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Coronavirus, come dobbiamo vivere questo periodo di emergenza?

Consigli su quale atteggiamento avere in questo lungo momento difficile per ognuno di noi

Come si temeva, le morti legate al coronavirus iniziano a mietere vittime al di fuori dell’emergenza sanitaria. Si contano infatti i primi suicidi originati dalla crisi economica.

Pur se il COVID-19 lo si sta ancora combattendo negli ospedali e nei laboratori farmaceutici di mezzo mondo, le attenzioni si stanno progressivamente concentrando sugli effetti economici e sociali che il post-virus potrebbe causare nel pianeta.

I progetti che miliardi di persone si erano posti di realizzare forse dovranno essere annullati o messi da parte senza sapere fino a quando, se non per le restrizioni dei vari decreti governativi, per la mancanza di lavoro che potrebbe dilagare e colpire chiunque.

La paura di non farcela sta opprimendo il ‘senso di vita’ di innumerevoli persone. In Australia si teme che nei mesi futuri i suicidi possano addirittura superare i decessi per infezione da coronavirus, ed ora a rischio sembrerebbero essere i giovani.

Il Covid-19 sta quindi avendo la capacità non solo d’ammorbare le vie respiratorie delle persone, ma perfino la loro psiche. Se prima l’inquietudine era generata dalla paura di morire di coronavirus, ora la paura è di “vivere”, vivere in una crisi economica causata dal virus. Il perché di come questa paura possa danneggiare la nostra mente lo spiegano studi scientifici.

Lo stress fisico o psicologico ha la capacità di danneggiare le attività del nostro sistema immunitario. Sotto stress, vengono alterati il numero e il tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, come anche la qualità delle sostanze difensive prodotte quali citochine e interferoni. Ma oltre a ciò, lo stress inibisce il sistema di autoregolazione della produzione di “cortisolo” da parte delle ghiandole surrenali che dovrebbero mandare al sistema nervoso centrale, ovvero alla “ghiandola endocrina” situata alla base del cranio, che a sua volta ha il compito di distribuire gli ormoni nel sangue. Ma un continuo periodo di stress comporta l’aumento di cortisolo che viene convogliato a favore di attività che hanno necessità di un maggiore dispendio energetico come la vista, l’udito, l’olfatto, i riflessi e l’attività muscolare, che indugiano in un continuo “stato di allerta” fisico e mentale per fronteggiare il pericolo previsto dallo stress, ponendo in stand-by funzionalità come la fame, la sete, o il sonno; interferendo a quel punto sul benessere della persona.

Uno stato simile provoca un senso di vulnerabilità, che aggravando può portare ad abbandonarsi e al bisogno di chiudersi come un riccio per difesa e per disperazione. Il costante senso di paura e di non riuscire a superare le difficoltà, nei casi più estremi conduce all’unico apparente e consolante pensiero di farla finita.

In questo momento molta gente è seriamente preoccupata, ha ansia ed è sconfortata per il timore di come andranno le cose. L’emergenza del coronavirus ha prodotto lo stesso raro effetto che causerebbe una guerra mondiale, ovvero la paura di non avere più una vita normalità.

Per molte persone il coronavirus è la causa che rischia di compromettere la possibilità di vivere una vita felice, e per la prima volta si avverte la mancanza di una via di fuga, perché non c’è angolo del pianeta in cui il coronavirus non sia arrivato.

In questo momento ci si può sentire confusi e intimoriti, ma per non peggiorare le cose e comprendere il giusto atteggiamento da avere in casi simili, bisogna calarsi in una teoria: Cosa faremmo se una persona a noi cara si ammalasse gravemente di coronavirus?

Sicuramente saremmo davvero preoccupati; ma anziché pensare al peggio, spereremmo con tutto il nostro cuore, iniziando a pregare perfino in ginocchio per la guarigione del nostro caro.

In Matteo 21,22 c’è scritto che «Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete».
Chi possiede una vera fede sa che la “speranza” non è l’ambizione che in futuro le cose dovranno per forza andare bene. Biblicamente, la “speranza” comporta un atteggiamento di certezza che quanto desiderato accadrà.

Non si tratta di cieca presunzione, poiché la speranza biblica non è basata sul “caso” o sulle “probabilità”, ma fondata su promesse divine.

Ed anche se non tutte le cose che desideriamo si avvereranno, in tutte le cose che ci accadono l’essere umano è stato perfettamente creato per adeguarsi, in modo da sopravvivere a qualsiasi imprevisto.

Per questo un altro versetto citato nella Bibbia riporta «Ogni cosa è possibile per chi crede». Marco 9:23
Chiunque dovesse ritrovarsi in un momento di forte difficoltà economica o sociale, dovrebbe affrontare l’emergenza con lo stesso intenso desiderio di speranza e di preghiera.

