Bad legs, quando la disabilità non può fermare il proposito di Dio

di VoceControCorrente

(di Sara Affuso) Questa è la meravigliosa storia di Elinor una missionaria nata in un piccolo villaggio del Nord America che per anni ha lavorato per portare l’evangelo in una delle isole più remote della Papua.

Un tempo straordinario durato più di due decadi che ha avuto inizio nel 1974 quando raggiungere le parti più estreme del Pianeta non era poi così semplice.

La giovanissima Elinor decide di lavorare in quel campo di missione in una delle tribù più antiche dell’arcipelago indonesiano, dove i suoi abitanti erano di poco più alti di un pigmeo e dal linguaggio difficile da comprendere.

Elinor trascorre mesi ad imparare la loro grammatica, inizia a tradurre le scritture nella loro lingua e a offrire aiuti concreti soprattutto come infermiera della comunità. Fin qui la sua storia è già fonte d’ispirazione ma c’è qualcosa di commovente e straordinario che mostra l’infinita grazia di Dio.

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Elinor non è una giovane donna come le altre, è una ragazza affetta da disabilità a entrambe le gambe dovuta a una terribile poliomelite contratta all’eta di 5 anni. Ma tutto ciò non ha impedito ad Elinor di credere che se Cristo l’aveva salvata dalla morte, era per un proposito meraviglioso.

A 12 anni risponde alla chiamata all’altare di un missionario cinese in visita alla sua piccola comunità. L’invito è di venire avanti per chiunque sentisse di essere stato chiamato alle missioni, tra gli occhi imbarazzati e increduli dei presenti l’unica a percorrere il breve corridoio della chiesa è la piccola Elinor con le sue stampelle e un fuoco nel suo cuore.

Dopo aver finito la scuola teologica e dopo aver superato con la sua determinazione l’opposizione del collegio degli anziani, riceve la sua destinazione: la piccola isola di Iria jara in Papua. E lì lavora con passione tra un popolo che ha la sua stessa altezza e che non la chiama Mr Elinor ma nella propria lingua le dà il nome di Bad Legs gambe malferme.

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A noi lettori occidentali può sembrare quasi offensivo, lei stessa racconta di aver chiesto a un giovane della tribù il perché di tale soprannome. La sua risposta è disarmante «le tue gambe malferme sono importanti per noi, ci mostrano il grande amore che Dio ha per noi perché con esse Dio ti ha portato a noi».

La storia di Elinor ci insegna a non lasciarci scoraggiare dai nostri limiti reali ed oggettivi perché come la stessa Elinor racconta quando un uomo si avvicinò a quel missionario cinese in visita alla sua piccola chiesa ed ebbe da ridire della sua chiamata alle missioni, schernendolo che solo una piccola ragazzina storpia che mai avrebbe potuto farlo era andata all’altare, il missionario guardandolo dritto negli occhi rispose: «Colui che il Signore ha scelto, quello sarà usato da Lui». E allora continuiamo a credere nei nostri sogni perchP Il Dio dell’impossibile può fare smisuratamente al di là di quanto immaginiamo e speriamo.

Sara Affuso

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