Esteri

Bimba di 3 anni uccisa con machete in Nigeria: altro attacco islamista

L'accondiscendenza delle autorità sta peggiorando la situazione già critica.

Il 3 giugno scorso, verso le 5 del mattino, una comunità cristiana nel sud dello stato di Kaduna in Nigeria ha subito l’ennesimo attacco. Tra le vittime anche Elizabeth Samaila, una bambina di 3 anni, che non è sopravvissuta alle ferite riportate alla testa, causati da colpi di machete. La piccola è morta in ospedale.

Elizabeth non è l’unica vittima dell’attacco alla comunità di Tudun Agwalla. Insieme a lei, sono morte altre nove morirono. Tutti uccisi con machete e sepolti in una fossa comune. Numerosi i feriti, tra loro la giovane Rita Friday di 8 anni e, inoltre, non si hanno più tracce di sette persone.

La Southern Kaduna Peoples Union (SOKAPU, organizzazione di diritto) ha denunciato l’attacco in una serie di tweet, specificando che gli abitanti del villaggio conoscevano già i pastori Fulani e i loro metodi.

Mervyn Thomas, amministratore delegato di Christian Solidarity Worldwide (organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani) ha denunciato una serie di attacchi che continuano senza sosta. Secondo lui, lo stato meridionale di Kaduna si sta trasformando in un campo di sterminio.

«Estendiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e alle persone care di Elizabeth Samaila – scrivono da Christian Solidarity Worldwide – nonché a tutte le persone colpite dall’attacco a Tudun Agwalla. La dolorosa morte subita da questa bambina di tre anni evidenzia l’entità della depravazione di coloro che l’hanno uccisa. Ciò che è particolarmente inaccettabile è che la sua morte è l’ultima di una serie di attacchi che continuano senza sosta. Il Sud Kaduna si sta gradualmente trasformando in un campo di sterminio, a causa di un grave fallimento della governance, o dell’indifferenza e acquiescenza ufficiali. È ora necessario esercitare pressioni internazionali sulle autorità statali e federali per garantire la protezione di queste comunità vulnerabili e adottare misure efficaci per disarmare tutti gli attori armati non statali e consegnare alla giustizia gli autori di queste orribili atrocità»

Awemi Dio Maisamari, presidente della Adara Development Association, un gruppo etnico di maggioranza a sud di Kaduna, parla di un’atmosfera di anarchia e disperazione.

«Non ci sono parole adeguate – spiega Awemi Dio Maisamari – per descrivere correttamente l’atmosfera di anarchia e disperazione che sta rapidamente mettendo radici nelle nostre comunità con donne, bambini, malati e anziani in fuga con le piccole cose che possono salvare. I nostri membri della comunità brutalizzati, disumanizzati, terrorizzati e traumatizzati sono sotto shock, chiedendosi sempre perché questa anarchia artificiale sia ancora tollerata dai poteri che sono».

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Gabriele Giovanni Vernengo

Classe 94', amante della cultura e dell'arte. Fermo nei propri valori e nella sua fede cristiana, porta avanti il proprio talento tramite la poesia e il giornalismo, definite da lui stesso come «missioni» e/o « vocazioni».

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