Politica

Camera nega l’autorizzazione agli arresti domiciliari per Sozzani (FI) e il M5S insorge

(di Redazione) La Camera dei Deputati – con 235 voti favorevoli, 309 contrari e un astenuto – ha negato gli arresti domiciliari richiesti per Diego Sozzani, il parlamentare novarese di Forza Italia, coinvolto nell’inchiesta ‘Mensa dei poveri’, coordinata dalla DDA di Milano.

Il deputato azzurro è accusato di finanziamento illecito dei partiti ed è stata richiesta la misura cautelare degli arresti domiciliari. La Giunta per le autorizzazioni si era invece espressa a favore della misura cautelare.

Il voto è avvenuto in un cima teso: il MoVimento 5 Stelle (che aveva annunciato di votare «serenamente e compatti per l’autorizzazione all’arresto e alle intercettazioni»), ha contestato l’esito del voto.

Prima del voto il deputato di Forza Italia aveva affermato: «Oggi mi trovo in una indagine che mi coinvolge sulla sola base di intercettazioni di terze persone per un finanziamento che non ho affatto ricevuto. Quanto mi sta accadendo non lo auguro a nessuno. Da un punto di vista morale ho sofferto parecchio, da un punto di vista psicologico sono devastato e da un punto di vista familiare sono assai preoccupato. Vorrei, però comunicare a voi la mia innocenza. E dirvi che non mi sottrarrò al confronto con la magistratura, ma vi chiedo di poterlo fare da uomo libero. Con questo stato d’animo lascerò l’emiciclo per consentire il vostro voto nella massima autonomia».

Precedentemente anhe l’uso delle intercettazioni a carico di Sozzani era stato negato dalla Camera grazie ai voti di Lega, PD, Forza Italia e Fdi.

IL MEMORIALE DI SOZZANI

Sozzani ha inviato una memoria alla Giunta per le autorizzazioni a procedere dove si legge che «pur non avendo chiesto la necessaria autorizzazione a procedere da parte della Camera di appartenenza, gli inquirenti hanno effettuato intercettazioni telefoniche nei miei confronti anche dopo la mia proclamazione quale membro della Camera dei deputati avvenuta in data 19 marzo 2018».

Sozzani ha aggiunto che «le intercettazioni nei miei confronti sono state interrotte solamente il 23 marzo 2018: per ben 4 giorni, pertanto, gli inquirenti hanno continuato a intercettare le comunicazioni e le conversazioni sulla mia linea telefonica, in palese violazione delle guarentigie costituzionali previste dall’art. 68 della Costituzione».

«Sussistono vizi procedurali talmente gravi da rappresentare la prova certa della sussistenza di un ‘fumus persecutionis’, dal momento che si è verificato addirittura un doppio livello di violazioni di leggi fondamentali: quello delle norme di legge in materia di perquisizione e sequestri; quello delle guarentigie costituzionali, poste a tutela dei parlamentari», ha continuato il parlamentare piemontese. Violazioni definite «inaccettabili» e, di conseguenza, per Sozzani «è necessario che da questa giunta si erga un monito forte e chiaro a tutela del diritto di libertà di ogni cittadino e delle guarentigie costituzionali di ogni parlamentare».

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