Esteri

Cina, pastore sotto stretta sorveglianza: “tracciabile come la verdura”

Continuano le persecuzioni dei Cristiani in Cina. Un pastore ha raccontato di non potere più muoversi liberamente.

«Tracciabile come la verdura al supermercato». Così si è definito un pastore in Cina, dove la Chiesa vive sotto un regime autoritario e persecutorio. L’uomo infatti è privo di spostarsi in piena libertà e ogni suo movimento viene tenuto sotto controllo da un software.

Jin (nome di fantasia) ministra una rete di chiese urbane e rurali sostenute da Porte Aperte, una missione che da oltre 60 anni si occupa di sostenere i cristiani perseguitati nel mondo. «È successo durante l’inverno del 2017-2018 – ha raccontato ai missionari – I cristiani nella nostra chiesa avevano organizzato un incontro per le persone che volevano saperne di più. All’improvviso è arrivata la polizia e ha arrestato l’intero gruppo. E come capo della chiesa locale, sono stato convocato alla stazione di polizia. Gli agenti avevano sicuramente ricevuto una soffiata. Ero a conoscenza dei loro servizi e ed era a me che per primo volevano dare una lezione per inviare un messaggio a tutta la chiesa».

Il pastore fu portato in carcere in stretto isolamento. «Sono stato detenuto per più di 10 giorni – ha continuato – senza comunicazione con la mia famiglia e i miei amici. Mi è stato chiesto più volte delle attività della chiesa e dei contatti all’estero. Sebbene i poliziotti non mi abbiano maltrattato, gli interrogatori e i sermoni politici non si sono mai fermati. L’isolamento in cella era spaventoso. Essere soli con i propri pensieri è una specie di tortura. Parli molto con te stesso e la tua mente inizia a farti brutti scherzi. L’ultimo giorno di prigione sapevo senza dubbio che, qualunque cosa fosse accaduta, avrei servito il Signore senza riserve. Ho dormito bene quella notte. E sono stato rilasciato il giorno successivo».

Fuori dal carcere, però, cominciò la stretta sorveglianza. «Ero libero ma bloccato in un database – ha dichiarato il pastore – sotto la stretta sorveglianza delle telecamere. Se vado in strada, vado in un centro commerciale o salgo su un treno, sono monitorato dal software di riconoscimento facciale. Sono riconoscibile e ‘tracciabile’ come verdura da supermercato. Tutto ciò di cui ho bisogno è il codice a barre!».

L’evento ha fortemente segnato la chiesa e il pastore Jin, che in questa esperienza è riuscito a cogliere un’occasione di crescita per entrambi. «Ora sono una persona diversa. Senza gli eventi degli ultimi due anni, il mio ministero si sarebbe ristagnato e la nostra chiesa non sarebbe mai cresciuta così – ha spiegato. – Alla fine del 2017 le cose stavano andando bene, eppure non ero soddisfatto. La chiesa cresceva lentamente, ma il desiderio di riunirsi per adorare, leggere la parola e pregare era stato tranquillamente messo in ombra dall’attrazione per il lavoro, il denaro e il divertimento. La vecchia passione non esisteva più. Era come essere cullati da un falso senso di sicurezza».

E intanto, il 1° febbraio 2018, il governo ha messo in atto misure restrittive per «guidare le chiese e adattarle alla società socialista», prevedendo un ritorno all’ideologia e alla retorica comunista, una logica di sicurezza con l’uso di telecamere di sorveglianza e la classificazione dei cittadini in base al loro comportamento.

«Non solo i cristiani sono cresciuti sotto questo calvario – ha concluso Jin – ma il clima politico è così opprimente che la differenza tra oscurità e luce è palese. Nessuno qui vuole l’oscurità. Vogliono tutti la Luce. La verità biblica e il rapporto con Gesù sono così importanti che la comunione fraterna è diventata come una fonte per anime assetate».

Naomi Mezzasalma

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