Cultura & Scienze

Avigan: è veramente il farmaco anti coronavirus?

La verità secondo l'Agenzia Italiana del Farmaco.

Finchè ci sarà il Coronavirus qual è, o quale dovrebbe essere l’imperativo categorico di noi cittadini oltre a quello di stare a casa ed attenersi alle disposizioni ministeriali? Non aggrapparsi a tutte le notizie a cui ci piacerebbe credere, piuttosto reputare ‘vere’ solo le news che arrivano da fonti ufficiali ed istituzionali e non quelle che ci giungono da fonti poco attendibili tramite Social Network o WhatsApp.

Proprio a causa di uno dei tanti video che circolano su questi canali, si è alzato un polverone tale che è dovuta intervenire l’Agenzia Italiana del Farmaco. Ma andiamo con ordine, ecco la storia.

Nel fine settimana ha spopolato online un video di un farmacista laziale che parla con toni entusiastici dell’Avigan (favipiravir), un farmaco antivirale disponibile in Giappone che avrebbe dato esiti positivi in una sperimentazione su pazienti affetti da Coronavirus. Il video è stato in seguito ripreso da numerosi giornali e da alcune trasmissioni televisive, e non sono mancate le polemiche.

«In realtà l’Avigan non è autorizzato né in Europa, né negli Usa – afferma l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, autorità che ha il compito di vigilare sulla sicurezza dei medicinali e di autorizzarne l’uso in Italia – Relativamente all’impiego anti-Covid, sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave, di lieve entità, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19)».

«Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici – evidenzia l’ente regolatorio nazionale – mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti».

L’AIFA ha inoltre affermato di essere pronta a passare alle vie legali contro chi diffonde false informazioni sul Covid-19, come nel caso del farmaco Avigan: «La Commissione Tecnico-Scientifica di AIFA, riunita in seduta permanente, rivaluta quotidianamente tutte le evidenze che si rendono disponibili al fine di poter intraprendere ogni azione (inclusa l’autorizzazione rapida alla conduzione di studi clinici) per poter assicurare tempestivamente le migliori opzioni terapeutiche per il COVID-19 sulla base di solidi dati scientifici».

La tutela della salute pubblica, dunque, passa anche dalla valutazione e l’eventuale approvazione di nuovi trattamenti, che devono però prima dimostrare di essere efficaci anche da un punto di vista di costi e benefici sanitari (per esempio con una valutazione sugli eventuali effetti collaterali rispetto ai potenziali benefici.

La Commissione Tecnico-Scientifica dell’AIFA si riunirà nuovamente oggi per nuove valutazioni generali sui farmaci disponibili, o da sperimentare, contro il coronavirus, e ha annunciato nuovi approfondimenti anche sull’Avigan.

Molte le dichiarazioni che sull’argomento si stanno susseguendo in queste ore.

«Dobbiamo essere chiari con i cittadini. Di farmaci che in passato abbiano funzionato contro i virus ne esistono pochissimi, e nessuno garantisce risposte definitive. Per controllare Hiv ci sono voluti decenni di sperimentazione». Così l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, consulente scientifico della task force della Regione Puglia, riferendosi a un articolo centrato sull’Avigan che il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha annunciato di voler sperimentare nella sua regione

Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, invita alla cautela sul «farmaco giapponese anti-Coronavirus». «Tutti noi siamo attenti a segnali relativi a farmaci che possono essere efficaci, ma non vi è nessun dato che dimostri inconfutabilmente l’efficacia dell’Avigan».

Dopo un tweet in cui bollava come «scemenza» il «preparato giapponese», il virologo Roberto Burioni è tornato a parlare dell’Avigan a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio su Rai 2. Nella puntata di ieri, domenica 22 marzo, il medico ha gelato così gli entusiasmi di molti: «le persone credono a ciò che desiderano. Tutti desideriamo che arrivi un farmaco che scacci questa malattia e tutti vorrebbero avere questa buona notizia. La buona notizia però non arriverà dai social media, arriverà dalle autorità».

LEGGI ANCHE: Coronavirus, la lunga e triste lista dei medici morti per coronavirus.

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