Ambiente

Allarme dall’ONU: i mutamenti climatici provocheranno cataclismi sempre più violenti

Diffuso il rapporto dell’Ipcc sull’effetto dei mutamenti climatici su oceani e ghiacci. Entro il 2050 più di un miliardo di persone vivrà in zone a rischio di disastri meteorologici.

(di Gina Lo Piparo): Le notizie sul clima continuano, purtroppo, a non essere buone. Secondo il rapporto ‘Oceano e criosfera in un clima che cambia’ diffuso stamani dall’Ipcc, il comitato scientifico dell’Onu, gli anni a venire riservano cicloni, uragani e tifoni sempre più violenti, i quali causeranno naturalmente danni sempre maggiori alle località costiere. Inoltre, lo scioglimento dei ghiacci aggraverà ulteriormente il già preoccupante livello d’innalzamento dei mari, molto più caldi rispetto al passato.

Secondo il documento, entro il 2050 più di un miliardo di persone vivrà in zone a rischio di eventi meteorologici disastrosi.

L’intensità media dei cicloni tropicali e la percentuale di quelli di categoria 4 e 5 –già cresciuta negli ultimi decenni – diventeranno maggiori, anche se tali fenomeni non dovrebbero essere più frequenti. L’innalzamento dei mari, che all’inizio del 21 secolo ha incrementato la sua velocità di 2,5 volte rispetto al secolo precedente, a causa dello scioglimento dei ghiacciai proseguirà la sua corsa inarrestabile. Se la quantità di emissioni rimarrà invariata, si arriverà a diversi metri di differenza; se invece il riscaldamento globale riuscisse a restare entro l’auspicata soglia dei 2 gradi centigradi, il danno sarebbe limitato a circa 1 metro nel 2300.

«Gli oceani si sono riscaldati senza interruzione dal 1970 e hanno assorbito più del 90% del calore in eccesso del sistema climatico. Dal 1993, il tasso del riscaldamento dell’oceano è più che raddoppiato. Le ondate di calore marine sono raddoppiate in frequenza dal 1982 e stanno aumentando in intensità». Con l’assorbimento di quantità elevate di CO2, l’oceano ha subito l’aumento dell’acidificazione della superficie e la perdita di ossigeno dalla superficie fino ai 1000 metri di profondità. Il dato è strettamente connesso al surriscaldamento, perché l’acqua più calda in superficie assorbe meno ossigeno tendendo a scendere meno e a portare meno ossigeno negli strati più profondi.

«Il livello medio del mare sta salendo – avvertono i ricercatori – con una accelerazione nei decenni recenti a causa dell’aumento dei tassi di perdita di ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide». Le valutazioni non sono delle migliori:

«Dalla metà del 20/o secolo la riduzione della criosfera nell’Artico e nelle aree di alta montagna ha portato a impatti in gran parte negativi su sicurezza alimentare, risorse idriche, qualità dell’acqua, mezzi di sussistenza, salute e benessere, infrastrutture, trasporti, turismo e tempo libero, specie per le popolazioni indigene». Pesanti le mutazioni degli ecosistemi: «Lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost sulla terraferma e il riscaldamento dei mari hanno modificato gli ecosistemi marini, costieri e terrestri, modificando la vegetazione e costringendo gli animali a spostarsi».

Gina Lo Piparo

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