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Anna e il suo aborto mancato: donare la vita e riceverne una ricompensa Divina

La testimonianza di Anna, madre coraggiosa che ha proseguito la sua gravidanza pur conoscendone il rischio

La donna, raccomandata per generare, portatrice dell’essere per natura, delibera l’avvenire di una vita.mPonderare intimamente nel proseguire è un diritto, ma spesso, a causa di seri rischi, consigliarne un’interruzione può essere la salvezza di una giovane madre.

Così è stato per Anna, madre amorevole di un bimbo di 5 anni, donna instancabile e dinamica che, nel settembre del 2013, ha fatto una scoperta dolorosa, dopo aver perso il controllo del proprio corpo.

La diagnosi fu drammatica: Paraparesi Atossica in disturbo da Conversione, una rara sindrome che non le avrebbe più permesso l’autonomia nei movimenti, passando il resto della vita su una sedia a rotelle.

La rassegnazione sofferta ad una condizione irreversibile è certa, ma scoprirsi nuovamente in stato di gravidanza in un momento in cui il corpo non risponde, incalzato da pesanti farmaci, di certo, peggiora una situazione già compromessa e critica.

Avvisata dei rischi a cui incorreva, persuasa all’aborto salvavita, Anna non ha mai ceduto alla paura: «Se Dio mi ha donato la possibilità di divenire nuovamente madre, in un momento così rischioso e difficile, sono certa che ci sarà un motivo valido».

Conscia della bassa probabilità di sopravvivenza, con cocciutaggine e spirito di prevaricazione, la giovane madre, in contrasto a familiari e pareri medici, ha intrapreso inconsapevolmente una scelta importante, ovvero quella che le avrebbe concesso un premio miracoloso.

I mesi passati velocemente non hanno mai reso Anna esitante o incerta, piuttosto, desiderosa di portare a termine quella gravidanza che, seppur nell’attimo della prova e sforzo umano, procedeva nel pieno del benessere.

Anna ricorda il giorno in cui ha sentito per la prima volta il battito del bambino: «Il mio medico, nonostante fosse cristiano, per salvaguardare la mia vita più volte mi ha sconsigliato di portare avanti la gravidanza, ma nel momento in cui insieme abbiamo sentito il cuoricino che implorava vita, egli ha affermato: ‘Come può l’ateo non convertirsi di fronte alla potenza divina?’».

È all’avvicinarsi del parto che le preoccupazioni aumentarono, parenti e amici, finora ostili alla scelta coraggiosa di Anna, temevano di perdere la giovane madre, ignara ancora della meraviglia che stava per avvolgerla.

Entrare nella sala parto temendo di non uscirne viva era il pensiero di Anna, che ha ceduto alla paura solo in quegli istanti, in un clima di dolore generale che aveva investito tutti i presenti, rassegnati all’imminente tragedia a cui avrebbero assistito: «L’unica cosa che chiedevo a Dio era quella di poter vedere la mia bambina per almeno pochi istanti e andarmene serenamente».

L’ultimo desiderio di un “condannato a morte” non si nega a nessuno, ma quello di Anna è stato sconfessato per una volontà maggiore, un piacimento divino che le ha concesso di dare la vita ma anche di riprenderla, poiché Anna è sopravvissuta a quel parto mortale, dimostrando ai presenti l’esistenza di un vero e proprio miracolo.

Ma quel miracolo non era l’unico, infatti, ciò che stava per accadere in quella notte aveva dell’incredibile. La vita si fece sentire prepotentemente, non solo nella testimonianza del travaglio, bensì anche nel corpo, quel corpo che ormai da due anni era paralizzato e indebolito. La rivitalizzazione era in atto, mostrando il volto di una meraviglia inspiegabile.

«La notte seguente al parto cominciai a sentire crampi ai polpacci, intorpiditi da due lunghi anni, volli alzarmi e stavo in piedi».

Oggi Anna definisce la sua bambina, Miriam, la sua rinascita, un vero dono divino. Nella tranquillità quotidiana nasconde una traccia da fremito, fonte di incoraggiamento. Testimone diretta della speranza sullo sconforto, si aggiunge a tutte quelle donne che riescono ad andare oltre il limite della conoscenza umana, guidati da istinto personale o da sensibilità spiccata, da coraggio o semplicemente da una voce soprannaturale che dice: «Fidati, io sarò con te».

Filippa Tagliarino

 

 

 

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