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Bolivia, riconosciuta prima unione omosessuale: “L’obiettivo è cambiare la legge”

La battaglia legale intrapresa da David Aruquipa e Guido Montaño ha portato all'iscrizione nel registro civile del paese l'unione non ammessa dalla legge nazionale

Per la prima volta, il registro civile della Bolivia accoglie un’unione tra persone dello stesso sesso. È successo l’11 dicembre, al termine della battaglia legale intrapresa da David Aruquipa, 48 anni, e Guido Montaño, 45 anni.

Unioni omosessuali in Bolivia: “L’obiettivo è cambiare la legge”

L’unione nel 2018 non era stata riconosciuta dalle autorità del paese, perché le leggi boliviane non consentono i matrimoni omosessuali. Sebbene la situazione nazionale resti invariata, l’episodio potrebbe dare avvio al processo per un futuro riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso.

“È un primo passo – ha d’altronde dichiarato Aruquipa, noto attivista LGBTQ -, ma ciò che ci ispira è trasformare la legge“.

 Montaño e Aruquipa, insieme da più di undici anni, hanno sostenuto che il divieto costituisse una violazione degli standard internazionali sui diritti umani, nonché una discriminazione ai sensi della legge boliviana.

Il tribunale di La Paz ha fatto riferimento anche alla sentenza del 2017 della Corte interamericana dei diritti umani. Questa sostiene, sulla base della Convenzione americana sui diritti umani, che tutti i diritti applicabili alle coppie eterosessuali dovrebbero valere anche per quelle omossessuali.

 

Nonostante la considerevole opposizione dei gruppi religiosi, il matrimonio gay prende sempre più campo in America Latina. In Argentina, Ecuador, Brasile, Colombia, Uruguay, Costa Rica e alcune zone del Messico, ad esempio, esso è già stato approvato.

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