Antico e Nuovo Testamento: quali sono le differenze?

di Gina Lo Piparo

Antico e Nuovo Testamento non sono in antitesi ma l’uno il compimento dell’altro: la lettura incrociata dei due regala numerose sorprese e profonde verità.

Erroneamente considerati come due libri a sé stanti, in realtà l’Antico e il Nuovo Testamento sono intimamente connessi, anzi è impossibile comprendere a pieno il secondo senza conoscere il contenuto del primo.

La ragione è semplice: il Nuovo Testamento costituisce il compimento di quanto annunciato o prefigurato nell’Antico,  così che gli insegnamenti di Cristo e la Sua figura stessa non possono essere profondamente intesi senza conoscere l’Antico Patto che Dio strinse col popolo di Israele.

Procediamo con esempi concreti. Il primo e più eclatante sono probabilmente le profezie che molti anni prima della nascita di Gesù furono fatte sul Suo conto. L’elenco è lungo, ma uno dei passi più esemplari è certamente quello contenuto al capitolo 53 del libro del profeta Isaia, che narra la passione di Cristo e lo scopo del Suo sacrificio, ossia la redenzione dell’essere umano in tutte le sue dimensioni: spirito, anima e corpo.

Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.

Tanti altri dettagli della storia di Gesù sono contenuti nei libri dell’Antico Testamento: il luogo della Sua nascita (Michea 5:2); la dinamiche della Sua morte (Salmo 22, in particolare versetti 1, 7-8, 14-18; Salmi 69:21); la Sua risurrezione (Salmi 16:10) e l’elenco potrebbe continuare. Anche il Nuovo Testamento, a sua volta, contiene molte profezie, in particolare sulla seconda venuta di Gesù, che si riagganciano a quelle dell’Antico: si stima che circa i due terzi dei versi dell’Apocalisse siano ad esso correlati.

Come cogliere poi la profondità di certi episodi senza conoscere il background religioso-culturale della società ebraica? Il celebre miracolo raccontato nel Vangelo di Marco, al capitolo 5, della donna affetta da un flusso di sangue da ben dodici anni e guarita da Gesù al solo tocco della Sua veste, assume nuove sfaccettature se si considera che quella donna, secondo le prescrizioni di Levitico 15, era da considerarsi impura e, pertanto, contaminante per chiunque la toccasse.

Dispensata dai medici, aveva avuto la forza fisica e interiore di giungere fino ad afferrare la veste di Gesù, assalito dalla folla, ma quando Lui si voltò a cercare chi l’avesse toccato con un’attitudine così diversa dagli altri, due cose saranno sicuramente saltate alla sua mente: come Cristo avesse potuto accorgersi di lei, in mezzo a tutta quella gente, e come avrebbe potuto giustificarsi per aver appena infranto le prescrizioni mosaiche.

Gesù, però, non la riprese né la rimproverò; la Sua unica gioiosa risposta fu: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va in pace e sii guarita dal tuo male». E che dire dei lebbrosi guariti dal tocco di Gesù, i quali secondo Levitico 13 erano non solo intoccabili, ma anche obbligati convivere con una malattia fortemente limitante non solo a livello fisico ma anche sociale? Vesti strappate e capo scoperto erano i dettami imposti al lebbroso, che doveva abitare da solo, fuori dall’accampamento, e urlare “Impuro, impuro” a monito dei passanti. Eppure, Cristo non esitò a toccare il lebbroso di Matteo 8 per guarirlo, mandandolo poi ad adempiere le prescrizioni della legge.

Questa è la particolarità di Gesù. Sebbene ad un primo approccio possa sembrare che il Suo modo d’agire rompesse con la legge, ponendoci dunque di fronte alla contraddizione di un Dio che prima dà dei comandi e poi li infrange, ad un’analisi più profonda si scopre che in Cristo quei comandi non sono infranti bensì compiuti. D’altronde Lui stesso dichiarò: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; io non sono venuta ad abolirla ma ad adempierla» (Matteo 7:17).

Gesù adempì in sé le parole dei Profeti e con perfetta ubbidienza eseguì tutte le prescrizioni mosaiche, senza venir meno a nessuna di esse. Portò la legge a compimento in se stesso e oggi essa non vincola più  il credente che si trova all’interno di un Patto nuovo ed eterno.

Mentre l’Antico Testamento espone il sistema di sacrifici che Dio prescrisse al popolo per coprire i peccati, il Nuovo Testamento parla di Gesù che è contemporaneamente Sommo Sacerdote, che media tra Dio e il popolo, e Perfetto Sacrificio, che non copre i peccati ma li cancella. L’Epistola agli Ebrei, in particolar modo, espone in maniera chiara e dettagliata questi parallelismi, che ancora una volta sottolineano il completamento dell’Antico Testamento nel Nuovo e della legge mosaica, transitoria, nell’Alleanza nuova ed eterna stretta attraverso il sacrificio di Cristo.

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L’Antico Testamento narra del primo Adamo, la cui caduta condannò il genere umano alla morte spirituale e alla separazione da Dio; il Nuovo Testamento racconta di Cristo che con la Sua ubbidienza e il Suo sacrificio si pone come Via che conduce l’uomo a Dio attraverso una nuova nascita spirituale.

La relazione Dio-uomo, perduta attraverso la disubbidienza di Adamo, è ripristinata da Gesù e, per grazia e non per meriti, si estende a tutti gli uomini. Per questo al momento della Sua morte, il velo del tempio si squarciò (Matteo 27:51): la separazione tra un Dio perfetto e l’uomo peccatore fu distrutta dal sacrificio dell’unico Perfetto che ha riconciliato le due parti dando agli uomini la possibilità di essere chiamati “figli” di Dio, e non solo “servi” o “creature”. Ma naturalmente tutto ciò non si può cogliere senza conoscere le basi poste dall’Antico Testamento.

Non si può comprendere la portata rivoluzionaria della parole “Padre nostro” se non si sa che per gli Ebrei il nome di Dio era addirittura impronunciabile né la grandezza del Suo amore nel dare sé stesso come sacrificio nella consapevolezza che l’uomo da sé non avrebbe mai potuto raggiungere Dio.  È per questo che, sebbene sia consigliabile approcciare al Cristianesimo attraverso la lettura dei Vangeli e del Nuovo Testamento, approfondire la conoscenza di Gesù riporterà inevitabilmente indietro verso l’Antico Testamento, prezioso e da custodire con cura perché anche in ognuno dei suoi libri Cristo è presente.

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