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Addestrato come terrorista per uccidere i cristiani, oggi li prepara ad adorare Gesù

«Ci hanno detto che i cristiani erano infedeli: ucciderli significava avere un biglietto gratuito per il paradiso». Queste le parole di Budi Muliyadi.

L’ex terrorista Budi Mulyadi non sapeva nulla del Cristianesimo, soltanto che minacciava l’Islam. Da adolescente, si è addestrato per uccidere i cristiani con una pistola da 9 mm mentre un istruttore urlava insulti contro la religione cristiana.

All’età di 14 anni ha vissuto in un campo terroristico islamico che lo ha intriso di rabbia e odio. «L’odio era qualcosa che mi è stato scolpito nella mente. Mi bastava solo pensare ai cristiani e l’odio sarebbe saltato fuori».

Oggi Mulyadi dopo 20 anni nel terrorismo, lavora con i cristiani americani per gestire sessioni di culto per i giovani nel sud-est asiatico. Aiuta gli agricoltori locali ad imparare strategie migliori per allevare pesci sani e coltivare le loro colture. Lavora come missionario per sostenere con il cibo le famiglie in povertà.

Mulyadi nei primi anni di adolescenza è fuggito da un collegio islamico. La scuola gli ha semplicemente insegnato le scritture musulmane. A tredici anni scappa di casa e incontra un estremista islamico che gli promette una nuova educazione.

L’uomo portò il giovane Mulyadi in un luogo di addestramento con numerose tende circondate da alberi. Altri venti ragazzi dormivano nelle tende di notte e si allenavano con coltelli e pistole durante il giorno. Si fermarono solo per dormire, mangiare e pregare. Quando gli istruttori parlavano con loro programmando la supremazia dei musulmani e la miseria dei cristiani. «Ci hanno detto che i cristiani erano infedeli», ha detto Mulyadi. «Se uccidessimo i cristiani, sarebbe un biglietto gratuito per il paradiso per noi».

Al campo di addestramento, Mulyadi sentì rabbia nel suo cuore e mentre si esercitava con una pistola fornita dal campo, l’odio lo riempiva. A volte, però, provava anche dubbi e confusione. Si poneva molte domande perché gli istruttori gli dicevano che i cristiani dovevano bruciare all’inferno e sopraffatto si domandava «come mai volevano mandarli lì?»

Il ragazzo continuò a rimuginare su queste domande man mano che la sua abilità di tiratore migliorava e mentre famigliarizzava sempre di più con la pistola tra le mani. I leader ritennero che Mulyadi e altri quattro ragazzi fossero pronti a dimostrare il loro valore. Senza una strategia chiara, li mandarono ad uccidere chiunque potessero, e se fosse stato ‘santo’ ancora meglio. Era l’obiettivo prinvipale.

I dubbi non tormentavano solo la mente di Mulyadi, ma anche altri ragazzi si erano esaminati, deducendo infine che nessuno di loro voleva realmente uccidere.

«Ci è stato affidato il compito di uccidere i cristiani e abbiamo dovuto prendere una decisione: volevamo farlo o no?», Ha detto. «Ed è stato questo il punto in cui abbiamo deciso di rompere il rapporto e separare le nostre strade».

Tutti e cinque i ragazzi hanno deciso di abbandonare la jihad. Nonostante tutto il lavaggio del cervello del campo, non volevano uccidere nessuno, non importa quanto poi li odiassero.

Mulyadi atterrato in una città a diverse ore di distanza, ha trovato un lavoro curando il prato di una clinica sanitaria. Ha trascorso il resto della sua adolescenza vivendo da solo in una stanza in affitto.

Mentre tagliava le siepi anno dopo anno, si interessò non soltanto del contenuto del Corano, ma alla spiritualità in generale.

Durante la sua ricerca spirituale, trovò il nome di Gesù, un profeta secondo il Corano, e si chiese perché i musulmani non lo menzionassero mai nelle loro lezioni e discussioni. Sembrava trascurato. Mulyadi raccolse una Bibbia e indagò.

Una notte mentre pregava da solo nella sua stanza, sentì una voce dire: “Ti manderò un aiutante”.

Mulyadi non sapeva da dove provenisse la voce o chi fosse “l’aiutante”, ma si rivolse alle Scritture e, dopo una lettura esaustiva, trovò Giovanni 14:16: “E pregherò il Padre che ti darà un altro aiutante per essere con te per sempre”.

Dopo la lettura di questo verso tratto dal Vangelo di Giovanni, il giovane Mulyadi si è dedicato alla conoscenza di Gesù. Un uomo che aveva il potere di mandargli un aiutante – lo Spirito Santo – e il potere di raccontarglielo 2000 anni dopo la sua promessa iniziale.

«Tutto il mio comportamento è cambiato e Dio ha riempito il mio cuore di amore», ha detto. «Non sono più una persona piena di rabbia. Il mio carattere cambia di giorno in giorno. Non mi arrabbio con le persone come facevo prima. Perché Dio mi ama e sono in grado di amare gli altri».

Questo amore trasformò Mulyadi in un lavoratore cristiano. Ama le persone che una volta odiava. Guida l’adorazione per coloro che una volta disprezzava. Desidera portare le persone a Cristo. Questa è la sua nuova passione.

«Fino a quando Dio non sceglierà di portarmi a casa, sarò qui in missione per condividere il Vangelo con le persone che hanno bisogno di ascoltarlo», ha detto.

Mentre Mulyadi predica la Parola di Dio in decine di villaggi e trascorre del tempo con sua moglie e sua figlia, raramente parla a chiunque del suo tempo come terrorista in addestramento. Ne parla solo dopo un’ora di domande e fino a poco tempo fa il suo partner americano non era a conoscenza di quella fase della sua vita. È personale.

Ogni tanto si riunisce con gli altri quattro uomini con cui ha lasciato il campo islamico e discutono del loro lavoro e delle loro famiglie e dell’amore di Dio. Sebbene l’estremismo islamico li abbia riempiti di repulsione per Gesù, l’amore di Cristo ha vinto su di loro.

Attualmente tutti e cinque sono pastori cristiani.

Nausica Della Valle

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Nausica Della Valle

Direttrice editoriale di Vocecontrocorrente.it.

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