Albert Einstein un giorno disse: «La logica vi porterà da A a B, l’immaginazione vi porterà dappertutto».
Dobbiamo quindi desiderare e sperare con un’autentica “fede” che le cose miglioreranno.

Se sprechiamo la maggior parte dei nostri pensieri in considerazioni negative, il rischio è che noi diventeremo negativi.

Del resto, il nostro modo di vivere non è altro che l’insieme di ciò che pensiamo e diciamo. Il nostro carattere è esattamente la somma totale dei nostri pensieri che si traducono in azioni. In sintesi, noi diventiamo ciò che pensiamo. Il nostro modo di pensare conta molto di più di ciò che abbiamo.

“Il vero successo non dipende quindi da quante persone abbiamo lasciato dietro di noi, ma da quanti limiti che ci ostacolavano ci siamo lasciati alle spalle”.

Come anche una vita appagante non può essere suggerita dal numero di persone che ci sottostanno, ma l’importanza di una persona si rivela dal numero di persone che riesce a soccorrere.

Essere realistici davanti all’incognita che abbiamo innanzi, non preclude la possibilità di poter riuscire a superare il tutto. Anche se le cose nella vita non andranno sempre per come vorremmo, “il vero dramma non è la crisi, ma la paura di non essere capaci di superare la crisi.”

Questa apprezzabile valutazione è il punto di svolta per affrontare non solo questa emergenza, ma ogni difficoltà che s’incontrerà nella vita.

La storia di un giovane pastore di nome “Davide” insegna che non c’è d’avere paura nell’affrontare situazioni che apparentemente sembrano essere più grandi di noi.

Secondo la “prospettiva” di questo giovane pastore, c’era un nemico di nome Golia che andava semplicemente sconfitto. Gli altri uomini invece vedevano in Golia un gigante che nessuno avrebbe potuto battere.
Alla fine fu il giovane pastore a far cadere il gigante davanti gli occhi increduli di molti valorosi soldati.

Tornando ai giorni nostri, c’è la consapevolezza che nel ventunesimo secolo si ha una maggiore dipendenza dal denaro più che in qualsiasi altra epoca, e molti temono di non saper come fare a sopravvivere davanti a questo “gigantesco” pericolo.

Nessuno è in grado di prevedere il futuro, ma di sicuro ognuno di noi è in grado di influenzarlo sia nel bene che nel male.

Davanti ad una situazione come quella che stiamo vivendo oggi, non possiamo certamente evitare che nella nostra mente sorgano dei pensieri che ci creino perplessità o paura. Possiamo però controllare e decidere come reagire.

Pur se abbiamo paura, non significa che dobbiamo ugualmente vivere un pericolo.
“Non è quello che ci accade che ci rende infelici, ma è come affrontiamo quello che ci accade a renderci infelici”

Nell’attesa che tutto si risolvi, la diversità sta nel come affrontiamo le cose.

L’esame non sarà solo in ciò che ci accade o che viviamo, ma in quello che facciamo con ciò che ci è accaduto.

Certamente per cambiare mentalità non basta uno schiocco di dita.

Basti pensare che la maggior parte delle persone non ricorda quale mano utilizza per mettersi il dentifricio nello spazzolino. Parliamo di un’abitudine che si ripete nella vita delle persone circa tre volte al giorno, ogni giorno per tutta la vita. Ma se chiedessimo per un qualsiasi motivo di cambiare la mano con cui mettono il dentifricio nello spazzolino, starebbero più tempo a pensare come cambiare la loro abitudine che nemmeno ricordano, piuttosto che decidere di prendere e cambiare mano.

Questo esempio solo per far capire che l’essere umano fatica davvero tanto a lasciare certe abitudini, figuriamoci quanto potrebbe impiegare ad abbandonare abitudini maggiori. Ma cambiare modo di vedere le cose è tassativo per gestire lo stress.

Gli stessi esperti confermano che per combattere i fattori che possono promuovere gli stati di tensione a livello mentale e fisico, è indispensabile oltre che abbandonare certe cattive abitudini, cambiare il proprio modo di pensare.

Modificare la prospettiva con cui si osservano le cose, può solo migliorare il proprio benessere.
Siamo consapevoli della sofferenza e della disperazione che molte persone in questo momento stanno vivendo non solo nel nostro paese ma nel mondo intero.

Per questo sentiamo il forte dovere non solo d’informare, ma di incoraggiare il maggior numero di persone che c’è speranza!

«La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato». Citazione di Raoul Follereau.

Luca Trovato

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Un commento

  1. L’unica strada percorribile è quella di INIZIARE AD USARE IL CERVELLO, COSA CHE MOLTISSIMI
    NON HANNO MAI FATTO NELLA LORO VITA, essendosi sempre adeguati a comportamenti di tipo binario
    così come sono stati abituati a fare da sempre dai mass. media.
    ATTIVATE IL CERVELLO E SUPERERETE TUTTE LE DIFFICOLTA’, CONTINUATE A NON FARLO E MORIRETE.

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