Cambiamenti climatici, la proposta shock: “La soluzione? Ridurre la popolazione”

di Naomi Mezzasalma

Lo propone una lettera firmata da oltre 11 mila scienziati di tutto il mondo

Una riduzione graduale della popolazione mondiale sarebbe la risposta ai cambiamenti climatici.

È quanto si afferma in una lettera di «avvertimento mondiale di un’emergenza climatica»  pubblicata martedì 5 novembre 2019 sulla rivista americana BioScience.

Il testo è stato scritto dal professore di ecologia alla Oregon State University (OSU) William J. Ripple e dal professore di ricerca associato OSU Christopher Wolf, ed è stato firmato da 11.258 scienziati di 153 Paesi, esperti di settori scientifici quali biologia, chimica e comportamentismo animale.

La lettera è stata pubblicata dopo che gli Stati Uniti hanno formalmente dichiarato di ritirarsi dall’accordo sul clima di Parigi, un accordo internazionale che entrerà in vigore nel 2020, in base al quale molti paesi membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a ridurre le loro emissioni di carbonio.

Nella dichiarazione, i firmatari hanno elencato sia la crescita economica che l’aumento della popolazione globale come «tra i più importanti fattori di aumento delle emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di combustibili fossili».

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È stato infatti rilevato un «rapido aumento delle emissioni di gas a effetto serra» negli ultimi decenni, insieme ad altri fattori come aumenti del trasporto aereo, del PIL economico e del consumo di energia e una diminuzione delle dimensioni della foresta pluviale amazzonica brasiliana.

«La popolazione globale sta aumentando di 80 milioni di persone all’anno – si legge nella lettera – ed è un fattore chiave del cambiamento climatico. La popolazione mondiale deve essere stabilizzata e gradualmente ridotta, in un quadro che garantisca l’integrità sociale».

Si chiedono dunque «politiche comprovate ed efficaci che rafforzino i diritti umani, riducendo al contempo i tassi di fertilità e diminuendo gli impatti della crescita della popolazione sulle emissioni di gas a effetto serra e sulla perdita di biodiversità», sostenendo che le politiche di controllo «rendono i servizi di pianificazione familiare disponibili a tutte le persone, rimuovono le barriere al loro accesso e consentono di raggiungere la piena parità di genere, compresa l’istruzione primaria e secondaria come norma globale per tutti, in particolare ragazze e giovani donne».

Di diverso avviso è Catherine Pakaluk, assistente professore di ricerca sociale e pensiero economico alla Catholic University of America, che sostiene che la retorica sulla sovrappopolazione dovrebbe essere mitigata dall’esperienza, infatti «con l’aumento della popolazione mondiale, insieme alla ricerca, all’industria e all’innovazione, la maggior parte di quelle scarse risorse sono diventate in realtà meno scarse», ha affermato.

Sul tema si era espresso anche il Vaticano con l’Enciclica sull’ecologia del 2015. «Incolpare la crescita della popolazione invece del consumismo estremo e selettivo da parte di alcuni – si legge nel testo – è un modo per rifiutare di affrontare i problemi. È un tentativo di legittimare l’attuale modello di distribuzione, in cui una minoranza ritiene di avere il diritto di consumare in un modo che non può mai essere universalizzato, dal momento che il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti prodotti da tale consumo».

Naomi Mezzasalma

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