Bullizzata per l’aspetto fisico si è tolta la vita a 16 anni, la madre: “Me lo ha nascosto”

di VoceControCorrente

La storia di Gail è solo una di quella delle tante vittime che il bullismo miete senza alcuna pietà. Conoscerle non ha senso se non si arriva poi ad un ulteriore passo: agire e diffondere la cultura del rispetto a partire dai più piccoli.

(di Gina Lo Piparo) Aveva solo 16 anni quando, nel 2014, decise di togliersi la vita. La storia di Gail è stata riportata alla luce dal The Sun in occasione del primo anniversario della You’re Not Alone suicide prevention campaign, iniziativa con lo scopo di far conoscere le storie di giovani vittime di bullismo al fine di aiutare i genitori a smascherare dolorose realtà e ad evitare che finiscano nel peggiore dei modi.

Sì, smascherare è esattamente la parola giusta, perché come si evince dal racconto di David e Paula, genitori di Gail, la ragazza era stata presa di mira da alcuni coetanei già da tempo prima che i genitori se ne accorgessero: «Non ne abbiamo saputo nulla fino a molto tempo dopo. Lo ha tenuto per sé. Pensava che se non avesse detto nulla, l’avrebbero lasciata da sola, ma non l’hanno fatto e gradualmente la cosa è cresciuta».

Gail era un concentrato di sorrisi e senso dell’umorismo. Sfacciata e con un forte valore dell’amicizia, aveva visto le cose cambiare con l’ingresso alle scuole superiori. Non rientrava negli standard imposti dai social, che prevedevano ragazzine con fattezze di donne dal makeup curato e i capelli sempre in ordine. Lei aveva l’acne e qualche chilo in più, non amava il trucco né quell’apparenza patinata. Ai nomignoli spregevoli e le battute disgustose, sono seguiti veri e propri atti d’umiliazione. Un giorno qualcuno le tirò addirittura addosso dei soldi chiedendole: «Perché non vai a comprarti un’altra torta alla crema, grassa?».

Gail iniziò così a chiudersi in sé stessa finché un giorno una lettera, accompagnata da una scatola, non la investì con insulti a sfondo sessuale. Apertasi finalmente con la madre, che si rivolse alla scuola, sembrava aver affrontato la cosa, ma era in realtà solo l’inizio della fine. In cura presso uno specialista di salute mentale, Gail scrisse una lettera e rivelò a Paula forse il suo segreto più grande: veniva bullizzata dall’età di 11 anni e aveva già tentato il suicidio. «Era la prima volta che ne venivo a conoscenza – ricorda la donna – ed è stato orribile realizzare che aveva attraversato tutto da sola». A nulla valse il supporto della scuola e dei genitori: Gail cadde nel vortice dell’autolesionismo.

Un nuovo capitolo sembrava iniziato quando la ragazza iniziò a lavorare in un bar, ma improvvisamente una sera una telefonata mise Paula di fronte alla cruda realtà: la figlia aveva tentato il suicidio. In ospedale la constatazione di morte celebrale e la decisione di donare gli organi e cremare il corpo. «Stava nascondendo – riflette oggi la madre -. Non stava affrontando. Stava colando a picco, ma davanti a noi stava inscenando uno spettacolo».

Quello di Gail purtroppo non è un caso isolato, anzi. Fa parte di un numero sempre più alto di vittime: negli ultimi sei anni i suicidi di ragazze tra i 10 e i 24 anni hanno raggiunto l’83% nel Regno Unito. E non è una realtà lontana da noi, purtroppo. Secondo le rilevazioni Istat più recenti sul fenomeno (che fanno riferimento al 2014), più del 50% degli intervistati, tra 11 e 17 anni, è stato vittima episodi di bullismo. 1 su 5 ha subito tali atti ogni mese, circa la metà di questi una o più volte a settimana. Le ragazze sono le più colpite: più del 55% ha riferito episodi accaduti solo qualche volta durante l’anno, il 20,9% a cadenza mensile, il 9,9% a cadenza settimanale (i dati per i maschi sono rispettivamente del 49,9%, 18,8% e 8,5%).
In crescita ovviamente anche il cyberbullismo, che sfrutta la diffusione ormai incontrollata dei social: copre il 22,2% delle vittime di bullismo e anche qui le ragazze sono più interessate dei maschi (7,1% contro 4,6%). Allarmante anche il dato relativo alla fascia 11-13 anni: il 7% è vittima una o più volte al mese.

Bullismo e cyberbullismo tendono purtroppo a mietere le stesse vittime: l’88% di coloro che sono presi di mira sui social lo sono anche in altri contesti. Gli stranieri tendono ad essere più attaccati degli italiani; per le ragazze la percentuale è più elevata ‘solo’ del 13% rispetto a quella delle coetanee italiane, mentre per i ragazzi la percentuale è del 20%.

In questi casi il dialogo è il primo e importante passo da compiere e i ragazzi sembrano saperlo. Accanto alle elevate percentuali di coloro che pensano sia importante parlare con familiari, amici o insegnanti, arriva però un significativo e preoccupante segnale da coloro che vedono nel silenzio un’arma di difesa. Non sono pochi e non devono essere lasciati nell’ombra.

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