Arriva il ddl Salvamare per ripulire dai rifiuti mare, laghi, fiumi e lagune

di Gina Lo Piparo

È stato discusso ieri da Paola Deiana e Rossella Muroni. Il provvedimento prevederà anche un riconoscimento per gli eco-pescatori.

Si è discusso ieri in Aula alla Camera il ddl Salvamare, nato dalla fusione di tre disegni di legge (n. 1939, 907 e 1276) e volto a prevenire l’abbandono di rifiuti in mari, laghi, fiumi e lagune.

Grazie alla collaborazione di associazioni, imprenditori del settore ed enti a vario titolo, il provvedimento è giunto in Aula, presentato da Paola Deiana (M5s) e Rossella Muroni (Leu); esso consentirà ai pescatori di riportare sulla terraferma – senza alcuna penalizzazione – i rifiuti raccolti incidentalmente in mare.

Grazie al contributo nella raccolta dei rifiuti e nell’uso di materiali a basso impatto ambientale, gli imprenditori ittici potranno ottenere anche un ‘riconoscimento’, così da essere distinti dagli altri. Le misure non riguarderanno solamente le acque salate, ma sono state estese anche a quelle dolci, allargando dunque il raggio d’azione del ddl.

I rifiuti accidentalmente pescati in mare saranno conferiti all’impianto portuale di raccolta gratuitamente e si tratterà di un deposito temporaneo ai sensi del Dlgs 152/2006. Se la nave sarà ormeggiata in un’area esterna alla competenza dell’Autorità portuale, i Comuni dovranno allora occuparsi di gestire i rifiuti in strutture di raccolta vicino agli ormeggi. I costi di gestione saranno sostenuti con una componente della Tari o una tariffa puntuale.

«Il cuore del provvedimento, che è ispirato ad alcuni progetti sperimentali e all’impegno di associazioni ambientaliste quali Legambiente e MareVivo, è consentire ai pescatori di portare e conferire a terra i rifiuti che recuperano in mare, senza doverne sostenere i costi di smaltimento come invece avviene oggi – ha dichiarato Rossella Muroni – è una misura importante per ambiente e salute dei cittadini, tanto più considerando che ogni anno finiscono nelle acque del pianeta 8 milioni di tonnellate di plastica e che questi rifiuti si scompongono in pezzi sempre più piccoli e vengono ingeriti dai pesci, entrando così nella catena alimentare».

Gina Lo Piparo

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