Ambiente

Battuta d’arresto per il Dl Ambiente: troppi gli aspetti da chiarire

Il decreto potrebbe rivelarsi una stangata per gli Italiani. Lamentele da parte dei sindacati: «Non siamo stati coinvolti».

(di Gina Lo Piparo) Le entusiastiche esaltazioni del dl Ambiente devono rallentare, almeno per il momento. La bozza del documento, di cui avevamo parlato qualche giorno fa, è stata infatti sottoposta ad un primo esame, ma – com’era prevedibile – la collaborazione con altri ministeri, in particolare quello dell’Economia, è quanto mai necessaria affinché i vari punti in programma possano essere resi effettivi nelle modalità migliori per il Paese.

Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, spinge per una rapida approvazione, ma il problema delle risorse necessita di uno studio attento. Un’ipotesi sarebbe quella delle “aste verdi”, che si riferiscono al mercato dello scambio di quote di emissioni di CO2 dei grandi inquinatori del Paese. Si vendono e si scambiano percentuali di quote oltre una certa soglia assegnata.

Alcuni malumori interni alla compagine politica, poi, non renderebbero l’iter più semplice. Il taglio ai sussidi dannosi – che ammontano a 16,7 miliardi, secondo quanto afferma il Catalogo predisposto dal ministero dell’Ambiente – si dovrebbe affrontare già nella stesura della Legge di bilancio, dato che i provvedimenti dovrebbero partire dal 2020. Il 50% delle risorse così recuperate andrebbe ad alimentare un fondo al ministero dell’Economia per investimenti in favore dell’eco – sostenibilità.

Tra i sussidi dannosi, ad esempio, vi sarebbero gli sconti che il fisco riserva al gasolio; tagliarli vorrebbe dire andare a colpire categorie importanti, oltre che generare inevitabili ripercussioni al distributore.

Anche i sussidi all’autotrasporto sarebbero colpiti: «Il provvedimento sarebbe un clamoroso autogol per lo Stato», afferma in una nota Paolo Uggè, vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto. Il governo verrebbe meno agli impegni presi con la categoria e colpirebbe anche i mezzi meno inquinanti come gli euro 6, spingendo verso rifornimenti all’estero che impoverirebbero le casse nostrane. «Se invece, come proponiamo da tempo, si penalizzassero solo i veicoli più vecchi, quindi maggiormente inquinanti, tagliando solo a questi i rimborsi delle accise sul gasolio, si spingerebbero le imprese a rinnovare il parco circolante, con un evidente vantaggio per l’ambiente considerato che il 60% dei mezzi circolanti in Italia è di categoria ante euro 4. Ne beneficerebbero anche l’auto motive e lo Stato, che incasserebbe l’Iva su ogni veicolo di nuova generazione acquistato».

La vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, lamenta la mancanza di dialogo coi sindacati: «Chiediamo che venga aperto un dialogo con le parti sociali, perché il clima non è una priorità per i soli ambientalisti, gli unici che, come si legge nella bozza del decreto, sono stati invitati a far parte della cabina di regia. Il clima è un tema che ha rilevanti cadute anche sul mondo del lavoro. Per questo la Cgil promuoverà assieme a studenti, lavoratrici e lavoratori una serie di iniziative e assemblee nei luoghi di lavoro in occasione della ‘Settimana per il futuro’».

Analoghe le parole di Annamaria Furlan, leader della Cisl: «Nessuno ci ha accennato che fosse pronto un decreto importante, di questa natura. Credo che non è stato un bene che un atto così importante e significativo dopo l’incontro che è stato davvero positivo nella mattinata lo scoprissimo invece oggi dai giornali».

Dure affermazioni per il deputato leghista Massimo Garavaglia: «[…] spero che il decreto sull’ambiente non abbia mai una versione definitiva e resti una semplice bozza. Leggo l’articolo 6 della bozza di decreto e rabbrividisco: 16,8 miliardi di euro di agevolazioni fiscali che verrebbero tagliate. Tra queste, come si legge nella relazione al provvedimento, 5,9 miliardi di euro sono per ‘agricoltura e pesca’. Questa tremenda mazzata viene mascherata come operazione ‘green’, ma in realtà serve anche e soprattutto per fare cassa. Solo il 50% degli importi derivanti dai tagli alle agevolazioni fiscali sarà destinato al fondo per il finanziamento di interventi ambientali. Il restante 50% verrà acquisito al bilancio dello Stato. Benvenuto al Governo che doveva essere no tax!».

Gina Lo Piparo

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