Cronaca

«Altro che suicidio, Marco è stato ucciso»: lo spacciatore di Pantani parla a “Le Iene”

L’intervista di Alessandro De Giuseppe getta nuova luce sulla morte del Pirata.

Era il 14 febbraio del 2004 quando Marco Pantani fu ritrovato senza vita, a soli 34 anni, in una camera d’albergo di Rimini.

L’amatissimo Pirata – squalificato a seguito dei risultati delle analisi di Madonna di Campiglio nel 1999 – secondo le indagini degli inquirenti sarebbe morto per gli effetti di un cocktail di droga e farmaci, che l’avrebbe portato letteralmente a distruggere la camera d’albergo in cui era ospitato. Tuttavia, il servizio di Alessandro De Giuseppe andato in onda ieri sera a Le Iene getta nuova luce su uno dei casi più controversi e dibattuti tra i media nazionali.

«Marco non è morto per cocaina. Marco è stato ucciso – ha affermato Fabio Miradossa, lo spacciatore che riforniva Pantani di cocaina in quegli anni -. Magari chi l’ha ucciso non voleva farlo, ma è stato ucciso. Non so perché all’epoca giudici, polizia e carabinieri non siano andati a fondo. Hanno detto che Marco era in preda del delirio per gli stupefacenti, ma io sono convinto che Marco quando è stato ucciso, era lucido. Marco è stato al Touring, ha consumato lì e quando è ritornato allo Chalet Marco era lucido».

Elemento significativo per i sospetti, la presenza sul luogo del delitto di chiari segni di sniffate: «Marco non sniffava ma fumava e in quella stanza c’è solo traccia di cocainomani che sniffavano. Pantani fumava crack, non gli piaceva tirare. Chi ha creato quella situazione non era informato bene… Tracce di fumatori di crack non ne ho viste, come bottiglie di plastica, carta argentata, bicarbonato per preparare il crack».

Non si tratta dell’unica incongruenza; collaboratori della procura di Rimini hanno rivelato che il video della polizia scientifica girato all’interno della stanza era stato danneggiato e, di conseguenza, ricostruito in laboratorio. Il nastro sarebbe stato rovinato per i continui fermi immagine e i tecnici avrebbero trasferito su un cd tutto il suo contenuto. Un chiaro tentativo di manomissione, secondo il tecnico intervistato nel servizio, che ipotizza invece che il nastro sia stato tirato fuori manualmente.

Fabio Miradossa, infine, rivela un altro dato importante: «Marco aveva prelevato 20mila euro a Milano. Al pm ho detto ‘cercate i soldi’ perché in quella camera chi ha ammazzato Marco è perché cercava i soldi. Io sapevo di quei soldi perché erano per me, per la cocaina. Erano un po’ per un debito vecchio e un po’ una fornitura». Marco potrebbe aver reagito negativamente buttandosi sulla droga, ma secondo Miradossa non sembrava meditare il suicidio.

Mentre Alessandro De Giuseppe è stato ascoltato dalla commissione Antimafia, mamma Tonina, combattva come sempre, ai microfoni di “Tutto Sport” ha dichiarato: «In questi 15 anni Miradossa non ha mai parlato. E adesso dice ciò che io ho sempre ripetuto sin dal primo giorno, cioè che Marco è stato ucciso. […]Quando mi dicono che non ci sono prove, io non ci sto, perché basta leggere gli atti di indagine e le documentazioni che abbiamo portato in questi anni per rendersi conto di quanti siano gli aspetti da chiarire. Spero che la commissione parlamentare antimafia si spinga più in là di dove si è fermata la giustizia ordinaria. Ci sono troppe domande senza risposta e solo quando risponderanno a tutti questi quesiti, potrò mettermi il cuore in pace. Non prima. Fino a quel momento io dirò sempre e lo ripeterò che Marco è stato ucciso».

Gina Lo Piparo

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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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