Barilla, sponsor del Pride milanese: continua il cammino lgbt dell’azienda

di VoceControCorrente

Barilla torna a battere sulle tematiche lgbt+: la scelta sembra frutto di una precisa strategia volta a coprire le reali idee del fondatore.

È una decisa presa di posizione quella di Barilla: vuole proseguire sull’onda lgbt+ e vuole farlo in grande. Talmente in grande che l’azienda è ufficialmente diventata sponsor del Pride di Milano.

Barilla si è addirittura impegnata a invitare dipendenti, familiari e amici mettendo a disposizione un bus gratuito e creando dei gadget ad hoc.  L’azienda si è insomma allineata a grandi marchi come H&M con la sua campagna Pride o Adidas, Nike e Converse che questo mese stanno promuovendo attivamente le comunità lgbt.

Il caso di Barilla, però, salterebbe meno all’occhio se non ci fossero dei precedenti che cozzano nettamente con l’idea lgbt friendly che l’azienda cerca di mostrare (quasi ostentare) con costanza.

Nel 2013 fecero infatti il giro del mondo (qui un articolo del The Guardian) di Guido Barilla, che controlla l’attività del gruppo Barilla con i suoi due fratelli, a “La Zanzara”. I conduttori, ai tempi, gli chiesero se avrebbe mai preso in considerazione l’idea di utilizzare una famiglia gay per pubblicizzare la pasta Barilla.

“Per noi il concetto di famiglia tradizionale rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. Non lo farei, ma non per mancanza di rispetto per gli omosessuali. Loro hanno il diritto di fare ciò che vogliono senza disturbare gli altri”.

Così disse. E i più attenti alle cronache ricorderanno che dopo queste dichiarazioni, Barilla fu presa di mira dal web: #boicottabarilla fu un hashtag di tendenza su Twitter per diverso tempo. L’impatto delle sue dichiarazioni, per altro, non si limitò agli insulti online.

L’università di Harvard ritirò la pasta Barilla dalle sue mense e molti rivenditori negli USA e in Europa chiesero di incontrare Barilla. A prendere in mano la situazione fu però l’amministratore delegato Claudio Colzani. In breve tempo, l’intera immagine dell’azienda fu rivoluzionata.

Confezioni pro lgbt, campagne di marketing pensate per incontrare le coppie omosessuali e tweet “inclusivi” iniziarono a fare attivamente parte dell’azienda. Con buona pace del presidente.

Quello del Pride è, dunque, solo un altro passo strategico per aggiudicarsi una parte nella cosiddetta gay economy. Riviste economiche di spessore come Bloomberg Businessweek hanno sottolineato quanto questa faccenda sia diventata una case history: un palese turnaround [voltafaccia, ndr] che sotterra qualsiasi principio.

Pur di accaparrarsi una fetta del mercato arcobaleno, Barilla indossa le vesti – ipocrite – di strenua difenditrice dei diritti omosessuali, seppellendo ideali e morale. Una scelta incoerente e opportunista, in barba al libero pensiero.

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