagione estiva.

In ogni caso il mercato più attendibile sarebbe quello nazionale, pur stimando che la capacità di spesa dei connazionali sarà ridotta per via della crisi.

Per riconsiderare invece il mercato estero, bisognerà attendere qualche mese in più già solo per il ritardo che le altre nazioni hanno avuto nello scoppio dell’epidemia rispetto all’Italia, oltre che per la diffidenza che la gente di tutto il mondo potrebbe avere nell’affrontare un viaggio che li veda lontani dalla propria casa dopo aver vissuto una calamità come quella attuale. Per di più, anche il mercato estero potrebbe avere difficoltà economiche, preferendo per i primi tempi di rimanere anche loro in patria o al massimo prediligere destinazioni meno distanti.

Altrettanto dubbiosa sarà la ripresa di “meeting e congressi” che per natura creano raggruppamento, ma indispensabili per la ripresa di molte strutture alberghiere. Con molta probabilità questo tipo di eventi verranno irrimediabilmente penalizzati dalle “misure preventive” che alla fine della quarantena il governo formalizzerà.

Tutto questo, lascia presagire un futuro burrascoso per l’ospitalità italiana, ma la difficoltà della ripresa non sarà solo del nostro paese, difatti oltre l’epidemia, tutto il mondo dovrà impegnarsi per la propria ripresa. Nemmeno le più grandi “compagnie alberghiere internazionale” avranno una facile ripresa, figurarsi un hotel a condizione familiare che in Italia rappresenta circa l’80% delle gestioni.

Perfino chi ha pensato all’utilità di sfruttare questo periodo di chiusura per ristrutturare il proprio hotel non ha potuto farlo, sia per le restrizioni delle altre attività, sia per il timore di compiere una spesa in un periodo assai incerto.

Le poche azioni al riguardo che possono affrontare i management alberghieri sono solo per abbattere i costi il più possibile. Si, perché anche se la stragrande maggioranza delle strutture ricettive sono momentaneamente chiuse, tutte hanno ancora dei costi vivi, come il personale che fin da subito è stato messo in ferie forzate per non licenziarlo e in attesa che il governo formalizzi la cassintegrazione per questa categoria che fino a ieri non era prevista. Ci sono poi gli affitti da pagare se non mutui o finanziamenti in corso, le varie utenze, l’IMU/TASI e TARI, oltre che fatture d’acquisto pregresse da saldare con il rischio che le stesse derrate in magazzino vadano in rovina.

Se gli hotel italiani non saranno adeguatamente assistiti dal governo, molti di questi rischieranno inevitabilmente il fallimento lasciando senza salario milioni di persone. Le stesse casse dello stato ne risentirebbero, e non si potrebbe nemmeno sperare in una lontana ripresa poiché quando il mondo avrà definitivamente “vinto” sul coronavirus, e tutto “si speri” ritorni come prima, l’Italia non avrebbe più la capacità di poter ospitare i milioni di turisti che fino a ieri ci preferivano, solo per mancanza di posti letto.

Lo scenario vedrebbe l’intero compartimento turistico del paese retrocedere, poiché agenzie di viaggio, musei, parchi divertimento, ristoranti, bar, cinema, organizzazioni d’eventi, compagnie aere o di navigazione e di qualsiasi altro tipo di trasporto, e tutto ciò a cui queste attività sono legate subirebbero un malessere.

L’importanza di parlare della crisi che potrebbe affrontare il settore alberghiero italiano non è d’interesse di pochi, ma di tutti.

Ecco perché anche Federalberghi Sicilia si è mossa presentando una proposta che possa diventare disegno di legge per evitare che il COVID-19 infligga un colpo mortale all’ospitalità italiana, perché i soli interventi previsti dal “DL n. 18 Cura Italia” non potranno salvare il compartimento alberghiero.

La “PROPOSTA URAS del 30.03.2020”, di Federalberghi Sicilia richiede: Le sospensioni di mutui senza aggravi di more, dilazioni di debiti senza far maturare interessi, la sospensione di cartelle esattoriali, ammortizzatori sociali, la riduzione del cuneo fiscale, un compenso minimo per i mancati ricavi in base alla produttività dell’anno precedente, la sospensione delle utenze per i mesi di chiusura, offrire maggiore liquidità per la ripartenza, favorire il turismo interno attraverso detrazioni fiscali a tutti gli italiani.

Per il bene dell’Italia, ci auguriamo che questo scenario presentato possa non essere corretto, e che lo stesso ottimismo che sta giungendo dalla Cina possa coinvolgere anche gli italiani.

“Alibaba” che gestisce uno dei maggior siti cinesi online di viaggi ha reso infatti noto che i cinesi durante il lungo periodo di lockdown abbiano effettuato numerose ricerche per viaggi nazionali.

Ciò asserirebbe che se le restrizioni in Cina dovessero concludersi, i cinesi potrebbero essere propensi a riattivare da subito un turismo interno.

Ecco perché anche la nostra redazione si sente di lanciare un appello rivolto ad ogni italiano, per far sì che alla fine dell’emergenza ogni italiano scelga l’Italia in tutti i suoi aspetti, affinché il “Belpaese” che da sempre è il più amato al mondo, torni a mostrarsi più bello che mai.

Luca Trovato

Tag

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close