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“Coraggio Italia!”, il messaggio di un’imprenditrice siciliana a Shanghai (VIDEO)

Tra inventiva e solidarietà, la storia di un Paese che si rialza dagli effetti del Coronavirus.

«La Cina rinasce nel giorno in cui il Governo conferma che la trasmissione a livello locale del virus è stata generalmente contenuta. I casi cumulativi di Covid 19 in Cina sono 81.853. Oggi ci sono soltanto 4.773 diagnosi esistenti. Le restrizioni si stanno gradualmente allentando mentre l’epidemia diminuisce». Parla Ambra Schillirò, giornalista e imprenditrice siciliana. Catanese, trentotto anni. Da 9 anni vive a Shanghai dove è a capo di un’azienda di ufficio stampa e marketing, la Social Cloud. Da 3 anni viaggia tra Shanghai, Seul e New York.

«Lunedì il governo di Shanghai ha declassato il livello di allerta di emergenza della città, dal livello 1 al livello 2 e già dalla settimana scorsa nei posti pubblici all’aperto non c’è più obbligo di mascherina. Come siamo usciti noi da questa situazione ne potete uscire anche voi. Coraggio Italia!», dice Ambra, che nella prima settimana di marzo ha anche festeggiato il suo compleanno in streaming con amici e parenti da ogni parte del mondo, in casa solo suo cugino e la sua gatta.

Mentre si sperimentano dei cellofan nei taxi per contenere i contatti tra conducente e passeggero, ricoprendo anche i pulsanti degli ascensori nel rispetto delle norme igieniche, c’è chi come l’E-Commerce di Alibaba Timol non rinuncia alla più grande sfilata di moda biennale, la Fashion Week di Shanghai, credendo sul digitale. «Un’impresa ambiziosa ed estremamente coraggiosa – spiega Ambra – una necessità considerando che i marchi non perderanno questa stagione e che le aziende continueranno a migliorare per le proprie capacità digitali».

Inventiva ma anche solidarietà. «Questo virus ha cambiato la vita delle persone in Cina come la sta cambiando nel mondo. In Cina dall’inizio dell’epidemia, a parte le direttive generali del Governo centrale per tutto il territorio, ogni governo locale ha agito in maniera differente a seconda della situazione. Mentre nell’Hubei sono stati chiusi negozi, uffici e trasporti, in altre città gli studenti sono stati isolati nel Campus e i cittadini avevano l’obbligo di mandare un solo membro del nucleo familiare, una volta ogni tre giorni a fare la spesa. A Shanghai non c’è mai stato l’obbligo dell’isolamento o restrizione sulla spesa. Nonostante i differenti approcci da provincia a provincia, addirittura a seconda della città, le persone in Cina hanno avuto in comune il senso dell’unione, della solidarietà e inventiva. Messaggi di supporto e volontari sono arrivati da tutte le parti della Cina, sia da autoctoni che da residenti stranieri».

E i supermercati? Risponde Ambra: «Mentre nelle città più grandi non si è mai avuto il problema, durante l’epidemia, del come fare la spesa, visto che da anni viene fatta quasi da tutti tramite applicazione, nelle piccole città e nei villaggi, la gente si è attrezzata come ha potuto: tipo organizzarsi con il resto del condominio per fare una spesa unica ed evitare di uscire soprattutto all’inizio dell’epidemia quando a causa del Capodanno cinese quindi chiusura delle fabbriche c’è stata una grossa mancanza di mascherine».

I trasporti? «A partire da oggi le restrizioni interprovinciali sui trasporti nello Hubei, provincia epicentro dell’epidemia, saranno allentate in modo graduale e ordinato con l’eccezione iniziale di Wuhan. Nonostante i vincoli, a Wuhan saranno allentati a partire dall’8 aprile, prima di allora alcune persone che lavorano al di fuori della città potranno tornare ai loro posti di lavoro fintanto che è sicuro farlo. Ciò che invece oggi preoccupa il Paese è il rischio dei casi importati. Ad oggi ne sono già stati riscontrati 474. Chi arriva a Pechino dall’estero dovrà sostenere un test di acido nucleico per Covid 19 indipendentemente che la capitale cinese sia la loro destinazione finale».

Riguardo il Favipiravir? Risponde ancora Ambra: «Questa battaglia al Covid 19 è stata ed è tuttora una guerra di nervi, razzismo e di medicinali. Tantissimi medici anche volontari hanno combattuto questa battaglia dal primo giorno in tutte le parti della Cina, soprattutto nella provincia dello Hubei. Del 17 marzo è la notizia che la Cina ha completato la ricerca di Favipiravir, commercializzato come Avigan o Favillavir, un farmaco antivirale che ha dimostrato una buona efficacia clinica contro il Covid 19. “Il Favipiravir, il farmaco anti influenzale, approvato per uso clinico in Giappone nel 2014 non ha dimostrato evidenti reazioni avversarie nello studio clinico”, ha affermato Zhang Xinmin, il direttore del Centro Nazionale Cinese per lo Sviluppo delle Biotecnologie al Ministero della Scienza e della Tecnologia in una conferenza stampa. Più di 80 pazienti hanno partecipato alla sperimentazione clinica al The Third People’s Hospital di Shenzhen nella provincia meridionale di Guangdong tra cui 35 pazienti che assumevano Favipiravir e 45 pazienti in un gruppo di controllo. I risultati hanno mostrato che i pazienti in trattamento con Favipiravir sono diventati negativi per il virus, in un tempo più breve rispetto ai pazienti al gruppo di controllo. Già dal 5 febbraio i ricercatori hanno selezionato dallo screening diversi farmaci esistenti tra cui Remdesivir, un farmaco antivirale usato per trattare le infezioni di Ebola all’estero, arrivato in Cina per essere sottoposto a studi clinici, Clorochina Fosfato e Favipiravir».

LILIA RICCA

Leggi anche: Coronavirus, clochard a rischio: “Manca un piano nazionale”.

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