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Bambini e donna incinta uccisi in Nigeria, l’ennesima follia dei pastori Fulani

In Nigeria la persecuzione continua e stavolta la strage ha colpito principalmente bambini

Se nel mondo si vive la paura del coronavirus, la Nigeria vive sempre lo stesso incubo, la persecuzione. Se il mondo si è fermato, la Nigeria, terra dannata e sfortunata, continua a vivere ciò che finora ha conosciuto, ovvero morte e disperazione.

Lo scorso 14 aprile si è ripetuta l’ennesima strage ad opera del pastori Fulani che senza pietà, stavolta, hanno scelto di far cessare la vita anche a sei bambini e ad una mamma che portava in grembo una vita che non conoscerà violenza, quella violenza che, purtroppo, gli altri innocenti hanno conosciuto.

Angela Daniel, 3 anni, David Yakubu, 15, Luca Magwa, 5, Ishaya Yakubu, 7, Aba Ibrahim, 6, Stephen Ngwe, 7. Insieme a loro Talau Daniel di 32 anni, incinta, e Sunday Biri di 45 e Izhe Nkama di 43 anni. Tutti sono stati sepolti in due fosse comuni.

Circa una dozzina di pastori armati di fucili e machete hanno fatto irruzione nel villaggio di Hura- Maiyanga, nell’area di Miango nel distretto di Kwall, nella contea di Bassa Plateau, gridando il solito slogan jihadista « Allah Akbar».

Questo è ciò che racconta una donna sopravvissuta, che ricorda la ferocia di quegli spari nel nome di un Dio che di certo non ha ordinato l’esecuzione: «La maggior parte delle famiglie si era già ritirata nelle case per dormire, quando questi uomini armati Fulani hanno fatto irruzione nel villaggio. Quando i pastori ci hanno sparato siamo corsi fuori dalle case verso i cespugli. Siamo stati inseguiti, mentre altri hanno bruciato le nostre case».

Oggi la donna si è rifugiata in un villaggio vicino, insieme ad altre 250 persone, principalmente donne e bambini, «sfollati e senza mezzi di sostentamento», secondo Dalyop Solomon Mwantiri, direttore del Centro di emancipazione per le vittime di crisi in Nigeria (ECCVN), che ha confermato l’attacco.

Grace Gye, residente a Miango, in merito all’ultimo attacco terroristico ai danni dei cristiani, ha chiesto ai governi statali e federali come mai i Fulani, nonostante un blocco di fronte al covid-19, continuano a muoversi liberamente in tutto il territorio, spargendo morte e distruzione. Ciò che chiede a gran voce adesso è protezione.

Anche Il Rev. Ronku Aka, ex pastore di una chiesa evangelica e ora leader della comunità del gruppo etnico Irigwe, lamenta la totale assenza di protezione: «Così tanti della mia gente sono stati uccisi nel corso degli anni, incluso l’attacco della scorsa notte. Nonostante le promesse del governo al mio popolo, i pastori Fulani hanno continuamente attaccato le nostre comunità».

Gli occhi puntati sull’emergenza coronavirus celano la grande tribolazione Nigeriana, ma è bene far luce sul caso, ricordando gli attacchi terroristici degli ultimi tempi, come quello del 31 marzo nel villaggio di Acha, dove sono stati uccisi molti cristiani. Il giorno seguente altri tre nella comunità cristiana di Nkiedow-hro e altri sette nel villaggio di Hukke. Oppure come gli attacchi ai villaggi Galkogo e Zumba, dove sono state uccise 20 persone, provocandone lo sfollamento di 3000. Nella contea di Shiroro, i pastori Fulani musulmani hanno fatto irruzione in una scuola di Maruba gestita dai ministeri del Calvario(CAPRO), rapendo quattro missionari e uno studente, subendo chissà quali torture. Lo scorso anno, sempre pastori Fulani armati hanno effettuato una serie di raid contro le comunità cristiane nel nord-ovest, mandando in fuga centinaia di sfollati.

In risposta ad «una crescente ondata di violenza diretta contro i cristiani nigeriani e altri classificati come “infedeli”», il 30 gennaio, Christian Solidarity International (CSI), ha emesso un avvertimento sul genocidio per la Nigeria, invitando il membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad agire.

Oggi, la Nigeria risulta essere uno dei principali Paesi in cui degli esseri umani muoiono per la loro fede, un Paese che piange la scomparsa di migliaia di cristiani tra cui bambini, vittime inconsapevoli e silenziose di una guerra stolta e ingenerosa.

Filippa Tagliarino

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